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mercoledì 10 ottobre 2018
Morire in piedi. Osho racconta Ouspensky
«Alcuni anni fa è morto Piotr D. Ouspensky, un grande matematico e filosofo russo: era l'unica persona, in questo secolo, che avesse fatto tanti esperimenti legati alla morte. Tre mesi prima di morire si ammalò gravemente. I dottori gli consigliarono di stare a letto, ma lui non li ascoltò e fece sforzi al di là di ogni immaginazione: di notte, invece di dormire, camminava, correva, viaggiava, era sempre in movimento. I dottori erano inorriditi. Dicevano che aveva bisogno di riposo assoluto. Ouspensky chiamò tutti gli amici più chiari intorno a sé, ma non disse loro nulla.
Gli amici che rimasero con lui quei tre mesi, fino alla sua morte, hanno detto di aver visto con i loro occhi, per la prima volta, qualcuno che accettava la morte in modo consapevole. Gli chiesero perché non seguiva i consigli dei medici e lui rispose: “Voglio sperimentare tutti i tipi di dolore, per evitare che quello della morte sia così grande da rendermi incosciente. Prima di morire voglio attraversare tutte le sofferenze; ciò può creare in me una resistenza così grande da permettermi di essere completamente consapevole quando arriverà la morte”. E per tre mesi fece uno sforzo esemplare per attraversare tutti i tipi di dolore.
Gli amici hanno scritto che una persona forte e sana si sarebbe stancata, non Ouspensky. I dottori insistevano sul riposo assoluto per evitare che si aggravasse, ma inutilmente. La notte in cui morì, Ouspensky non fece altro che andare avanti e indietro per la stanza; i dottori che lo visitarono dissero che nelle sue gambe non c’era più forza sufficiente per muoversi, e tuttavia lui camminò tutta la notte. Disse: “Voglio morire in piedi, per timore di morire incosciente, sedendomi o addormentandomi”. E sempre camminando, diceva agli amici: “Ancora un po’, altri dieci passi e sarà tutto finito. Sto per andarmene, ma continuerò finché avrò fatto l’ultimo passo. Voglio continuare a fare qualcosa fino alla fine, altrimenti la morte potrebbe arrivare mentre sono incosciente. Potrei rilassarmi e addormentarmi, e non voglio che questo succeda nel momento della morte”.
Ouspensky morì muovendo l’ultimo passo. Pochissima gente sulla Terra è morta camminando come fece lui. Cadde al suolo mentre camminava, cioè, cadde al suolo solo quando arrivò la morte. Compiendo l’ultimo passo disse: “Ecco, questo è l’ultimo passo, ora sto per cadere. Ma prima di andarmene lasciatemi dire che avevo abbandonato il corpo molto tempo fa, adesso vedrete il corpo che se ne va, ma io già da molto tempo ho visto che se n’è andato, anche se ci sono ancora. I legami con il corpo si sono spezzati completamente e tuttavia, all’interno, io ci sono ancora. Adesso solo il corpo cadrà; a me è impossibile cadere”.
Nell’istante della morte gli amici videro una strana luce nei suoi occhi: gioia, serenità e radiosità, qualcosa che si vede quando si è sulla soglia dell’altro mondo. Ma per questo è necessaria una preparazione continua. Se una persona si prepara con tutta se stessa, la morte diventa un’esperienza meravigliosa. Non esiste fenomeno più prezioso di questo, perché ciò che si rivela nel momento della morte non può mai essere conosciuto altrimenti. A quel punto la morte sembra amica, perché solo in quell’istante possiamo fare l’esperienza di esser un “organismo vivente”, non prima».
Tratto da L’immortalità dell’anima di Osho
Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]
http://www.salvatorebrizzi.com/2018/10/morire-in-piedi-osho-racconta-ouspensky.html
venerdì 10 novembre 2017
I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce - Luca 16,1-8
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 16,1-8.
Raccogliamo tesori eterni
In quel
tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un
amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.
Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore.
L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno.
So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.
Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo:
Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta.
Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore.
L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno.
So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.
Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo:
Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta.
Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Meditazione del giorno:
San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, curato d'Ars
Pensieri scelti del Santo curato d'Ars
San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, curato d'Ars
Pensieri scelti del Santo curato d'Ars
Il mondo passa; e noi con lui. I re, gli imperatori, tutto passa. Ci si
inabissa nell'eternità da cui non si torna più. Non c'è che una sola cosa
da fare: salvare la propria povera anima. I santi non erano attaccati ai beni
della terra; non pensavano che a quelli del cielo. La gente del mondo, al
contrario, non pensa che al presente.
Occorre fare come i re. Quando stanno per essere deposti dal trono, mandano avanti i loro tesori; questi tesori li aspettano. Così un buon cristiano manda tutte le sue buone opere alla porta del cielo. (...)
La terra è un ponte per oltrepassare l'acqua; non serve che a sostenere i piedi... Siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo, poiché diciamo ogni giorno: "Padre nostro che sei nei cieli..." Bisogna dunque che attendiamo la ricompensa quando saremo "a casa nostra" nella casa paterna.
Occorre fare come i re. Quando stanno per essere deposti dal trono, mandano avanti i loro tesori; questi tesori li aspettano. Così un buon cristiano manda tutte le sue buone opere alla porta del cielo. (...)
La terra è un ponte per oltrepassare l'acqua; non serve che a sostenere i piedi... Siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo, poiché diciamo ogni giorno: "Padre nostro che sei nei cieli..." Bisogna dunque che attendiamo la ricompensa quando saremo "a casa nostra" nella casa paterna.
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