domenica 13 maggio 2018
L'Angelo può fare solo una cosa. Il Diavolo può fare tutto - Gurdjieff
William Patrick Patterson - Gurdjieff e le donne della Cordata, p 137
martedì 20 febbraio 2018
Il Mago - Mudimbi
Va bene anche se male
Va-come va, va-come va, come va
Il trucco è farla andare
Bevo il bicchiere mezzo pieno finché mi ubriaco
E poi svanisco in un sorriso come fa il mago
Bevo il bicchiere mezzo pieno finché mi ubriaco
E poi svanisco in un sorriso... come fa il mago
Il mago, il mago ualà
Il mago, il mago c'est moi
domenica 12 novembre 2017
Magia nera a Bangkok - Tiziano Terzani
La crisi si risolse con l‘intervento del re: Suchinda si dimise, ma prima di farlo dichiarò un’amnistia generale che mise lui e gli altri responsabili del massacro al sicuro da ogni possibile azione legale. I dimostranti - disse Suchinda - erano morti non per colpa sua, ma perché era il loro karma di morire. i più si dettero pace. Solo un gruppo di irriducibili democratici trovò inaccettabile che nessuno venisse punito per la morte di tante persone e ricorse alla magia nera per farsi giustizia.
Una domenica mattina, sulla grande piazza di Sanam Luang, davanti al Palazzo Reale, si svolse una strana cerimonia. In una vecchia bara vennero messi i nomi e le foto di Suchinda e degli altri due generali della giunta, poi alcune vedove bruciarono peperoni e sale in ciotole da elemosina rotte. Bara, vedove e cocci rotti sono simboli di grande sciagura e l’intera cerimonia, celebrata secondo le vecchie formule, era intesa a mettere il malocchio addosso ai tre e a distruggerli.
I generali, dal canto loro, presero la faccenda molto seriamente: Suchinda andò da un famoso bonzo a farsi cambiare nome, così che il malocchio cadesse su quello che lui non portava più; un altro generale, su consiglio di un famoso monaco, cambiò la montatura degli occhiali, si tagliò i baffi e mangiò una foglia d’oro, così che il suo parlare diventasse più popolare; il terzo andò da un chirurgo a farsi togliere delle rughe che gli portavano male, poi, per maggior sicurezza, prese la sua amante e andò a Parigi a gestire un ristorante.
Nessun libro di storia, specie quelli che saranno scritti da occidentali, racconterà gli avvenimenti del colpo di Stato e del massacro di Bangkok così, ma è così che la maggior parte dei thailandesi li ha vissuti.
Alcuni stranieri che vivono a lungo in Thailandia finiscono per cadere vittime di questa atmosfera di magia e mistero e hanno difficoltà a sottrarsene.
Una notte ricevetti una stranissima telefonata da un inglese che chiamava da Londra: diceva di essere appena riuscito a scappare dall’isola di Pukhet, dove aveva scoperto la verità sulle ragazze trovate decapitate.
«Sì? E qual è la verità?» chiesi.
«Mettono le teste mozze sotto i piloni del nuovo ponte per rafforzarne la struttura», rispose.
La mattina dopo telefonai a una persona di fiducia che abitava da anni a Pukhet. Sì, era vero: c’erano stati dei casi di ragazze trovate senza testa e anche lui aveva sentito la storia del ponte, ma era molto più verosimile che le ragazze fossero prostitute, vittime di qualche racket che le ammazzava e buttava via le teste perché non fossero riconosciute!
Tiziano Terzani - Un indovino mi disse, pp 96-97
venerdì 27 ottobre 2017
La cena del mago - Shah
- Prima di cenare, disse - facciamo alcuni passatempi
L'idea piacque a tutti e il mago fece uno spettacolo di prima classe, dove prendeva conigli dai cappelli, bandiere che apparivano nell'aria e cose che si trasformavano in altre. La gente era affascinata. Il mago chiese: - Volete cenare ora o volete più intrattenimento?
Tutti chiesero più trucchi perché non avevano mai visto niente del genere. Così il mago si trasformò in una colomba, poi in un falco e poi in un drago. La gente impazziva di eccitazione.
Gli domandò di nuovo e chiesero di più e di più ricevettero. Poi chiese loro se volevano mangiare e dissero di si. Il mago allora fece credere loro che stessero mangiando distraendoli con molti trucchi mediante i suoi poteri. La cena immaginaria e i trucchi continuarono tutta la notte. Quando stava per albeggiare, alcuni dissero: - Dobbiamo andare al lavoro.
Allora gli fece immaginare che andavano a casa loro e si preparavano per andare al lavoro e che davvero facevano le loro solite attività. E così, ogni volta che qualcuno diceva che doveva fare qualcosa, il mago gli faceva pensare che lo stesse facendo e poi tornava alla cena del mago.
Col tempo, il mago aveva tessuto un tale incantesimo sulla gente del villaggio che tutti lavoravano per lui, mentre credevano di continuare con le loro vite. Quando si sentivano preoccupati, gli faceva pensare che fossero tornati a cena a casa loro, e questo gli dava piacere e li faceva dimenticare.
E che ne é stato del mago e della gente del villaggio? Questo non si può dire; è qualcosa di cui non si può parlare, perché lui è ancora occupato, e quasi tutte le persone sono ancora sotto il suo incantesimo.
"Cercatore della verità" di Idries Shah
mercoledì 25 ottobre 2017
La leggenda dei maghi neri di Atlantide
Solo un mito? Può darsi. Un mito, tuttavia, che reca una lezione valida anche per l'oggi: mai permettere ai maghi neri di governare il mondo. Essi lo faranno precipitare nell'abisso, come successe ad Atlantide, come può succedere anche all'attuale civiltà umana.
Thomas Cole, "Il corso di un impero"
https://federicafrancesconi.blogspot.it/2017/08/una-lettura-non-convensionale-della.html
La lotta dei maghi - Gurdjieff
[..] Gli allievi tornano ai loro posti e riprendono le loro occupazioni. Il Mago cammina nella stanza, andando da qualche allievo per esaminarne il lavoro e dare istruzioni adatte. Poco dopo dice qualcosa a tutti gli allievi e ritorna al suo trono.
Immediatamente gli allievi lasciano il loro lavoro e si mettono in fila, e al segnale del Mago fanno vari movimenti che somigliano a danze. L'assistente del Mago si aggira tra loro e corregge le loro posture e movimenti.
Queste ' danze sacre ' sono considerate essere uno dei soggetti principali di studio in tutte le scuole esoteriche d'Oriente, sia nell'antichità che al giorno d’oggi. I movimenti in cui consistono queste danze hanno un duplice scopo: esprimono e contengono un certo sapere e, allo stesso tempo, servono da metodo per raggiungere uno stato armonico dell'essere. Le combinazioni di questi movimenti esprimono diverse sensazioni, producono varie gradazioni di concentrazione del pensiero, creano sforzi necessari in diverse funzioni e mostrano i limiti possibili di forza individuale.
[..] Come tu hai visto, questo è quello che puoi mietere. Le azioni del presente determinano il futuro; tutto quello che è bene e tutto quello che è male; entrambi sono il risultato del passato. E’ il dovere di ogni uomo in ogni momento del presente preparare il futuro, migliorando il passato. Questa è la legge del fato. E ‘Possa la sorgente di tutte le leggi essere benedetta ’.
[..] Il Mago alza la mano destra in aria. Guarda verso l’alto e sussurra queste parole come in una preghiera:
‘Signore Creatore, a tutti i Suoi assistenti, aiutateci ad essere capaci a ricordarci di noi tutto il tempo per fare si che possiamo, evitare azioni involontarie perché solo attraverso di esse può il male manifestarsi.
Tutti cantano ‘Forze trasformatevi per essere ’.
Il Mago ancora li benedice con entrambe le mani e dice ‘Possa la riconciliazione, speranza, diligenza e giustizia essere sempre con voi tutti ’.
Tutti cantano ‘Amen’.
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/gurdjieff/maghi.htm
martedì 10 ottobre 2017
Pensiero magico e Pensiero Simbolico - Carpeoro
[..] Il dogma non è credere in qualcosa, è non poter discutere di qualcosa, e non accettare che ne discutano nemmeno gli altri. Nel momento in cui le Chiese sono diventate potere, hanno imposto un meccanismo dogmatico anche a chi non lo voleva. C’è gente che è finita sul rogo, per questo. In Europa, sono morte bruciate 600.000 streghe in trecento anni. Quando l’uomo possiede una fede, trattasi di religione; quando una fede possiede l’uomo, trattasi di setta. Una persona che ha una fede è libera, una persona che ha un dogma no, non è libera. Non è la religione a operare la manipolazione, ma la struttura. Non c’è scritto da nessuna parte che una Chiesa debba essere una struttura, che debba avere un tesoro, degli amministratori, dei beni, debba essere uno Stato, debba avere le Guardie Svizzere. Maometto aveva vietato all’Islam di diventare una Chiesa, aveva vietato di avere gli Imam. Gesù Cristo da nessuna parte ha detto che doveva nascere una Chiesa strutturata. Le strutture, se nascono, nascono per il potere, non per la fede. Alla fede non servono le strutture. Le cose buone le fanno gli fanno gli uomini, gli esseri umani, non le strutture. Le strutture – si chiamino massoneria, Chiesa, Stato – possono fare solo cose negative.
Sono le strutture a manipolare, e voi trovate mille manipolazioni di questo tipo. Il Credo è una preghiera che nasce da un’operazione politica. Concilio di Nicea, 300 e rotti dopo Cristo, grande scontro tra eresia ariana e versione ortodossa: l’eresia ariana diceva che Gesù Cristo era un uomo, la Chiesa regolare diceva che Cristo era figlio di Dio, quindi era Dio. Siccome i due vescovi che dovevano mettere a posto questo complicato problema erano compagni di merende – si chiamavano Eusebio di Nicomedia e Eusebio di Cesarea – fanno un compromesso: voi oggi recitate una preghiera che è frutto di un compromesso. “Credo in Gesù Cristo, generato, non creato”. Gli uomini generano, Dio crea. Quindi, uomo: generato, non creato. E poi aggiungono: “Della stessa sostanza del padre”, ma non specificano il padre. Cioè fanno un’operazione in base alla quale ognuno può scegliere l’interpretazione più favorevole a sé. Nessuno ve la spiega così, quella preghiera. Ve la fanno dire automaticamente
[..] Al pensiero magico si contrappone il pensiero simbolico, quello che ti spinge a chiederti “perché”. Il pensiero magico, che è funzionale a una società consumistica, ti spinge a chiederti solo “come”, non perché. Il perché è superato, non te lo devi chiedere. Tutti devono solo chiedersi come. Nessuno si deve chiedere perché comprare qualcosa, ma solo come comprarlo, come sbattersi per mettere insieme i soldi per comprare il modello nuovo sei mesi dopo, e così via. Nei meccanismi di manipolazione, il primo obiettivo è impedire alla gente di chiedersi perché. La manipolazione avviene perché quel gradino ve lo fanno saltare. Voi vi chiedete solo come, non perché. Ed è fondamentale, nel pensiero magico: non ti devi chiedere perché diventare ricco, ma come diventarlo. Non ti devi chiedere perché una donna si dovrebbe innamorare di te: al mago, tu chiedi come una donna si possa innamorare di te. Quel perché lo dovresti chiedere a te stesso, non al mago.
[..] Sulla libertà, abbiamo costruito un dogma del piffero. La libertà non è poter fare tutto quello che vuoi. La libertà è sapere quello che veramente vuoi. Potete pensare una donna meno libera di una che voglia diventare madre? Sicuramente, dopo che fa dei figli, una donna può sembrare meno libera. Ma non è vero che sia meno libera, se l’ha scelto lei. In una democrazia si può essere meno liberi che in una monarchia. Il problema è a monte, ma non si risolve col dogma. Va risolto a livello individuale: sta nel chiedere il perché a stessi, e non il come al mago. Noi concepiamo una società dove calpestare i nostri diritti è normale, è fisiologico, perché siamo permeati di pensiero magico. Prima di combattere gli effetti, esaminiamo le cause. La manipolazione non nasce come un fungo in un prato, è il frutto di una costruzione di società: qualcuno decide che può stare meglio se gli altri stanno peggio. Ma nemmeno nel potere c’è libertà. La libertà è nell’essere, nella realizzazione di se stessi, nei modi e coi tempi di ciascuno.
Abbiamo costruito una società del pensiero magico, basata sulla velocità: se una cosa la capisci dopo, sei ritardato. Ma siamo sicuri che capire subito sia un valore? Siamo certi che chi capisce dopo non capisca meglio? Il nostro concetto di tempo non è legato a cose che abbiamo deciso noi, sono altri che hanno deciso che dobbiamo fare in fretta. E questo, perché noi non dobbiamo avere tempo per pensare, per scegliere. Sono meccanismi assolutamente magici. La prima cosa che ci dev’essere sottratta è il tempo. La seconda è la linearità del desiderio. Nei supermercati, a mezzogiorno diffondono profumo di pane per stimolarci a comprare di più. Fa tutto parte del pensiero magico: stabilisco il cerchio, che è la mia area commerciale, decido che tu devi comprare più roba e quindi utilizzo il meccanismo di manipolazione, che è l’odore del pane. Dobbiamo conoscere, non esistono scorciatoie: più cose uno conosce, più è in grado di capire all’interno di quali cerchi magici si trova, come ne può uscire e come può evitare di entrarne in altri. Ma la conoscenza ha bisogno di tempo. E noi quanto tempo dedichiamo a conoscere?
Internet può essere una fonte di conoscenza, ma richiede tempo (e ce ne sottrae) perché ormai è diventato talmente vasto da essere dispersivo. In più, Internet elimina la conoscenza casuale. Se da Napoli vai a Milano in auto, Bologna la vedi. Se ci vai in aereo, te la perdi. Voglio il passo del Paradiso dove si parla dell’aquila? Digito, e mi compare direttamente quel passo. Senza Internet, no: te la devi leggere, la Divina Commedia. E intanto che leggi, conosci. Non bisogna fare di niente un valore assoluto. Via i paraocchi: tutto, interpretato in chiave assoluta, ci preclude delle possibilità. Se Internet ci preclude la possibilità di leggere la Divina Commedia, allora non va bene. Ognuno di noi, tanti anni fa, teneva un diario, che conservava per anni. Avete mai provato a scoprire su Facebook cos’avete scritto un anno fa? In pratica, il sistema vi si blocca: pensate a cosa vi toglie, tutto questo. Poi, per conoscere, la seconda cosa che conta, oltre al tempo, qual è? La memoria. Senza memoria non si conosce nulla. Per conoscere, archiviamo dati che poi colleghiamo. Se non archiviamo, non possiamo collegare.
http://www.libreidee.org/2015/04/carpeoro-pensiero-magico-cosi-il-potere-ci-tiene-prigionieri/
martedì 3 ottobre 2017
Ognuno può compier opera di magia - Hermann Hesse
domenica 1 ottobre 2017
L'arte regia - Andrea Colamedici, Maura Gancitano
Scriveva Meyrink:
Più l’ umanità attuale si interessa di argomenti occulti, più i giusti concetti sembrano farsi confusi.[..]
La colpa è della superficialità, dell'assenza di principi metafisici e dell’ indifferenza verso tutti i campi che non abbiano a che vedere col denaro, ma anche del deprecabile fatto che chiunque può, senza la minima qualificazione, pubblicare un libro dopo l’altro, seminandoli nel mondo come un’erba cattiva che sommergerà le rare piante pregiate del giardino incantato della segreta conoscenza.
«cui interessa di argomenti occulti»
Cosa sono gli argomenti occulti? Sono l’insieme di testi e tecniche che rispondono all’esigenza di fare esperienza di uno strato più profondo della realtà, celato (dal latino occultus, “nascosto”) dietro le apparenze del mondo ordinario. Gli argomenti occulti non rientrano nei bisogni primari dell’essere umano, ossia non sono necessari alla sopravvivenza dell’individuo. Ma — seguendo l’incitazione di Pompeo navigare necesse est, vivere non necesse (“navigare è necessario, vivere non è necessario”) -- per loro portata si pongono al di sopra dei bisogni primari. In altre parole, per chi percepisce dentro di sé la “chiamata spirituale” gli argomenti occulti rappresentano quel navigare tanto più importante del mero vivere.
«più i giusti concetti sembrano farsi confusi»
La spiritualità contemporanea ha reso quasi incomprensibile l’idea che esistano giusti concetti. È presente piuttosto un’unica grande didattica, semplicistica e consolatoria, che attraverso numerose sotto-didattiche appiattisce ogni tentativo di osservare se stessi e i misteri dell’Universo in una serie limitata e limitante di affermazioni (quasi sempre auto-assolutorie) e frasi fatte.
Il giusto concetto — una rappresentazione del reale che raccoglie e aggrega sapientemente i particolari — è invece l’applicazione coerente dell’intelletto, facoltà umana che nel corso dei secoli è via via uscita di scena; per la spiritualità consolatoria non esistono giusti concetti perché non esistono sbagliati concetti.
Semmai, esistono concetti troppo complessi, troppo "mentali”, che non lasciano spazio alla sensazione e al sentimento. Tutto è Bene, Tutto è Uno e Tutto, quindi, è Perfetto, in un’escalation di banalizzazione del reale che ha l’arroganza di prendere in esame qualunque cosa, a partire dai testi sacri di ogni epoca, che vengono tritati e macellati, pre-cotti e pre-masticati, in modo da essere comprensibili a tutti e applicabili nella vita quotidiana.
È un approccio che non tiene conto delle differenze ma mette qualunque ingrediente nel grande calderone della divulgazione e in questo modo confonde l‘interlocutore, che utilizza il linguaggio senza attenzione e consapevolezza, mescolando gli ingredienti culturali nella convinzione che, in fondo, ogni tradizione intenda dire pressoché la stessa cosa e che quindi sia più che lecito giocare al piccolo alchimista.
«La colpa è della superficialità»
Meyrink individua quattro grandi colpevoli, il primo dei quali è a nostro avviso il più importante. La superficialità, infatti, è la caratteristica della nostra epoca. Non è di per sé una caratteristica negativa: è l’abuso che se ne fa a essere pericoloso. Conoscere la superficie serve a orientarsi. a prendere le misure, a riconoscere i punti in cui è più sicuro appoggiare i piedi, ma il cammino interiore si nutre di complessità, di zone d’ombra, di profondità, di livelli e sfaccettature, di facce nascoste e di dimensioni ulteriori.
La superficialità oggi si manifesta attraverso la condivisione e adesione senza controllo delle fonti, la comparazione forzosa di filosofie, religioni e autori, l’idea che la risposta a una domanda si trovi in un libro, possa essere divulgata alle masse, sia già stata detta.
[..]
La spiritualità contemporanea, invece, esiste principalmente in funzione del denaro, in un meccanismo di iperproduzione editoriale e formativa che approfitta di una riflessione critica sul senso del denaro e della ricchezza per lucrare senza sosta.
[..]
Continuava Meyrink:
Per ritenersi abilitati a parlare della vera magia, dell’Arte Regia, bisogna aver dedicato a essa l’intera esistenza, essere per nascita uno di quegli inviati spirituali le cui tempie portano le favolose corna di un Mosè.Meyrink non riusciva ad astenersi dal tentativo di rintracciare un’origine temporale dei meccanismi che vedeva in atto: è probabile che l’interesse nei confronti degli argomenti occulti sia nato grazie ai circoli di Madame Blavatsky, che è stata in grado di intercettare un interesse nascete da parte della — anche questa nascente -- società di massa. E forse in ciò risiede qualcosa di totalmente nuovo nella storia della spiritualità: il proselitismo.
Da quando, nell’ultimo quarto di secolo passato, la russa H. P. Blavatsky fondò la Società Teosofica chiamando a raccolta in favore dell’arte quasi scomparsa della magia, è nato un movimento spirituale che (se non viene diretto all’ultimo momento sulla buona strada) può essere il preludio di un nuovo e tenebroso Medioevo, con le sue superstizioni, i suoi isterismi e le sue follie.
[..]
Il pericolo che Meyrink evidenziava era che questo momento potesse portare a una superstizione di massa, alla riemersione di vecchi isterismi, di credenze che — lontane dall’avere radici nell’esoterismo e nella spiritualità antica -- avrebbero avuto qualcosa in comune con la credenza popolare e con la religione. È davvero successo questo?
Peggio ancora.[..]
Si tratta in questo caso di una caricatura della vera magia, di una maschera grottesca che nasconde il volto autentico della spiritualità immortale, di un ripugnante spettro che erra per il mondo, avvolto nel malconcio pastrano di una pseudo-scienza.
Tutti gli impostori avvizziti nel rancido balsamo della vanità e dell’auto-immensamente hanno sentito dire ai teosofi che esiste una campana che annuncia l’immortalità e già sanno tutti esattamente dove si trova, e i miserabili che li hanno creduti si precipitano in un deserto di sabbia senza fine, verso una campana che sono persuasi di aver sentito da lontano.Ciò che il monaco, così come lo yogi, così come il sadhu, così come il sufi, così come le sacerdotesse cercavano per tutta la vita, e che sapevano di non sapere, e che non osavano pronunciare trova oggi spazio nei discorsi da bar, nei seminari del fine settimana, nei post su Facebook. È tutto chiaro, ogni cosa è illuminata.
Non c’è umiltà né estro nel pensiero di aver già trovato tutte le risposte, di aver già dimostrato tutto. E forse questa vanità non è molto diversa dallo scientismo, dal pregiudizio religioso, e in generale dall’atteggiamento di chi pensa di appartenere alla chiesa giusta. «Si accontentano delle domande che danno risposte inutili», chiosava Meyrink.
Il cercatore spirituale, invece, non sente mai di essere arrivato, ma si trova sempre in movimento, in viaggio, in ostante attenzione. Deve possedere un intento impeccabile, ed essere sempre disposto a imparare.
Non interpreterebbe mai la realtà sulla base di una griglia, di una tassonomia.
Non ha il successo come meta, né il mondo ordinario come orizzonte.
L’uomo, dalla nascita alla morte,Al contrario, nel mondo spirituale contemporaneo non si fanno che trovare teorie e cosmogonie che vengono credute immediatamente vere. Non hanno la potenza immaginativa dei racconti tradizionali, e pretendono qualcosa di simile alla dimostrazione scientifica. Non c'è spazio per l’allegoria o per il dubbio, solo per il consenso.
passa come un’ombra.
Cosa è esistito prima? Non ne sa niente.
Che cosa ci sarà dopo?
Non ne sa ugualmente nulla.
Il cercatore procede a tentoni, non corre a bordo di una Ferrari, non cerca la consolazione, non ha tutte le risposte, ma ha sempre presente il fatto che siamo transeunti. La caducità, il suo posto nel cosmo, la sua possibilità di parteciparvi, ma al contempo la piccolezza che rappresenta. Il fatto che non è Dio, tutt’altro.
E che non sa niente di niente.
Il cammino del cercatore è lento, pericoloso, un percorso nel quale è possibile -- ed è molto frequente — convincersi di essere in viaggio quando si è bloccati in un fosso, nelle sabbie mobili, o si è finiti morti, bruciati.
Qual è lo scopo della spiritualità immortale? Trasformare l’animale, cioè prendere prima di tutto atto del fatto che siamo bestie, che abbiamo pulsioni grossolane, che siamo merda. Che siamo polvere. Che siamo niente. Trasformare l’animale che «si prende tutto, anche il cafiè, e che mi rende schiavo delle mie passioni», come cantava Franco Battiato.
Per quanto ciò possa apparire incredibile, nient’altro che trasformare a poco a poco l’animale umano “coperto di pelli animali” e cacciato dal Paradiso nell’uomo originario e luminoso che, secondo le leggende, i racconti e i libri sacri, ha superato la morte.La spiritualità immortale cerca di portare lo Spirito nella materia, di realizzare ciò che, secondo la tradizione - le leggende, i racconti e i libri sacri - può diventare l‘uomo. «Ecce Homo», il Superuomo, l’Uomo Nuovo, colui che ha superato la morte, la carne, la dimensione bestiale. «Certamente, è più difficile che suonare il piano». scriveva Meyrink. E in questo modo si rivolgeva a coloro che iniziano il percorso di lavoro su di sé come si intraprende un corso di cucina o di ricamo, cioè senza l'urgenza di abbandonare tutto, di spogliarsi totalmente, di partire senza mai tornare indietro.
Coloro a cui pare che esistano cose più importanti, o quasi altrettanto importanti nella vita, abbandonino subito: non farebbero che impoverire la loro esistenza, il loro corpo ne perderebbe e il loro spirito non ci guadagnerebbe nulla.Anche l’atteggiamento attivo nei confronti della vita è molto diverso dalla “semi-passività” con cui il cercatore, secondo Meyrink, deve compiere i primi passi. Niente a che vedere con l’aumento, l’accumulo, il guadagno, niente a che vedere con il pirata che tenta il saccheggio dei reami invisibili; il cercatore è invece più simile al pellegrino, a colui che ha abbandonato tutto e che per procedere nel cammino non ha bisogno di niente. Colui che rifiuta ogni attaccamento, che si allontana da ogni desiderio, che prima di tutto cerca la libertà.
[..]
E se è vero che oggi l’essere umano è diverso, che il mondo in cui vive è diverso dall’ambiente settecentesco e che, come ha dichiarato Rama Krishna «le antiche vie sono sepolte», rimane fermo, immutabile e atemporale il suo scopo, cioè trasformarsi, andare, come ha scritto Sri Aurobindo solo pochi decenni fa, «oltre l’uomo».
Il lavoro del cercatore è un lavoro di sottrazione. La costante ricerca di una via d’uscita, della pietra filosofale, della chiave per sfuggire alla dissoluzione.
Ciò che oggi si fa chiamare spiritualità non prende neppure in considerazione questa ricerca, ma spinge a conquistare sempre di più, ad aggiungere diplomi, qualità, abilità, a fare curriculum. Se ricordasse che siamo transeunti, che non siamo niente, che polvere siamo e polvere ritorneremo, e che nessuno può dirci davvero cosa accadrà dopo la morte, le sue fondamenta si sbriciolerebbero. Non c’è niente di sbagliato nelle tecniche di coaching, nel training autogeno, nel counseling e in generale in tutto ciò che ha come obiettivo la guarigione da blocchi fisici ed emotivi. Il punto è che ciò non e spiritualità, ma psicologia.
Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Tu non sei Dio, pp 27-40
venerdì 31 marzo 2017
L'agricoltore deve conquistare il mondo - Francesco Saba Sardi
[..]
Se in un primo momento si crede che la terra si ingravidi da sola, per partenogenesi, con l'invenzione dell'aratro il lavoro agricolo viene assimilato all'atto sessuale.
[..]
In pari tempo, trionfa la concezione del diritto del più forte. Cessa l'uguaglianza delle società "selvagge", in cui uomini e donne hanno uguali diritti; la società diviene maschilista, fallocratica.
Francesco Saba Sardi, Il grande libro delle religioni, pp 38-40
venerdì 24 febbraio 2017
Origini del Cristianesimo - Gurdjieff
"In genere conosciamo pochissimo del Cristianesimo e delle forme del culto cristiano, non conosciamo affatto la sua storia, come pure l'origine di un'infinità di cose. Per esempio la chiesa, il tempio dove si riuniscono i fedeli e dove sono celebrati gli uffizi secondo riti particolari, quali origini ha? Quanta gente non vi ha mai pensato! Taluni ritengono che le forme esteriori del culto, i riti, i cantici, siano stati inventati dai Padri della Chiesa. Altri pensano che le forme esteriori sono state prese a prestito in parte dai pagani, ed in parte dagli ebrei. Ma tutto ciò non è vero. La questione delle origini della Chiesa cristiana, vale a dire del tempio cristiano, è molto più interessante di quel che pensiamo. Innanzi tutto, la Chiesa e il culto, nella forma sotto la quale apparivano nei primi secoli dell'era cristiana, non poteva derivare dal paganesimo; non vi era niente di simile, né nei culti greci e romani, né nel giudaismo. La sinagoga, il tempio ebreo, i templi greci e romani, con i loro numerosi dei, erano molto differenti dalla chiesa cristiana, quale essa apparve nel primo e nel secondo secolo. La chiesa cristiana è una scuola e nessuno sa più che lo sia. Immaginatevi una scuola, dove i maestri tengano le loro lezioni e le loro dimostrazioni senza sapere che si tratta di lezioni e di dimostrazioni e dove gli allievi o i semplici auditori considerino questi corsi e dimostrazioni come cerimonie, riti o 'sacramenti', ossia magia. Questo assomiglierebbe molto alla chiesa cristiana dei nostri giorni.
"La chiesa cristiana, la forma cristiana del culto, non sono state inventate dai Padri della Chiesa. Tutto è stato preso in Egitto — ma non dall'Egitto a noi noto: bensì da un Egitto che non conosciamo. Quell'Egitto era nello stesso luogo dell'altro, ma era esistito molto tempo prima. Solo infime vestigia sono sopravvissute nei tempi storici, ma furono conservate in segreto, e così bene che non sappiamo nemmeno dove.
"Vi sembrerà strano se dico che questo Egitto preistorico era cristiano molte migliaia d'anni prima della nascita di Cristo, o per meglio dire che la sua religione si fondava sugli stessi principi, sulle stesse idee del vero Cristianesimo. In questo Egitto preistorico, vi erano speciali scuole chiamate 'scuole di ripetizione'. In quelle scuole si davano a date fisse, e in alcune di esse anche tutti i giorni, delle ripetizioni pubbliche, in forma condensata, del corso completo delle scienze insegnate. La 'ripetizione' durava talvolta una settimana intera o anche un mese. Grazie a queste 'ripetizioni' coloro che avevano seguito i corsi conservavano il contatto con le scuole e potevano così ritenere tutto ciò che avevano imparato. Alcuni venivano da molto lontano per assistere a queste 'ripetizioni' e ripartivano con un sentimento nuovo della loro appartenenza alla scuola. Nel corso dell'anno, c'erano giornate speciali consacrate a delle ripetizioni molto più complete, che si svolgevano con una solennità particolare e questi stessi giorni prendevano un senso simbolico.
"Queste scuole di ripetizione servirono di modello alle chiese cristiane. Nelle chiese cristiane le forme di culto rappresentano, quasi interamente, 'il ciclo di ripetizione' delle scienze che trattano dell'Universo e dell'uomo. Le preghiere individuali, gli inni, il responsorio, tutto aveva, in queste ripetizioni, il suo proprio senso così come le feste e tutti i simboli religiosi; ma il loro significato è stato perso da molto tempo".
P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la
testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff,
pp 335-336
martedì 24 gennaio 2017
Magia nera e gruppi occulti - Gurdjieff
"Tutto ciò che è stato detto finora si riferisce a gruppi reali collegati ad un lavoro reale, il quale, a sua volta, si ricollega a ciò che abbiamo chiamato la 'quarta via'. Ma vi sono numerose pseudo vie, pseudo gruppi, pseudo lavoro, che non sono altro che imitazione esteriore.
"Non si tratta nemmeno di 'magia nera'.
"Mi è stato spesso chiesto che cosa sia la 'magia nera', ed ho risposto che non vi è nessuna magia rossa, né verde, né gialla. Vi è meccanicità, cioè 'ciò che capita', e vi è il 'fare'. 'Fare' è magico, e non vi è che un modo di 'fare'. Non possono esservene due. Ma può esservi una falsificazione, una imitazione delle apparenze esteriori del 'fare', che non può dare alcun risultato oggettivo, ma che può ingannare le persone ingenue e suscitare in esse la fede, l'infatuazione, l'entusiasmo e persino il fanatismo.
"Questo è il motivo per cui, nel vero lavoro, cioè nel vero 'fare', non è più possibile alcuna infatuazione. Ciò che definite magia nera è fondato sull'infatuazione e sulla possibilità di giocare sulle debolezze umane. La magia nera non significa, in nessun modo, una magia del male. Vi ho già detto che nessuno fa mai del male per amore del male o nell'interesse del male. Ognuno fa sempre tutto nell'interesse del bene così come egli lo comprende. Nello stesso modo, è del tutto erroneo affermare che la magia nera è necessariamente egoista, che nella magia nera l'uomo mira obbligatoriamente ad ottenere dei risultati per se stesso. Niente è più falso. La magia nera può essere molto altruista, può perseguire il bene dell'umanità, può proporsi di salvare l'umanità da mali reali o immaginari. Ma ciò che può essere chiamato magia nera ha sempre un carattere definito. Questo carattere è la tendenza a servirsi delle persone per qualche scopo, anche il migliore, senza che essi lo sappiano o senza che comprendano, sia suscitando in essi la fede e l'infatuazione, sia agendo su di essi con la paura.
"Ma a questo riguardo occorre tener presente che un 'mago nero', buono o cattivo che sia, ha dovuto passare attraverso una scuola. Egli ha imparato qualche cosa, ha inteso parlare di qualche cosa, sa qualche cosa; egli è semplicemente un 'uomo educato a metà' che è stato allontanato da una scuola, oppure che l'ha lasciata avendo deciso che ne sapeva ormai abbastanza, che si rifiutava di restare più a lungo sotto la tutela di qualcuno, e che poteva lavorare indipendentemente e anche dirigere il lavoro degli altri. Ogni lavoro di questo genere può produrre solamente risultati soggettivi, cioè non può che deludere sempre di più e aumentare il sonno invece di diminuirlo. Si possono nondimeno apprendere certe cose da un mago nero, sebbene in modo sbagliato. Può persino capitargli, per caso, di dire la verità. È per questo motivo che io vi dico che vi è ben peggio della 'magia nera'. Per esempio, tutte le specie di società 'spiritistiche', 'teosofiche' e altri gruppi 'occultistici'. Non soltanto i loro maestri non sono mai stati in una scuola, ma non hanno nemmeno mai incontrato qualcuno che sia stato in contatto con una scuola. Il loro lavoro non è che scimmiottatura. Ma un lavoro imitativo di questo genere procura una grande soddisfazione. Qualcuno si prende per un 'maestro', gli altri si prendono per 'discepoli' e tutti sono contenti. Nessuna realizzazione della propria nullità può essere ottenuta in questo modo; e se qualcuno afferma di aver raggiunto questo risultato, non fa che illudere e ingannare sé stesso, quando non si tratti di pura menzogna. Al contrario, anziché realizzare la propria nullità i membri di queste società realizzano la loro propria importanza e accrescono la loro falsa personalità.
"All'inizio, non vi è nulla di più difficile che il verificare se il lavoro è giusto o falso, se le direttive ricevute sono corrette o sbagliate. La parte teorica del lavoro può essere in questo caso utile, perché permette ad un uomo di giudicare più facilmente questo aspetto del lavoro. Egli sa ciò che conosce e ciò che ignora. Egli sa ciò che può essere o non essere imparato con mezzi ordinari. E se impara qualcosa di nuovo, qualcosa che non può essere imparato in modo ordinario, a partire dai libri o seguendo dei corsi, tutto ciò è fino a un certo punto una garanzia che l'altro aspetto, quello pratico, può anche essere giusto. Ma ciò è naturalmente ben lontano dall'essere una garanzia sufficiente, perché anche in tal caso sono possibili degli errori. Tutte le società, tutti i circoli occultistici o spiritualistici affermano di possedere un insegnamento nuovo. E vi è gente disposta a crederlo.
"In gruppi correttamente organizzati non si richiede alcun atto di fede, si domanda solo un po' di fiducia e per di più per poco tempo; poiché più presto un uomo comincerà a percepire in sé stesso la verità di ciò che viene detto, tanto meglio sarà per lui.
P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 251-253
