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mercoledì 28 febbraio 2018

Addossa il torto all'altro - Jung

Gli uomini impazziscono perchè non sanno che il conflitto è dentro di loro, e ciascuno addossa il torto all’altro. Se una metà dell’umanità è in torto, allora è in torto, per metà, ogni essere umano. Ma non vede il conflitto presente nella propria anima, che è però la fonte della sventura esterna.

C.G. Jung

giovedì 21 dicembre 2017

Nevrotici del nostro tempo - Jung

Tra i cosiddetti nevrotici del nostro tempo ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in disaccordo con se stessi. Parlo di coloro che non possono tollerare la perdita del mito, che non riescono a trovare la via di accesso verso un mondo soltanto esteriore, un mondo com’è visto dalla scienza, e non si soddisfano con intellettualistici giochetti di parole, che non hanno nulla a che vedere con la saggezza. Se fossero vissuti in un’epoca, in un’ambiente nel quale l’uomo attraverso i miti era ancora in rapporto con il mondo ancestrale e quindi con la natura sperimentata realmente e non vista solo dall’esterno avrebbero potuto evitare questo disaccordo con se stessi.
C.G. Jung

martedì 7 novembre 2017

Su Nietzsche - Jung

“Nietzsche non era ateo, ma il suo Dio era morto. Il risultato di questo decesso fu una scissione interiore ed egli si sentì obbligato a personificare il suo altro-Sé in Zaratustra oppure in altri momenti in Dioniso. Durante la sua fatale malattia egli firmava le sue lettere Zagreus, il Dioniso smembrato dei Traci. La tragedia di Zaratustra è che poiché il suo Dio morì, Nietzsche stesso divenne un Dio e avvenne perché egli non era ateo. Era una natura troppo positiva per potere sopportare la nevrosi metropolitana chiamata ateismo. Colui per il quale Dio muore soccomberà all’inflazione”.


https://youtu.be/MyTGOIzL8sc?t=57m50s

lunedì 30 ottobre 2017

Io so' che Dio esiste - Jung

«Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste.»
(da Jung parla – Interviste e incontri edito da Adelphi )


 «Jung (…) definisce anche la sua posizione rispetto alle religioni. (la parola che userà in questo contesto sarà – in latino – “religere”).
Questa parola è latina, perché si tratta di segnare chiaramente la distanza nei confronti del lessico, e quindi della posizione, dei Padri della Chiesa, che invece parlano di “religare”. Il loro “religare” significa infatti esplicitamente che essi cercano e tendono a “ri-legarsi”, a “legarsi di nuovo”, a “riallacciarsi” – ma a che cosa? a chi? – Per loro, ovviamente, a Dio prima di tutto, il Dio della loro fede e delle loro credenze.
Jung invece attinge il suo religere, o relegere, da una fonte del tutto diversa, poiché lo trova espressamente in Cicerone, in cui significa “osservare, considerare, riconsiderare riflettere” (re-legere), ossia dedicare tutte le proprie cure e al tempo stesso un’attenzione aperta e interrogativa a un avvenimento che sopraggiunge, a un’azione intrapresa o alla condotta della vita.
L’etimologia è molto diversa, anche il contesto lo è, e la prospettiva ancor di più. Con questo relegere di Cicerone che Jung predilige, al quale tiene fortemente, ci si ritrova in un modo di procedere del tutto empirico (…)»
(IL MUSERO IMMAGINARIO DI C.G.Jung – di Christian Gaillard, Edizioni Moretti e Vitali, p.15)


 http://www.jungitalia.it/2013/12/01/jung-e-il-suo-rapporto-con-la-religione/