Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

domenica 11 aprile 2021

Amare il prossimo

Ama il prossimo. Come? Come te stesso.

Ecco dove sta il principale errore: abbiamo una concezione sbagliata dell’amore a noi stessi.

Ancora Sant’Agostino osserva che si scambia per amore ciò che amore non è. Pensiamo che fare del bene a noi stessi consista nel procurarci ogni soddisfazione e ogni comodità.

Identifichiamo il bene con il possesso delle cose, con la sicurezza economica e degli affetti.

Amare il prossimo diventa allora un procurargli questi stessi beni, evitargli fatiche, assisterlo materialmente. Questo falso amore, in realtà, non fa altro che condurre all’iniquità.

 

[..]

 

Amare se stessi significa cercare il bene della propria anima.

Solo quando l’anima è in pace e vicina a Dio si può sperimentare la vera gioia. E quindi solo in questo modo ci si ama veramente, del vero e sommo amore.

Chi ama se stesso intraprende il cammino spirituale per conoscere Dio, crescere nella fede, alleggerire l’anima, vivere nella pace.

Come ci si ama, così si deve amare.

Ecco allora in cosa consiste questo amore per il prossimo: nel fare tutto ciò che è bene per la sua anima.

 

 https://percorsodifede.wordpress.com/progresso/amare-il-prossimo/ 


lunedì 22 ottobre 2018

Se il Cielo non fosse innamorato - Rumi

Se il Cielo non fosse innamorato
il suo seno non sarebbe dolce.
Se il Sole non fosse innamorato
il suo volto non brillerebbe.
Se la Terra e le montagne
non fossero innamorate
nessuna pianta germoglierebbe
dal loro cuore.
Se il Mare non conoscesse l’amore
se ne starebbe immobile
da qualche parte.
Se il cielo, le montagne, i fiumi e
ogni altra cosa nell’universo fossero
egoisti e avidi come l’uomo e come
lui cercassero di conquistare e accumulare
cose per sé, l’universo non funzionerebbe.

Rumi

fb

lunedì 30 luglio 2018

Il tempo è eternità - Shakespeare

Il tempo è molto lento per coloro
che aspettano, molto veloce per
coloro che hanno paura, molto
lungo per chi si lamenta, molto
breve per quelli che festeggiano,
ma per tutti quelli che amano,
il tempo è eternità.

- William Shakespeare -


https://scontent.fnap2-1.fna.fbcdn.net/v/t1.0-9/37377457_897985863721101_1740137112717492224_n.jpg?_nc_cat=0&oh=fd855e910d194bd1d2d5780e9289af85&oe=5BD5D88E


https://www.facebook.com/190597724459922/photos/a.190613837791644.1073741828.190597724459922/897985857054435/?type=3&permPage=1

venerdì 20 luglio 2018

Nessuno è uno schiavo - Osho

Nessuno nasce per qualcun altro e nessuno esiste per realizzare gli ideali di qualcun altro. Tu sei padrone del tuo stesso amore e puoi darne quanto ne vuoi, ma non puoi pretenderlo da un'altra persona, perché nessuno è uno schiavo.

Osho



 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211821105232162&set=a.1102611294585.2017736.1505793292&type=3&theater

martedì 19 giugno 2018

Krishna e Radha




Accadde un giorno che le spose di Shri Krishna, diventarono molto gelose di Radhaji e dissero a Shri Krishna: “Tu non ci ami.”
Per giunta, il saggio Narada aggiunse olio sul fuoco dicendo: “Credo proprio che Lui non si prenda mai cura di voi, gli piace solo Radhaji, non è affatto preoccupato di voi.”
Allora Shri Krishna, diplomatico com’era, disse: “Oh Dio… ho un terribile dolore allo stomaco, come faccio?”
E tutti dissero: “Che fare?”
E Lui: “E’ molto semplice, ecco, se una delle mie mogli potesse darmi la polvere dei suoi piedi, in modo ch’Io possa mangiarla, potrò guarire.”
Tutte temettero per la loro vita, che ci fosse un qualche trucco dietro e non volevano caderci… e così gli dissero, pensate un po’, “Perché non prendi qualche medicina?” qualcuna aggiunse: “Potremmo chiamare il Vaidya (medico Ayurvedico)”
Krishna rispose: “No, so per certo che non posso essere curato da null’altro che dalla polvere di qualcuna delle mie mogli”
Ed allora ciascuna cominciò a guardarsi attorno, tutti si chiedevano: “Che fare? Se non curiamo Shri Krishna… si lamenta molto… che facciamo?”
E Shri Krishna intervenne: “Abbiate pietà di Me, datemi un po’ della polvere dei vostri piedi!…”
Poi disse a Narada: “Va da Radha e dille di mandarmi la polvere dei Suoi Piedi!”
E Narada andò, Shri Radhaji era nello Vrindavan ed il suolo di quella regione è di color giallo zafferano, dunque Narada andò e riferì che Shri Krishna stava molto male e che soffriva di un terribile male allo stomaco, Lei si spaventò e disse: “Ma davvero? Come può essere… non riesco a crederci, e che dice Lui? Che cura può fare?”
E Narada: “Lui dice che se una delle sue mogli gli manda un po’ della polvere dei suoi piedi, lui guarirà, deve prenderla come medicina.”
E Radha; “Bene, prendi la polvere dei Miei Piedi.”
Narada si meravigliò e disse: “Che stai facendo? Lo capisci che se gli dai la polvere dei Tuoi Piedi, tutte le punyas (meriti) andranno perdute? Ci sta giocando qualche scherzo, lo sai, lascia perdere”
E Lei; “Niente affatto, ti prego di prendere la polvere dei Miei Piedi”.
“E che ne sarà delle tue punyas e dei tuoi papas?”
“Conosco una cosa sola, e cioè Lui, ed è Lui che provvede alle mie papas e punyas, non devo pensarci Io”
Narada dunque, prese la polvere dei Suoi Piedi, tutta gialla color zafferano o del polline dei fiori e tornò da Shri Krishna e gliela dette.
Shri Krishna disse: “Lo sapevo che Shri Radha me l’avrebbe mandata, bene, ora la mangerò”
E Narada “Si, mangiala, ma devi rispondere ad una cosa che ha detto Shri Radha, e cioè che Tu hai cura delle sue papas e punyas. Che vuol dire? Come può essere? Che significa mai? Che Tu sai quali sono i suoi meriti e Lei non si preoccupa di nulla, non deve forse preoccuparsi delle papas e punyas?”
“Ora lasciami prendere la mia medicina” rispose Shri Krishna. Prese la medicina e disse: “Adesso è meglio che dorma”
E a quel punto Narada vide il cuore di Shri Krishna aperto, e nel cuore c’era il Loto di un meraviglioso color rosa, su quel Loto riposava Shri Rada che spargeva i Suoi Piedi col polline di quel Loto, ed il giallo dell’argilla del Vrindavan era di quello stesso colore. Ed allora Narada comprese che se Lei toccava quel Loto con i Suoi Piedi, cosa le importava di offrire la polvere di quegli stessi piedi a Shri Krishna? Lei risiedeva nel Suo Cuore e quando i Piedi di Lei sono nel cuore di Lui, quale problema può esserci?
E così tutti compresero che l’amore di Shri Radha era così grande che Lei non si preoccupava del Suo dharma o adharma, ma agiva solo in obbedienza al Suo Signore: ecco perché aveva un posto nel cuore di Shri Krishna.


http://yogafacile.it/radha-la-shakti-di-krishna/

domenica 13 maggio 2018

Uno dei due desidera il Lavoro e l’altro oppone resistenza - Gurdjieff

«Voi molto sporche», Gurdjieff disse alle tre, poi aggiunse: «... ma avete qualcosa molto buono - che molte persone non hanno - molto speciale.»

--

«Oh», disse, «a volte queste amicizie molto cattive, odio si produce grande, poi amore, poi più odio.»*

* Questa prima osservazione di Gurdjieff, unita ad altre che in seguito fece Solita, sembrano indicare che Janet era, rispetto a Gurdjieff e al Lavoro, una fonte negativa, una forza che Solita doveva superare se voleva svilupparsi. Questa dinamica si produce spesso nelle coppie. Uno dei due desidera il Lavoro e l’altro oppone resistenza, sentendosi minacciato dall’interesse del partner, e agisce per ostacolarlo. Ne segue una lotta che mette alla prova la determinazione del cercatore e il valore che assegna alla ricerca. Poiché queste relazioni coinvolgono anche la sfera sessuale, la lotta non si produce solo a livello intellettuale ed emozionale ma anche istintivo. Se il partner che oppone resistenza non diventa neutrale, è necessario che l’altro ponga fine alla relazione. Uno dei due ha superato l’altro, il vino nuovo non deve essere messo in botti vecchie, come dice il proverbio. Mentre Janet insisteva sull'opportunità di avere altre relazioni, non riusciva a lasciare andare davvero Solita, la quale a sua volta non era abbastanza forte da liberarsi, persino quando in seguito avrebbe voluto iniziare una nuova vita con un’altra donna. Questa situazione può aver prodotto in Solita una certa confusione riguardo al suo rapporto con Gurdjieff.


William Patrick Patterson - Gurdjieff e le donne della Cordata, pp 115-116

venerdì 22 dicembre 2017

Il vero amore - Gurdjieff

Il vero amore è la base di tutto, le fondamenta, la Sorgente. Le religioni hanno pervertito e deformato l’amore. Era tramite l’amore che Gesù compiva miracoli. Il vero amore unito al magnetismo. Tutte le vibrazioni accumulate creano una corrente. Questa corrente porta una forza d’amore. Il vero amore è una forza cosmica che passa attraverso di noi. Se lo cristallizziamo diventa un potere — il più grande potere nel mondo. Più avanti studierà il magnetismo nei libri, non importa quali, questo le darà del materiale. E con l’amore come base, sarà in grado di guarire i paralitici e far vedere i ciechi.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, p 195











Avete dimenticato il vero amore - Gurdjieff

Hig: Monsieur, vorrei porle un’altra domanda. Non capisco cosa possa essere l’amore cosciente. Non capisco perché la lucidità con cui si esamina la propria passione e ne svela la causa non lo uccida a sua volta.

Gurdjieff: Bene, dunque mettiamo che l’amore interessi solo le funzioni. È solo la polarità fisica che sta lavorando. Quando avrà pensato a questo, l’amore diventerà ripugnante per lei. È l’amore che provano tutti, che prova anche lei. Ma l’amore cosciente, quello è vero amore. Lei prova solo un amore basato sul sesso; è una malattia, una debolezza. Non può provare davvero l’amore. Quello che forse provava suo nonno. Per tutti oggi l’amore è basato sul sesso e il sesso sulla polarità. Perciò se una persona ha un naso fatto in un tal modo, lei la ama; se non ha un naso fatto così, lei non la ama. Il vero amore è oggettivo; ma a Parigi l’amore oggettivo non esiste. Avete usato la parola sentimento per il sesso, per le cose sporche; avete dimenticato il vero amore.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, p 149

sabato 9 dicembre 2017

Almeno Credo - Ligabue


credo a quel tale che dice in giro che l'amore porta amore credo se ti serve chiamami scemo ma io almeno credo
se ti basta chiamami scemo che io almeno
credo nel rumore di chi sa tacere
che quando smetti di sperare inizi un pò a morire
credo al tuo amore e a quello che mi tira fuori o almeno credo
credo che ci sia qualcosa chiuso a chiave e
che ogni verità può fare bene o fare male


Almeno credo
Ligabue
1999

domenica 3 dicembre 2017

La Via

La Via, quando viene sperimentata dalla mente, è geniale

quando viene percepita attraverso gli occhi è bellezza

quando viene sentita con i sensi è grazia

quando viene consentita nel cuore ... è amore


sabato 7 ottobre 2017

Inno al coraggio

Io sono un ragazzo che il pensiero comune considera abitualmente un “vegetale”, perchè apparentemente incapace di movimenti e azioni volontarie che è stato salvato dal silenzio dall’amore di una madre e di una famiglia che hanno saputo andare oltre le apparenze, hanno saputo vedere il vero nascosto dietro al pensiero comune.

La mia famiglia è un esempio del coraggio di andare oltre al velo dell’apparenza e di guardare al cuore delle persone.

Credo che ciascuno di noi nasca con il coraggio, se non altro per lo sforzo chiesto per venire alla luce, a volte però gli eventi della vita ci fanno credere di non averne o di essere deboli e inutili, cosa avrei dovuto pensare io, secondo voi, per come sono messo fisicamente? Ma io credo, e lo dimostro ogni giorno lottando per vivere, che ciascuno di noi sia un prodigio di bellezza, di vitalità e di coraggio.

Credo che se ciascuno si amasse e si accettasse per ciò che è ci sarebbe molta più serenità nel mondo e più amore vero. La verità è che il coraggio più grande che ci viene chiesto è di saper amare e apprezzare le cose semplici, di guardare a tutto come ad una meraviglia, come fanno i bambini. Guardare dal basso dell’umiltà e della semplicità sempre verso l’alto, sapete come cambia la prospettiva delle cose vista dal basso di una carrozzina? Sono fortunato perchè in metropolitana non sono ad altezza “ascella assassina”, fa niente se non posso sempre scegliere a che fermata scendere perchè non sono tutte accessibili, fa niente se ci metto un tempo lungo per scendere le scale con il montascale, il percorso alternativo mi permetterà di godere di altre cose belle che altrimenti avrei ignorato, il tempo lento mi permetterà di cogliere dettagli che sfuggono nella frenesia, questo è il punto di vista di chi coglie ogni attimo come un dono di cui godere.
Questo è il punto di vista di chi vive ogni giorno con il coraggio di scegliere di guardare il mondo con gli occhi del cuore, perchè “l’essenziale è invisibile agli occhi”.


 https://matteonassigh.com/2017/10/03/inno-al-coraggio/

Ho fatto l’esame di maturità parlando col pensiero

Il 26 settembre ho concluso gli studi al Liceo delle Scienze Umane «Cardano» di Milano, sostenendo l’esame di maturità che non avevo fatto a giugno perché malato. Dinanzi alla commissione ho discusso la mia tesina, «L’uomo di fronte al dolore». È stato un momento bello, decisamente #lamiabuonanotizia, perché ho potuto spiegare cosa ho imparato in questi anni di liceo. Ho imparato tantissimo.
 La scuola non è dove impari le cose a memoria, ma dove impari a conoscerle in profondità. E io sono stato davvero fortunato a incontrare professori che me l’hanno insegnato. Non sempre è stato facile per me studiare, perché la mia salute è molto fragile e non posso fare niente senza l’aiuto degli altri. Posso solo pensare. E il liceo mi ha dato la possibilità di pensare molto. Con l’aiuto di tante persone che ringrazio perché la mia diversità non è stata vista come un limite. Io sono la testimonianza che la vita può essere sempre bella, anche quando il corpo è molto limitato, perché l’amore supera il limite dei limiti.
 Spesso dico questa frase, perché questa è l’essenza della mia presenza e sono contento di essere riuscito a dimostrarlo con l’aiuto della mia meravigliosa famiglia. Non è stato facile. Ma insieme abbiamo fatto un capolavoro di vita: ciò che sembrava sfortuna è diventato forza e coraggio. Siamo noi che costruiamo la nostra felicità. La vita - anche la vita a scuola - è una grande occasione per imparare, conoscere, capire, amare, sentire: tutti, adulti e ragazzi, dovrebbero vederla così, senza pensare solo alle verifiche che fanno paura, o sostenere di continuo che la scuola sia noiosa. La scuola mi ha fatto conoscere persone stupende, compagni di classe che non mi hanno mai visto come un «poverino» e che anzi mi hanno capito moltissimo, anche se non riuscivano sempre a parlarmi perché io comunico solo scrivendo. 
 Ho notato il cambiamento del loro sguardo ed è questo che vorrei che avvenisse in tutti, un cambiamento di sguardo che permetta a noi persone disabili di essere noi stessi, unici, senza dover per forza adeguarci ai canoni imposti dalla società. Se la scuola riuscisse a modificare lo sguardo sulla disabilità tutta la società evolverebbe e molti problemi dovuti all’intolleranza, ai pregiudizi, alla paura del diverso, diminuirebbero. Per questo con i miei genitori, le educatrici e tanti amici abbiamo ora costituito l’Associazione «Nassigh CxC» di cui sono presidente, che si propone di «prendersi cura di chi cura» le persone disabili. Questo sarà il mio lavoro e il mio impegno per il futuro.
 *(Matteo Nassigh, 19 anni, di Milano, dalla nascita soffre di una disabilità gravissima che gli permette di comunicare solo con un linguaggio apposito. Al suo esame orale di maturità, pochi giorni fa, hanno assistito docenti, amici, e anche il dirigente scolastico provinciale Marco Bussetti. Tutti commossi quando al termine della sua tesina ha citato Ungaretti: «Non sono mai stato tanto attaccato alla vita». Alla fine ha detto: «Se non ci sono altre domande posso parlarvi della mia risposta al dolore? Lo so, lo colgo dagli sguardi di chi mi vede per la prima volta: guardandomi si è portati a pensare che io sia un “povero disabile”. È la reazione istintiva di tutti. Poi però quando inizio a comunicare i volti cambiano. Capiscono che non ho un deficit intellettivo. E che la mia condizione fisica obbedisce al cosiddetto “principio della conservazione dell’energia”, come dice la mia prof. di fisica. Io sono pensiero: il mio corpo è immobile e io... penso sempre». Matteo si è diplomato con il massimo dei voti: 100/100. Il blog di Matteo si chiama Pensieri di luce. Vita a rotelle di uno con le rotelle pensanti
 http://www.corriere.it/buone-notizie/17_ottobre_02/nassigh-ho-fatto-l-esame-maturita-parlando-col-pensiero-66eb3aa4-a76b-11e7-8b29-3c19760df94c.shtml?refresh_ce-cp

Sognare un mondo migliore

Dobbiamo sognare e lavorare insieme per un mondo migliore, dove le persone non sono giudicate per quello che fanno ma per quello che sono.

Perchè ora tutti guardano a quello che le persone sanno fare o a quello che possiedono, ma l’importante non è quello che si fa o si ha, ma ciò che siamo, perciò non possiamo continuare a vedere le persone disabili come inutili perchè non possono fare delle cose, sono molto utili perchè ci fanno capire le cose veramente importanti della vita e la più importante di tutte è l’amore.

Senza l’amore non siamo niente, solo corpi che fanno cose, perciò non si può pensare che l’umanità stia meglio senza di noi,  l’umanità per evolvere ha bisogno di noi.



 https://matteonassigh.com/2017/05/26/sognare-un-mondo-migliore/

mercoledì 4 ottobre 2017

non può amare, non può fare niente - Gurdjieff

Kahn: Diversi mesi fa le ho fatto questa domanda: «Quando ho un impulso di vero amore verso qualcuno, mi sembra che non solo questo stabilisca una relazione fra me e questa persona, ma che offra testimonianza di una forza superiore in me». In quel momento mi rispose che non dovevo pensare a quelle cose allora, che quella era psicopatia, che dovevo fare il mio lavoro come un servizio. L’ho ascoltata e ho cominciato a essere capace di distaccarmi dal corpo; specialmente ora che ho visto la profondità della mia passività e che capisco che devo concentrare tutta la mia forza, mettere in gioco tutto il mio sforzo nell’opporre alla mia abituale nullità qualcosa che “è”, ora ho la spinta a diventare indipendente. Per esempio, ho per così dire la spinta a recitare il mio vero ruolo nei confronti di mio figlio o di mio padre; ho, come prima, l’impulso ad aver successo nel diventare un uomo in rapporto al gruppo, ma mi sembra che ciascuna di queste spinte non sia ancora abbastanza potente perché il distacco sia completo. In uno dei miei migliori momenti di lavoro, ho visto di recente tutto il mio corpo, tutte le mie emozioni, tutto il mio sentimento e i miei soliti desideri come la cosa che devo riuscire a uccidere in me stesso per conseguire la nascita, e ho capito che sarei riuscito a essere quello che voglio essere se fossi riuscito a fare in modo di fare morire quello che sono. Così ora le chiedo, chiedo a me stesso e chiedo anche a lei, se non potrei forse essere aiutato nei miei sforzi da una relazione tra quanto in me somiglia a un “Io” con una forma superiore. Se fosse questa la spinta che mi manca?

Gurdjieff: No. Deve continuare. Perché usa la parola “vero”? Non può ancora avere un “vero amore”. Un aspetto del vero amore è quello di odiare nel modo giusto, in modo obiettivo, non l’oggetto che ha di fronte ma le sue manifestazioni. Non può ancora usare la parola “vero”. Mentre aspetta continui ad accumulare materiale, ma smetta di dire “vero”. Non si deve attribuire questo valore alle cose, non può amare, non può fare niente. Non ha ancora la sensazione e io ho bisogno che invece ce l’abbia. Quando sarà capace di avere un impulso io allora la soddisferò, le dirò come usarlo, come incanalarlo, come realizzarlo. Il lavoro che le ho dato le è stato di aiuto, dunque non è necessario cambiarlo.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 93-94

martedì 3 ottobre 2017

Forse le persone come noi non possono amare - Hermann Hesse


«Sei il migliore amante ch'io abbia mai visto» disse pensierosa. «Sei più forte degli altri, più flessibile, più tenace. Hai bene appreso l'arte mia, Siddharta. Un giorno o l'altro, quando sarò più vecchia, voglio avere un figlio da te. Ma con tutto questo, amore, tu sei rimasto un Samana, con tutto questo tu non mi ami, non ami nessuna creatura umana. Non è così?».
«Può ben darsi che sia così » disse Siddharta con stanchezza. «Io sono come te. Anche tu non ami,altrimenti come potresti far dell'amore un'arte?
Forse le persone come noi non possono amare. Lo possono gli uomini-bambini: questo è il loro segreto ». 

Hermann Hesse, Siddharta, pp 109-110



martedì 18 luglio 2017

Amore, sesso e religioni - Gurdjieff

Philippe: Perché la maggior parte delle associazioni che interferiscono con il lavoro sono associazioni sessuali?

Gurdjieff: Questa domanda è soggettiva. Non è così per tutti gli uomini. È un’anormalità, il risultato della masturbazione infantile. Ma qual è il collegamento con la sofferenza? Qui non c’è alcuna sofferenza. Ogni uomo ha in se' tre tipi di escrementi che vengono elaborati e devono essere espulsi. Il primo è il risultato del nutrimento ordinario e si elimina da sé in modo naturale, e questo deve succedere ogni giorno; in caso contrario, un medico lo sa bene, ne consegue tutta una serie di malattie. Per la stessa ragione deve essere espulso il secondo escremento, attraverso la funzione sessuale. È necessario per la salute e l'equilibrio del corpo Per alcuni è necessario farlo ogni giorno. per altri una volta alla settimana, per altri una volta al mese oppure ogni sei mesi. È soggettivo. Deve scegliere però un bagno adatto, uno che vada bene per lei. Il terzo escremento si forma nella testa, è la spazzatura del terzo tipo di nutrimento, le impressioni, e quelle scorie si accumulano nel cervello (il medico questo non lo sa, così come non conosce il ruolo dell’appendice nella digestione e la rifiuta come una scoria). Non deve mescolare per forza gli atti sessuali con il sentimento. A volte è normale che coincidano, ma l’atto sessuale è una funzione. Lo si può considerare esterno a sé, anche se l’amore è interno. L’amore è amore. Non ha alcun bisogno del sesso. Lo si può provare per una persona dello stesso sesso, persino per un animale, e la funzione sessuale in quel caso non si mischia. A volte invece è normale unirle, è uno degli aspetti dell’amore. È più facile amare così, anche se allo stesso tempo poi è complicato rimanere imparziali come l’amore richiede. Allo stesso modo: se si considera la funzione sessuale necessaria da un punto di vista medico, perché si dovrebbe amare un rimedio, una medicina? In origine l’atto sessuale dev’essere stato effettuato solo per la riproduzione della specie, ma a poco a poco gli uomini ne hanno fatto uno strumento di piacere. Doveva essere un atto sacro. Bisogna sapere che questo seme divino, lo sperma, ha anche un’altra funzione: quella di creare in noi un secondo corpo. Per questo motivo la frase: «Felice colui che comprende la funzione degli hexioekhari per la trasformazione del proprio essere. Infelice colui che li usa in modo unilaterale».

Dr. Aboulker: Perché le religioni proibiscono l’atto sessuale?

Gurdjieff: Perché in origine conoscevano l’uso di questa sostanza, e da qui la castità dei monaci. Ora questa conoscenza è stata dimenticata e rimane soltanto la proibizione, che attira sui monaci molte malattie e disordini. Guardi i preti, per esempio, quando diventano “grassi come maiali”, poiché l’urgenza di mangiare li domina, o quando sono “magri come il diavolo”, e hanno dentro poco amore per gli altri; i grassi sono meno pericolosi e più gentili.



G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 34-36

giovedì 22 giugno 2017

Più si è coscienti e meno si soffre - Gurdjieff

Domanda: Ho lavorato soprattutto sull’amore per sé stessi.

Gurdjieff: Senza amore per sé stessi non si può fare niente. Ci sono due diverse qualità di amore per sé stessi. La prima è qualcosa di sporco, l’altra è un impulso, l’amore del vero “Io”. Senza questo è impossibile muoversi. Un antico detto hindu dice: “Felice è chi ama sé stesso, perché può amare me”. Vedo dal resoconto di Madame De Salzmann che nessuno di voi mi ha capito. Vedete, c’è bisogno di fuoco. Senza fuoco non ci sarà mai niente. Questo fuoco è sofferenza, sofferenza volontaria, senza la quale non è possibile creare alcunché. Bisogna prepararsi, bisogna sapere che cosa ci farà soffrire e, quando questa cosa si presenta, farne uso. Solo lei può prepararsi, solo lei sa cosa la fa soffrire, cosa crea il fuoco che cuoce, che cementa, che cristallizza, che fa. Soffra per i suoi difetti, per il suo orgoglio, per il suo egoismo. Ricordi a sé stesso qual è lo scopo. Senza una sofferenza volontaria non accade niente, perché più si è coscienti e meno si soffre. Senza una sofferenza volontaria non avviene alcun processo ulteriore, niente. È per questo che la sua_coscienza deve preparare ciò che le serve. Lei è in debito con la natura. Per il cibo che mangia, che nutre la sua vita. Deve pagare per queste sostanze cosmiche. Ha un debito, ha un obbligo che deve ripagare con il lavoro consapevole. Non mangi come un animale. ripaghi la natura per quello che le ha dato. La natura, sua madre. Il lavoro — goccia, dopo goccia, dopo goccia — accumulato nel corso di giorni, mesi, anni, secoli forse
darà qualche risultato.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 21-22

sabato 17 giugno 2017

Chiaroveggenza - la si acquisisce con l'amore

Non cercate la chiaroveggenza con i mezzi e i metodi dell'occultismo, poiché la vera chiaroveggenza e i veri occhi si trovano nel cuore: è l'amore che apre gli occhi. La donna che ama un uomo vede in lui cose che nessun altro vede, e se lo trova simile a una divinità, non ditele che s'inganna. Oggettivamente, senza dubbio ella si sbaglia; ma se pare che esageri le virtù e le bellezze dell'uomo che ama, è perché lo vede come Dio lo ha creato in origine, o come sarà quando ritornerà in seno all'Eterno. Ancora non si è compresa la potenza dell'amore che apre gli occhi dell'anima. Chi vuole diventare chiaroveggente deve imparare ad amare. È necessario che il suo cuore invochi l'aiuto, come i ciechi del Vangelo che imploravano Gesù: «Abbi pietà di noi, Figlio di David!». Lanciate un appello, e un giorno la luce cosmica verrà e vi chiederà: «Cosa vuoi che faccia per te? – Fa' che i miei occhi si aprano!». E sarete esauditi: i vostri occhi si apriranno.

 Omraam Mikhaël Aïvanhov

sabato 25 marzo 2017

Amore, proteggerlo mantenendo le distanze - Omraam Mikhaël Aïvanhov

Gli uomini e le donne che si innamorano, vorrebbero che il loro amore non finisse mai. Ciò è possibile, ma a condizione di conoscere certe regole e applicarle. Se volete veramente conservare il vostro amore per un essere, non affrettatevi ad avvicinarvi a lui fisicamente, poiché una volta passate le grandi ebollizioni, presto vi stancherete e comincerete a vedere i lati negativi l'uno dell'altra. Per proteggere la vostra ispirazione, cercate di mantenere una certa distanza. Coloro che vogliono rapidamente conoscere tutto e assaporare tutto, ben presto non provano più curiosità l'uno per l'altra, non hanno nemmeno più voglia di incontrarsi perché hanno visto troppo, hanno “mangiato” troppo: sono saturi. Ed ecco, tutto è finito. Quell'amore, che dava loro tutte le benedizioni, che dava loro il cielo, lo hanno sacrificato per qualche momento di piacere. Perché non cercano di essere più vigili? Perché si privano così in fretta di quelle sensazioni sottili e poetiche che farebbero durare a lungo il loro amore?


https://www.facebook.com/FratellanzabiancauniversaleItalia/posts/1296814600400877:0