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martedì 18 giugno 2024

Aurobindo - Vai e attacca la Russia

(Con riferimento a una vecchia "Intervista" dell'8 marzo 1951, in cui la Madre parla dell'essere che possedeva Hitler e lo "guidava": "Hitler era in contatto con un essere che considerava il Supremo: questo essere veniva e gli dava consigli, gli diceva tutto quello che doveva fare. Hitler si ritirava in solitudine e rimaneva per tutto il tempo necessario per entrare in contatto con la sua 'guida' e ricevere da lui le ispirazioni che poi eseguiva molto fedelmente. Questo essere che Hitler considerava il Supremo era semplicemente un Asura, quello che nell'occultismo viene chiamato 'il Signore della Menzogna', e questo essere si proclamava 'il Signore delle Nazioni'. Aveva un aspetto splendente, poteva ingannare chiunque, tranne coloro che avevano davvero una conoscenza occulta e potevano vedere cosa c'era dietro l'apparenza. Avrebbe ingannato chiunque, era davvero splendido. Di solito si presentava a Hitler con una corazza e un elmo d'argento (con una specie di fiamma che usciva dalla testa), e intorno a lui c'era un'atmosfera di luce abbagliante, così abbagliante che Hitler faceva fatica a guardarlo. Gli diceva tutto quello che doveva fare, giocava con lui come con una scimmia o un topo. Aveva deciso di fargli fare ogni possibile stravaganza... fino al giorno in cui si ruppe il collo, cosa che accadde. Ma ci sono molti casi del genere, naturalmente su scala minore. Hitler era un ottimo medium, aveva grandi capacità medianiche, ma gli mancavano intelligenza e discernimento. Questo essere poteva dirgli qualsiasi cosa e lui ingoiava tutto. Era questo essere che lo spingeva gradualmente. E questo essere lo faceva per distrarsi, non prendeva la vita sul serio. Per questi esseri, le persone sono cose molto piccole con cui si gioca come un gatto gioca con un topo, fino al giorno in cui le si mangia.")


   Conoscevo molto bene questo essere (per altre ragioni... sarebbe troppo lungo raccontarlo), e una volta, saputo che doveva andare da Hitler, lo precedetti: presi le sue sembianze, fu molto facile. Poi dissi a Hitler: "Vai e attacca la Russia". Non ricordo le parole esatte o i dettagli, ma il fatto è che gli dissi: "Vai... Per ottenere la vittoria suprema, vai e attacca la Russia". Questa fu la fine di Hitler. Ci ha creduto e l'ha fatto - due giorni dopo abbiamo avuto la notizia dell'attacco. E poi, il giorno dopo, cioè quando sono tornato da Hitler, ho incontrato questo essere e gli ho detto: "Ho fatto il tuo lavoro!". Naturalmente era furioso!
   Ma in fondo, in quella coscienza, con quell'essere (quel Signore della Menzogna, uno dei primi quattro Emanati), nonostante tutto, c'è un rapporto molto profondo, non è vero? Mi disse: "So, so che alla fine sarò sconfitto, ma distruggerò quanto più possibile sulla terra prima della mia fine.
   Poi, come vi ho detto, il giorno dopo arrivò la notizia dell'attentato e quella fu davvero la fine di Hitler.
   Sri Aurobindo, lui... (sapete che c'è un posto dove sono stati sconfitti in Russia),  Sri Aurobindo lo aveva previsto e aveva lavorato la notte precedente, ed è così che è successo - conoscevamo tutti i dettagli.
   Non abbiamo mai detto tutto questo, naturalmente, ma era perfettamente preciso.
   Ma questo essere, lo conoscevo, l'avevo già visto in Giappone - si faceva chiamare "Il Signore delle Nazioni". Ed è davvero una forma di Asura della Menzogna, in altre parole, la Verità che è diventata Menzogna: la prima Verità Emanata che è diventata Menzogna.
   E non è ancora stata distrutta.


https://sri-aurobindo.co.in/workings/ma/agenda_06/1965-01-12-01_f.htm#3_


L'Agenda di Mère vol. 6, 12 Gennaio 1965,  Satprem , Mère (La Madre) 

 

https://youtu.be/KRsduz3a4hY?si=K066fe5W0xErpl64&t=732 



lunedì 22 ottobre 2018

gli occhi vedranno Dio ovunque - Sri Aurobindo

34. Fissa su di Me la tua mente e divieni Mio devoto; e onorandoMi, a Me sacrificando, a Me unito, avendo Me come supremo [scopo], tu verrai a Me.

Una volta che la Divinità interiore sia stata riconosciuta e accettata, l'intero essere e la vita si eleveranno in una meravigliosa trasmutazione. Invece di vedere ovunque l'ignoranza della Natura inferiore assorta nelle opere esteriori e nelle apparenze, gli occhi vedranno Dio ovunque e si apriranno all'unità e all'universalità dello Spirito, L'infelicità e il dolore del mondo spariranno nella beatitudine di Colui che è tutto felicità; la nostra debolezza, i nostri errori e i nostri peccati si cambieranno nella forza, nella purezza e nella verità divine che tutto trasformano.
Unire la mente alla coscienza divina, fare della nostra natura emotiva un amore unico di Dio ovunque, fare delle nostre opere un sacrificio unico al Signore dei mondi, e della nostra adorazione e aspirazione una sola adorazione e un dono di noi stessi a Lui solo, dirigendo l'intero essere verso Dio in una totale unione, è il mezzo per uscire dall'esistenza mondana (comune) per entrare in quella divina. È questo l'insegnamento della Gita, un insegnamento di devozione e d'amore divini, in cui la conoscenza, le opere e l'aspirazione del cuore si uniscono in una suprema unificazione, conciliando tutte le divergenze, allacciando tutti i fili in un vasto movimento di fusione e d'identificazione.




Lo yoga della Bhagavad Gita
Sri Aurobindo

lunedì 2 luglio 2018

Forze avverse - Aurobindo

"Finché avanziamo intruppati nel gregge la vita è relativamente facile, coi suoi alti e bassi (mai troppo bassi e nemmeno troppo alti). Ma appena dal gregge cerchiamo di uscirne ecco saltar fuori mille forze che hanno il massimo interesse a farci "fare come tutti gli altri". Scopriamo allora quanto la nostra prigione sia ben custodita. Scopriamo anche che siamo capaci di scivolare altrettanto in basso di quanto riusciamo a salire in alto, e che in realtà i nostri abissi sono esattamente proporzionali alle nostre altezze. Queste forze avverse sono molto coscienti e sembrano avere come solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare dal cammino intrapreso. Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad essere "un altro", totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi sforzi, della sua ragion d'essere, come se tutto fosse stato spazzato via, spogliato di senso, distrutto.

A queste forze avverse, nella storia spirituale del mondo, sono stati dati una quantità di nomi demoniaci e oscuri, come se loro fossero lì unicamente per far dannare il ricercatore e per mettere senza ragione nei guai la brava gente. L'esperienza ci mostra però che queste forze perturbatrici hanno un loro posto nell'economia universale e che ci possono disturbare solo a livello della nostra piccola coscienza momentanea, e per giunta con un preciso fine. Prima di tutto sono lì per colpirci nel punto debole dell'armatura: se fossimo saldi e tutti d'un pezzo, non potrebbero sfiorarci neanche per un attimo. In secondo luogo, se invece di star lì a lamentarci e ad accusare il diavolo o la cattiveria del mondo, cominceremo - grazie proprio alle loro interferenze - a guardarci dentro, ci accorgeremo che ognuno di questi attacchi ha smascherato una delle innumerevoli "disonestà da uomo onesto", e ha sollevato un poco quei cappottini che ci buttiamo addosso per non vedere.

Cappottini, o cappottacci, che non ricoprono solo le nostre pustole, ma quelle di tutti: le piccole insufficienze e le enormi sufficienze di ciascuno. E se a volte le forze perturbatrici ce li strappano di dosso un pò brutalmente non è per caso o per gratuita malignità, ma per farci vedere chiaro e costringerci ad una perfezione dinanzi alla quale recalcitriamo. Perché, appena afferriamo un filo di verità o un filino d'ideale, noi tendiamo malauguratamente a rinchiuderli a tripla mandata in un'ermetica e infallibile struttura, e a non muoverci più di lì. In altri termini, queste forze poco garbate rappresentano strumenti di progresso sia per ciascun individuo che per il mondo. "Quel che ti fa cadere a terra è quel che ti fa rialzare", dice nella sua saggezza il Kularnava Tantra."



(Satprem - Sri Aurobindo, L'Avventura della Coscienza)


 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=201957657176817&set=a.117747798931137.1073741829.100020877532860&type=3&permPage=1

domenica 19 novembre 2017

I bambini dagli occhi di Sole - Sri Aurobindo

Ho visto i luminosi pionieri dell'Onnipotente

al confine dove il cielo si volge verso la vita,

scendere le scale d'ambra della nascita;

i precursori di una Divina moltitudine.

Essi venivano sul Sentiero della Stella del Mattino,

nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti attraversare la penombra di una età

i bambini dagli occhi solari

portatori di una meravigliosa Aurora,

i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti gli abbattitori delle barriere del mondo

i lottatori contro il destino nato dalla paura.

Li ho visti i lavoratori della Casa degli Dei,

i messaggeri di ciò che non può essere comunicato,

gli architetti dell'immortalità.

Li ho visti cadere nella sfera umana,

con i volti ancora luminosi della gloria immortale,

con voci che ancora parlavano con i pensieri di Dio,

con corpi resi splendenti dalla Luce dello spirito.

Portavano la Magica Parola, il Mistico Fuoco,

la dionisica Coppa della Gioia.

Li ho visti, i bambini che rendono l'uomo migliore,

coloro che cantano uno sconosciuto inno dell'Anima.

Ho sentito l'eco dei loro passi nei corridoi del tempo.

Ho visto gli alti sacerdoti della Saggezza,

della dolcezza, della Potenza e della Felicità Celeste,

i rivelatori delle vie solari della Bellezza,

i nuotatori delle acque tempestose dell'Amore,

i danzatori che aprono le porte d'oro del Nuovo Tempo.

Sono quì.

Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,

per giustificare la Luce sul volto della Natura.


Tratto da Luci dei Maestri








http://www.vedanta.it/index.php?option=com_content&view=article&id=153&Itemid=330

I pensieri - Sri Aurobindo

"E ora, arrivando fino a un livello più ordinario, ognuno ha in sé, in misura maggiore o minore, il potere di dare forma alla sua attività mentale ed usare questa forma o nella sua attività consueta o per creare e realizzare qualche cosa.

Stiamo sempre, sempre, creando immagini, creando forme. Noi le spediamo nell'atmosfera senza nemmeno sapere che facciamo così – vanno errando, passando da una persona ad un’altra, incontrano compagni, qualche volta si riuniscono e procedono felicemente, qualche volta si creano conflitti, e ci sono battaglie; perché spesso, molto spesso, in queste immaginazioni mentali c'è un elemento piccolo di volontà che cerca di realizzare sé stesso, e dopo tutti cercano di spedire fuori la loro formazione così che possa agire, così che le cose accadano come vuole e, siccome ognuno fa questo, si crea una confusione generale.

Se i nostri occhi fossero aperti alla visione di tutte queste forme nell’atmosfera, vedremmo cose molto sorprendenti: campi di battaglia, onde, assalti, ritirate di una folla di piccole entità mentali che continuamente sono gettate fuori nell'aria e sempre provano a realizzare se stesse.

Tutte queste formazioni hanno una tendenza comune a volersi materializzare e realizzare fisicamente, e siccome sono innumerevoli - sono di gran lunga troppe perché ci sia spazio abbastanza sulla terra perché ognuna possa manifestarsi - si spingono e si danno gomitate una con l'altra, cercando di spingere indietro quelle con cui non vanno d'accordo o anche formano eserciti che marciano in buon ordine, sempre prendendo il posto disponibile in tempo e spazio- è solo un spazio proprio piccolo paragonato con la quantità innumerevole di creazioni.

Così, individualmente, questo è quello che accade. Alcune persone lo fanno senza saperlo- forse quasi tutti- e sono sballottate continuamente da una cosa ad un’altra, e speranze e desideri sono delusi, qualche volta senza traumi, qualche volta con disperazione, perché loro non hanno nessun controllo o dominio sopra queste cose.

Ma l'inizio della saggezza è guardare noi stessi e pensare e vedere questo fenomeno, divenire consapevole di questa costante proiezione nell'atmosfera di piccole entità vive che tentano di manifestarsi.

Tutto questo viene fuori dall'atmosfera mentale che portiamo dentro noi stessi. Una volta che vediamo ed osserviamo, possiamo cominciare a selezionare, respingendo quelle che non sono in conformità con la nostra volontà più elevata o aspirazione e permettendo soltanto alle formazioni che possono aiutarci ad avanzare e svilupparci normalmente, di spostarsi verso la manifestazione.

Questo è il controllo attivo del pensiero".

Tratto da Metaphysica


http://www.vedanta.it/index.php?option=com_content&view=article&id=152&Itemid=329

domenica 1 ottobre 2017

L'arte regia - Andrea Colamedici, Maura Gancitano

Nella Prefazione a Il Libro del Dio Vivente di Bò Yin Rà, scritta nel 1919, lo scrittore ed esoterista austriaco Gustav Meyrink sottolineava alcuni punti straordinariamente in linea con ciò che intendiamo analizzare in questo libro. È probabile che avesse intravisto in alcuni movimenti esoterici e spirituali del proprio tempo qualcosa che noi riconosciamo oggi, preconizzando un tatto che -- a nostro parere — è poi tristemente accaduto.
Scriveva Meyrink:
Più l’ umanità attuale si interessa di argomenti occulti, più i giusti concetti sembrano farsi confusi.
La colpa è della superficialità, dell'assenza di principi metafisici e dell’ indifferenza verso tutti i campi che non abbiano a che vedere col denaro, ma anche del deprecabile fatto che chiunque può, senza la minima qualificazione, pubblicare un libro dopo l’altro, seminandoli nel mondo come un’erba cattiva che sommergerà le rare piante pregiate del giardino incantato della segreta conoscenza.
[..]
«cui interessa di argomenti occulti»

Cosa sono gli argomenti occulti? Sono l’insieme di testi e tecniche che rispondono all’esigenza di fare esperienza di uno strato più profondo della realtà, celato (dal latino occultus, “nascosto”) dietro le apparenze del mondo ordinario. Gli argomenti occulti non rientrano nei bisogni primari dell’essere umano, ossia non sono necessari alla sopravvivenza dell’individuo. Ma — seguendo l’incitazione di Pompeo navigare necesse est, vivere non necesse (“navigare è necessario, vivere non è necessario”) -- per loro portata si pongono al di sopra dei bisogni primari. In altre parole, per chi percepisce dentro di sé la “chiamata spirituale” gli argomenti occulti rappresentano quel navigare tanto più importante del mero vivere.

«più i giusti concetti sembrano farsi confusi»
La spiritualità contemporanea ha reso quasi incomprensibile l’idea che esistano giusti concetti. È presente piuttosto un’unica grande didattica, semplicistica e consolatoria, che attraverso numerose sotto-didattiche appiattisce ogni tentativo di osservare se stessi e i misteri dell’Universo in una serie limitata e limitante di affermazioni (quasi sempre auto-assolutorie) e frasi fatte.
Il giusto concetto — una rappresentazione del reale che raccoglie e aggrega sapientemente i particolari — è invece l’applicazione coerente dell’intelletto, facoltà umana che nel corso dei secoli è via via uscita di scena; per la spiritualità consolatoria non esistono giusti concetti perché non esistono sbagliati concetti.
Semmai, esistono concetti troppo complessi, troppo "mentali”, che non lasciano spazio alla sensazione e al sentimento. Tutto è Bene, Tutto è Uno e Tutto, quindi, è Perfetto, in un’escalation di banalizzazione del reale che ha l’arroganza di prendere in esame qualunque cosa, a partire dai testi sacri di ogni epoca, che vengono tritati e macellati, pre-cotti e pre-masticati, in modo da essere comprensibili a tutti e applicabili nella vita quotidiana.
È un approccio che non tiene conto delle differenze ma mette qualunque ingrediente nel grande calderone della divulgazione e in questo modo confonde l‘interlocutore, che utilizza il linguaggio senza attenzione e consapevolezza, mescolando gli ingredienti culturali nella convinzione che, in fondo, ogni tradizione intenda dire pressoché la stessa cosa e che quindi sia più che lecito giocare al piccolo alchimista.

«La colpa è della superficialità»
Meyrink individua quattro grandi colpevoli, il primo dei quali è a nostro avviso il più importante. La superficialità, infatti, è la caratteristica della nostra epoca. Non è di per sé una caratteristica negativa: è l’abuso che se ne fa a essere pericoloso. Conoscere la superficie serve a orientarsi. a prendere le misure, a riconoscere i punti in cui è più sicuro appoggiare i piedi, ma il cammino interiore si nutre di complessità, di zone d’ombra, di profondità, di livelli e sfaccettature, di facce nascoste e di dimensioni ulteriori.
La superficialità oggi si manifesta attraverso la condivisione e adesione senza controllo delle fonti, la comparazione forzosa di filosofie, religioni e autori, l’idea che la risposta a una domanda si trovi in un libro, possa essere divulgata alle masse, sia già stata detta.


[..]
La spiritualità contemporanea, invece, esiste principalmente in funzione del denaro, in un meccanismo di iperproduzione editoriale e formativa che approfitta di una riflessione critica sul senso del denaro e della ricchezza per lucrare senza sosta.

[..]
Continuava Meyrink:
Per ritenersi abilitati a parlare della vera magia, dell’Arte Regia, bisogna aver dedicato a essa l’intera esistenza, essere per nascita uno di quegli inviati spirituali le cui tempie portano le favolose corna di un Mosè.
Da quando, nell’ultimo quarto di secolo passato, la russa H. P. Blavatsky fondò la Società Teosofica chiamando a raccolta in favore dell’arte quasi scomparsa della magia, è nato un movimento spirituale che (se non viene diretto all’ultimo momento sulla buona strada) può essere il preludio di un nuovo e tenebroso Medioevo, con le sue superstizioni, i suoi isterismi e le sue follie.
Meyrink non riusciva ad astenersi dal tentativo di rintracciare un’origine temporale dei meccanismi che vedeva in atto: è probabile che l’interesse nei confronti degli argomenti occulti sia nato grazie ai circoli di Madame Blavatsky, che è stata in grado di intercettare un interesse nascete da parte della — anche questa nascente -- società di massa. E forse in ciò risiede qualcosa di totalmente nuovo nella storia della spiritualità: il proselitismo.

[..]
Il pericolo che Meyrink evidenziava era che questo momento potesse portare a una superstizione di massa, alla riemersione di vecchi isterismi, di credenze che — lontane dall’avere radici nell’esoterismo e nella spiritualità antica -- avrebbero avuto qualcosa in comune con la credenza popolare e con la religione. È davvero successo questo?
Peggio ancora.
Si tratta in questo caso di una caricatura della vera magia, di una maschera grottesca che nasconde il volto autentico della spiritualità immortale, di un ripugnante spettro che erra per il mondo, avvolto nel malconcio pastrano di una pseudo-scienza.
[..]
 Tutti gli impostori avvizziti nel rancido balsamo della vanità e dell’auto-immensamente hanno sentito dire ai teosofi che esiste una campana che annuncia l’immortalità e già sanno tutti esattamente dove si trova, e i miserabili che li hanno creduti si precipitano in un deserto di sabbia senza fine, verso una campana che sono persuasi di aver sentito da lontano.
Ciò che il monaco, così come lo yogi, così come il sadhu, così come il sufi, così come le sacerdotesse cercavano per tutta la vita, e che sapevano di non sapere, e che non osavano pronunciare trova oggi spazio nei discorsi da bar, nei seminari del fine settimana, nei post su Facebook. È tutto chiaro, ogni cosa è illuminata.
Non c’è umiltà né estro nel pensiero di aver già trovato tutte le risposte, di aver già dimostrato tutto. E forse questa vanità non è molto diversa dallo scientismo, dal pregiudizio religioso, e in generale dall’atteggiamento di chi pensa di appartenere alla chiesa giusta. «Si accontentano delle domande che danno risposte inutili», chiosava Meyrink.
Il cercatore spirituale, invece, non sente mai di essere arrivato, ma si trova sempre in movimento, in viaggio, in ostante attenzione. Deve possedere un intento impeccabile, ed essere sempre disposto a imparare.
Non interpreterebbe mai la realtà sulla base di una griglia, di una tassonomia.
Non ha il successo come meta, né il mondo ordinario come orizzonte.
L’uomo, dalla nascita alla morte,
passa come un’ombra.
Cosa è esistito prima? Non ne sa niente.
Che cosa ci sarà dopo?
Non ne sa ugualmente nulla.
Al contrario, nel mondo spirituale contemporaneo non si fanno che trovare teorie e cosmogonie che vengono credute immediatamente vere. Non hanno la potenza immaginativa dei racconti tradizionali, e pretendono qualcosa di simile alla dimostrazione scientifica. Non c'è spazio per l’allegoria o per il dubbio, solo per il consenso.
Il cercatore procede a tentoni, non corre a bordo di una Ferrari, non cerca la consolazione, non ha tutte le risposte, ma ha sempre presente il fatto che siamo transeunti. La caducità, il suo posto nel cosmo, la sua possibilità di parteciparvi, ma al contempo la piccolezza che rappresenta. Il fatto che non è Dio, tutt’altro.
E che non sa niente di niente.
Il cammino del cercatore è lento, pericoloso, un percorso nel quale è possibile -- ed è molto frequente — convincersi di essere in viaggio quando si è bloccati in un fosso, nelle sabbie mobili, o si è finiti morti, bruciati.
Qual è lo scopo della spiritualità immortale? Trasformare l’animale, cioè prendere prima di tutto atto del fatto che siamo bestie, che abbiamo pulsioni grossolane, che siamo merda. Che siamo polvere. Che siamo niente. Trasformare l’animale che «si prende tutto, anche il cafiè, e che mi rende schiavo delle mie passioni», come cantava Franco Battiato.
 Per quanto ciò possa apparire incredibile, nient’altro che trasformare a poco a poco l’animale umano “coperto di pelli animali” e cacciato dal Paradiso nell’uomo originario e luminoso che, secondo le leggende, i racconti e i libri sacri, ha superato la morte.
La spiritualità immortale cerca di portare lo Spirito nella materia, di realizzare ciò che, secondo la tradizione - le leggende, i racconti e i libri sacri - può diventare l‘uomo. «Ecce Homo», il Superuomo, l’Uomo Nuovo, colui che ha superato la morte, la carne, la dimensione bestiale. «Certamente, è più difficile che suonare il piano». scriveva Meyrink. E in questo modo si rivolgeva a coloro che iniziano il percorso di lavoro su di sé come si intraprende un corso di cucina o di ricamo, cioè senza l'urgenza di abbandonare tutto, di spogliarsi totalmente, di partire senza mai tornare indietro.
Coloro a cui pare che esistano cose più importanti, o quasi altrettanto importanti nella vita, abbandonino subito: non farebbero che impoverire la loro esistenza, il loro corpo ne perderebbe e il loro spirito non ci guadagnerebbe nulla.
Anche l’atteggiamento attivo nei confronti della vita è molto diverso dalla “semi-passività” con cui il cercatore, secondo Meyrink, deve compiere i primi passi. Niente a che vedere con l’aumento, l’accumulo, il guadagno, niente a che vedere con il pirata che tenta il saccheggio dei reami invisibili; il cercatore è invece più simile al pellegrino, a colui che ha abbandonato tutto e che per procedere nel cammino non ha bisogno di niente. Colui che rifiuta ogni attaccamento, che si allontana da ogni desiderio, che prima di tutto cerca la libertà.

[..]
 E se è vero che oggi l’essere umano è diverso, che il mondo in cui vive è diverso dall’ambiente settecentesco e che, come ha dichiarato Rama Krishna «le antiche vie sono sepolte», rimane fermo, immutabile e atemporale il suo scopo, cioè trasformarsi, andare, come ha scritto Sri Aurobindo solo pochi decenni fa, «oltre l’uomo».
Il lavoro del cercatore è un lavoro di sottrazione. La costante ricerca di una via d’uscita, della pietra filosofale, della chiave per sfuggire alla dissoluzione.
Ciò che oggi si fa chiamare spiritualità non prende neppure in considerazione questa ricerca, ma spinge a conquistare sempre di più, ad aggiungere diplomi, qualità, abilità, a fare curriculum. Se ricordasse che siamo transeunti, che non siamo niente, che polvere siamo e polvere ritorneremo, e che nessuno può dirci davvero cosa accadrà dopo la morte, le sue fondamenta si sbriciolerebbero. Non c’è niente di sbagliato nelle tecniche di coaching, nel training autogeno, nel counseling e in generale in tutto ciò che ha come obiettivo la guarigione da blocchi fisici ed emotivi. Il punto è che ciò non e spiritualità, ma psicologia.


Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Tu non sei Dio, pp 27-40

giovedì 27 luglio 2017

allora Egli si vede scoperto - Sri Aurobindo


Quando soffro di dolore, di dispiacere o di sventura, dico: “Così, vecchio Compagno di giochi, ricominci a maltrattarmi?”
E mi siedo per godere il piacere del dolore, la gioia della tristezza e la fortuna della sventura; allora Egli si vede scoperto e porta via i suoi fantasmi e i suoi spauracchi.

Sri Aurobindo