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domenica 11 aprile 2021

Amare il prossimo

Ama il prossimo. Come? Come te stesso.

Ecco dove sta il principale errore: abbiamo una concezione sbagliata dell’amore a noi stessi.

Ancora Sant’Agostino osserva che si scambia per amore ciò che amore non è. Pensiamo che fare del bene a noi stessi consista nel procurarci ogni soddisfazione e ogni comodità.

Identifichiamo il bene con il possesso delle cose, con la sicurezza economica e degli affetti.

Amare il prossimo diventa allora un procurargli questi stessi beni, evitargli fatiche, assisterlo materialmente. Questo falso amore, in realtà, non fa altro che condurre all’iniquità.

 

[..]

 

Amare se stessi significa cercare il bene della propria anima.

Solo quando l’anima è in pace e vicina a Dio si può sperimentare la vera gioia. E quindi solo in questo modo ci si ama veramente, del vero e sommo amore.

Chi ama se stesso intraprende il cammino spirituale per conoscere Dio, crescere nella fede, alleggerire l’anima, vivere nella pace.

Come ci si ama, così si deve amare.

Ecco allora in cosa consiste questo amore per il prossimo: nel fare tutto ciò che è bene per la sua anima.

 

 https://percorsodifede.wordpress.com/progresso/amare-il-prossimo/ 


giovedì 19 marzo 2020

Guarda tutti senza distinzione

"L'anima unita intimamente a Dio, per l'immensa gioia è come un bambino buono e dal cuore semplice, e non condanna più nessuno, né il greco, né il pagano, né l'ebreo, né il peccatore, ma guarda tutti senza distinzione con l'occhio fatto limpido e si rallegra di tutto il mondo e desidera che tutti rendano gloria a Dio."

San Marco l'Asceta





Bach - Magnificat anima mea Dominum (L'anima mia magnifica il Signore)

martedì 11 dicembre 2018

Dio, abbi pietà di me - Jeanne de Salzmann

Ho fiducia in qualcosa che non mi sosterrà mai, e non prego per qualcosa di più alto, qualcosa in me che è più sottile: perciò nulla mi sostiene e sono privato di ciò di cui ho bisogno. Non può essere altrimenti.
   Il sentimento passa attraverso fasi che sono legate all’attenzione. Nel diventare attiva, l’attenzione acquista una qualità più sottile e diventa capace di afferrare ciò che accade ad altri livelli, in cui le vibrazioni hanno una diversa lunghezza d’onda. Quando provo il sentimento della mia Presenza, sono collegato a forze superiori. Al tempo stesso, sono collegato con le forze inferiori, sono nel mezzo. Non posso avere un senso di me stesso senza la partecipazione delle forze inferiori che lavorano in me. Un’attenzione cosciente è qualcosa che sta tra i due mondi.
   Quel che è difficile comprendere è che senza uno sforzo cosciente nulla è possibile. Lo sforzo cosciente è collegato alla natura superiore. La mia natura inferiore, da sola, non può portarmi alla coscienza. È cieca. Ma quando mi sveglio e sento che appartengo a un mondo superiore, ciò fa parte solo di uno sforzo cosciente. Divento realmente cosciente solo quando mi apro a tutte le mie possibilità, superiori e inferiori.
Solo lo sforzo cosciente ha valore.

   [..] Tutto ciò che esiste è costituito da tre forze. Possono essere rappresentate come il Padre, la forza attiva; il Figlio, la forza passiva; e lo Spirito Santo, la forza neutralizzante. Il Padre crea il Figlio, il Figlio ritorna al Padre. La forza che scende è quella che desidera ritornare, risalire.
Nell’uomo sono rappresentate dalla mente in opposizione al corpo. La forza neutralizzante è il desiderio che li unisce, che li connette. Tutto deriva dal desiderio, dalla volontà. Per rappresentare Dio, bisogna rappresentare queste tre forze. Dove si riuniscono le tre forze, lì è Dio. Quando due forze si oppongono e una terza interviene a unirle, lì è Dio. Possiamo dire: “Dio, abbi pietà di me”. Possiamo chiedere aiuto, per raggiungere ciò che è al nostro interno. Questo è l’unico aiuto. Il nostro scopo è questo: contenere, unire queste tre forze al nostro interno... essere.


Jeanne de Salzmann, La Realtà dell'Essere - La Quarta via di Gurdjieff, p 31







domenica 3 giugno 2018

Non puoi comprenderla - Pellegrino Russo

- Di che cosa hai bisogno da me? —, mi domandò.
— Ho sentito dire che siete un uomo pio e saggio; vi prego dunque di spiegarmi, per amore di Dio, che cosa significano le parole dell’Apostolo: pregate incessantemente e in quale modo sia possibile fare ciò. Da molto tempo vorrei saperlo, ma non riesco a capire.
Quel signore rimase per un po’ in silenzio, mi guardò negli occhi e infine disse:
-— L'incessante preghiera interiore è la perenne aspirazione dello spirito umano a rivolgersi al centro, cioè a Dio. Per apprendere questo dolce esercizio è necessario concentrare su di esso la nostra forza di volontà e domandare con assiduità al Signore che sia lui stesso a insegnarci come pregare incessantemente.
— Non riesco a intendere queste vostre parole — dissi io —, vi prego, spiegatevi in maniera più semplice.
- È una cosa troppo elevata per te — mi rispose —; non puoi comprenderla; ma prega come sei capace, e la preghiera stessa ti rivelerà in che modo essa possa divenire incessante; ogni cosa vuole il suo tempo...


Racconti di un pellegrino russo, pp 100-101

martedì 1 maggio 2018

I suoi genitori sono per lei come Dio - Gurdjieff

Philippe: Ho Preso come compito di recitare un ruolo coi miei genitori. L'ho preso molto seriamente e per molto tempo. Quel che ho scoperto mi ha portato un sentimento di tristezza che ora mi ostacola nel lavoro. È un peso che mi creerà problemi per tutto il mio futuro, a meno che non riesca a superarlo.

Gurdjieff: Si potrebbe dire che lei abbia rimorso di coscienza riguardo alle sue relazioni passate coi suoi genitori.

Philippe: No. Non posso dirlo, perché ho visto che non sono responsabile per quel che è accaduto.

Gurdjieff: Deve dimenticare il passato. Lei è un uomo responsabile e deve cominciare a pagare per la sua esistenza. La prima causa della sua esistenza sono i suoi genitori, padre e madre. Sono per lei come Dio. Finché i suoi genitori sono in vita, non c’è Dio. Dio appare solo quando i suoi genitori sono morti. Dio ama colui che ama suo padre e sua madre. Perché? Perché egli prepara un posto per Dio. Ora, senza manipolazione, se lei comincia a comprendere che è necessario pagare, non pensi più al passato. Se è cattivo, peccato. Ma padre e madre rimangono Dio per lei. Sia ora una fonte di riposo per loro, che essi possano vivere in pace. Per vent’anni sono stati abbastanza preoccupati e nervosi attraverso di lei. Hanno diritto al riposo. Lei è in obbligo di diventare per lei una fonte di riposo. Da un lato, faccia qualsiasi cosa per non renderli nervosi, e dall’altro lato tutto quel che li renderebbe felici. Faccia sì, come suo compito, che i suoi genitori possano amarla con un vero amore. Essi possono amarla solo se lei incarna il loro ideale. Se a suo padre piace un furto ben fatto, deve imparare a rubare e a essere un buon ladro.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1944-1946, pp 113-114

sabato 31 marzo 2018

Karma e Bracciali astrologici - Yogananda



Come una casa può essere dotata di un'asta di rame sul tetto per la protezione dai fulmini, così il tempio corporeo può beneficiare di varie misure protettive. Gli antichi indiani scoprirono che i metalli puri emettono una luce astrale che neutralizza efficacemente gli influssi negativi dei pianeti. Le sottili radiazioni elettriche e magnetiche sono in costante circolazione nell’universo.
"I ciarlatani hanno discreditato l’antica scienza degli astri. L’astrologia è troppo vasta, sia dal punto di vista matematico che da quello filosofico, per essere giustamente afferrata se non da uomini dalla profonda comprensione. L’uomo, nel suo aspetto umano, deve combattere due tipi di forze diverse: primo, il tumulto del suo intimo, provocato dalla mescolanza di elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere; secondo, le forze disintegranti esterne della natura. Fin quando l’uomo combatte con la sua natura mortale, egli sottostà all’influsso degli innumerevoli mutamenti del cielo e della terra. Le stelle non hanno alcuna benevolenza o animosità cosciente; emettono solamente radiazioni positive o negative. Queste, per se stesse, non aiutano né danneggiano l’umanità, ma sono il mezzo esteriore che permette alla legge karmica di causa e effetto che ogni uomo ha messo in moto nel passato, di esplicare la sua azione equilibratrice. Un bimbo nasce nel giorno e nell’ora in cui i raggi celesti si trovano in armonia matematica col suo karma individuale. Il suo oroscopo è un ritratto accusatore che rivela il suo inalterabile passato e i suoi probabili risultati futuri. Il messaggio arditamente proclamato attraverso i cieli al momento della nascita non va inteso nel senso di dare un’importanza strettamente determinante al fato, cioè al risultato del bene e del male compiuti nel passato, ma al contrario, deve risvegliare la volontà dell’uomo di sottrarsi al suo asservimento. Ciò che egli ha fatto, egli stesso può disfarlo. Egli può superare ogni limitazione, perché egli stesso la creò con i suoi atti, e perché è in possesso di risorse spirituali non soggette alle pressioni planetarie. Un superstizioso timore riverenziale dell’astrologia rende l’uomo un automa, schiavo della propria sottomissione a una guida meccanica. L’uomo saggio vince i propri pianeti cioè il proprio passato assoggettandosi invece che alla creazione, al Creatore. Più egli si rende conto della sua unità con lo Spirito, meno potrà essere dominato dalla materia. L’anima è sempre libera; non ha fine perché non ha principio. Non può essere soggiogata dalle stelle. L’uomo è un’anima ed ha un corpo. Quando ha giustamente collocato il proprio senso d’identità, si lascia alle spalle ogni condizionamento coattivante. Fin quando resta nel confuso stato di amnesia spirituale che gli è solito, sarà incatenato alla legge che lo circonda. Dio è armonia; il devoto che s’intona ad essa non compirà mai un’azione sbagliata; le sue attività si accorderanno sempre in modo giusto e naturale al ritmo della legge astrologica. Dopo aver pregato e meditato profondamente, egli sarà in contatto con la propria coscienza divina; non c’è potere più grande di questa protezione interiore". Secondo le leggi astrologiche per farla finita con tutte le cattive influenze dei pianeti, non c'è niente di meglio di un Bracciale Astrologico.I corpi sono soggetti alle influenze astrali dei pianeti, ma con il tempo con l'avanzare dell'età, l'attrazione planetaria diventa più forte, ovvero le cellule diventano più deboli e passive rispetto ai transiti astrologici generando malattie e disturbi "karmici". Il Bracciale Astrologico con sua combinazione di metallo, come stabilito dalle Rishi, emanano raggi elettronici (invisibile agli occhi umani), che neutralizza tutte le vibrazioni planetarie. Proprio come un parafulmine è affissa una casa per assorbire i tuoni e fulmini, il braccialetto è un parafulmine per assorbire la ferocia dei raggi planetari cattivi che cadono sul corpo, quali attacchi di malattie come cattivo karma. Tutti i mali dell’uomo derivano da trasgressioni della legge universale. Ricorrendo a diversi mezzi – la preghiera, la forza di volontà, la meditazione yogica, il chiedere consiglio ai santi, l’uso di bracciali astrologici – si possono attenuare o estinguere completamente gli effetti deleteri delle azioni sbagliate compiute nel passato”. Sri Yukteswar



"Autobiografia di uno Yogi" -Paramhansa Yogananda.

http://studioastrologico.wixsite.com/astrologiaalchimia/bracciale-astrologico

venerdì 22 dicembre 2017

I suoi genitori sono Dio - Gurdjieff

Domanda: Noto in me stesso un’aridità, un’assenza di emozioni. Vivo nell’indifferenza oppure nell’ostilità. Cosa è necessario fare?

Gurdjieff: Lei mi interessa, voglio aiutarla. I suoi genitori sono ancora vivi? Non li abbiamo conosciuti, ma forse avevano delle anime. Forse hanno sofferto. Non possono farlo più dove sono, non hanno corpi. Deve fare qualcosa per loro. Deve pensare a loro. Deve figurarseli, vederli ancora, avere le loro facce davanti agli occhi, deve pensare a tutto ciò che deve loro. Lei è un piccolo pezzo di loro, della loro vita. Deve amarli, esprimere la sua gratitudine nei loro confronti. Pensi a tutto quel che hanno fatto per lei. Deve vedere i suoi errori verso di loro. Persista in questo, ricostruisca le scene in cui li ha fatti sofifire, magari piangere. Riviva le volte in cui è stato un bambino cattivo. Deve avere rimorso di coscienza. Rimorso. Bisogna soffrire volontariamente per rimediare. Bisogna pagare per il passato. Il passato dev’essere riparato. Cerchi nel suo passato, crei il rimorso. Dottore, faccia anche lei questo esercizio. Per il momento, i suoi genitori sono il suo Dio. Non può conoscere Dio. È troppo lontano. Non c’è posto per Lui in lei. I suoi genitori sono Dio, sono il futuro posto per Dio in lei. Deve loro tutto, la vita, tutto. lavori prima con loro; poi ci saranno altri esercizi.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 193-194

lunedì 20 novembre 2017

Hai un momento Dio - Luciano Ligabue



C'ho un po' di traffico nell'anima, non ho capito che or'è
c'ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.
Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:
chi prende l'inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?
Perché ci dovrà essere un motivo, no?
Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

Hai un momento Dio?
No, perché sono qua, insomma ci sarei anch'io.
Hai un momento Dio?
O te o chi per te, avete un attimo per me?

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre
quanto mi costa una risposta da te, di su, quant'è?
ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet
non bevi niente e io non ti sento com'è?
Perché?
Perché ho qualche cosa in cui credere
perché non riesco mica a ricordare bene che cos'è.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua, se vieni sotto offro io.
Hai un momento Dio?
Lo so che fila c'è ma tu hai un attimo per me.

Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo
ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai....

Almeno dì se il viaggio è unico e se c'è il sole di là
se stai ridendo, io non mi offendo però, perché
perché nemmeno una risposta ai miei perché
perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua , insomma ci sarei anch'io
Hai un momento dio?
O te o chi per te avete un attimo per me?


martedì 7 novembre 2017

Su Nietzsche - Jung

“Nietzsche non era ateo, ma il suo Dio era morto. Il risultato di questo decesso fu una scissione interiore ed egli si sentì obbligato a personificare il suo altro-Sé in Zaratustra oppure in altri momenti in Dioniso. Durante la sua fatale malattia egli firmava le sue lettere Zagreus, il Dioniso smembrato dei Traci. La tragedia di Zaratustra è che poiché il suo Dio morì, Nietzsche stesso divenne un Dio e avvenne perché egli non era ateo. Era una natura troppo positiva per potere sopportare la nevrosi metropolitana chiamata ateismo. Colui per il quale Dio muore soccomberà all’inflazione”.


https://youtu.be/MyTGOIzL8sc?t=57m50s

lunedì 30 ottobre 2017

Io so' che Dio esiste - Jung

«Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste
(da Jung parla – Interviste e incontri edito da Adelphi )


 «Jung (…) definisce anche la sua posizione rispetto alle religioni. (la parola che userà in questo contesto sarà – in latino – “religere”).
Questa parola è latina, perché si tratta di segnare chiaramente la distanza nei confronti del lessico, e quindi della posizione, dei Padri della Chiesa, che invece parlano di “religare”. Il loro “religare” significa infatti esplicitamente che essi cercano e tendono a “ri-legarsi”, a “legarsi di nuovo”, a “riallacciarsi” – ma a che cosa? a chi? – Per loro, ovviamente, a Dio prima di tutto, il Dio della loro fede e delle loro credenze.
Jung invece attinge il suo religere, o relegere, da una fonte del tutto diversa, poiché lo trova espressamente in Cicerone, in cui significa “osservare, considerare, riconsiderare riflettere” (re-legere), ossia dedicare tutte le proprie cure e al tempo stesso un’attenzione aperta e interrogativa a un avvenimento che sopraggiunge, a un’azione intrapresa o alla condotta della vita.
L’etimologia è molto diversa, anche il contesto lo è, e la prospettiva ancor di più. Con questo relegere di Cicerone che Jung predilige, al quale tiene fortemente, ci si ritrova in un modo di procedere del tutto empirico (…)»
(IL MUSERO IMMAGINARIO DI C.G.Jung – di Christian Gaillard, Edizioni Moretti e Vitali, p.15)


 http://www.jungitalia.it/2013/12/01/jung-e-il-suo-rapporto-con-la-religione/


giovedì 19 ottobre 2017

il Dio dei cristiani - Pascal

« [...] Il Dio dei Cristiani non è un Dio semplicemente autore delle verità geometriche e dell'ordine degli elementi, come la pensavano i pagani e gli Epicurei. [...] il Dio dei Cristiani è un Dio di amore e di consolazione, è un Dio che riempie l'anima e il cuore di cui Egli s'è impossessato, è un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita, che si unisce con l'intimo della loro anima, che la inonda di umiltà, di gioia, di confidenza, di amore, che li rende incapaci d'avere altro fine che Lui stesso. [...] »
(Blaise Pascal, Pensieri, 556)


« Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Non dei filosofi e dei dotti. Certezza. Certezza. Sentimento. Gioia. Pace. Dio di Gesù Cristo. [...] »
(Blaise Pascal, Memoriale)


« Non posso perdonarla a Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo in moto; dopo di che non sa più che farne di Dio. »
(Blaise Pascal, Pensieri, 77)



« [...] Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare.[...] »
(Blaise Pascal, Pensieri, 233)



« È il cuore che sente Dio, e non la ragione. Ed ecco che cos'è la fede: Dio sensibile al cuore, e non alla ragione. »
(Blaise Pascal, Pensieri, 278)



« Quanta distanza c'è tra la nostra conoscenza di Dio e l'amarlo! »
(Blaise Pascal, Pensieri, 280)



« Conosciamo la verità non solo con la ragione, ma anche col cuore; ed è in questo secondo modo che conosciamo i principi primi, e inutilmente il ragionamento, che non vi ha parte, s'industria di combatterli. [...] »
(Blaise Pascal, Pensieri, 282)