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domenica 11 aprile 2021

Essere nel mondo, ma non del mondo

L’espressione «essere nel mondo, ma non del mondo», risale direttamente alla viva voce di Gesù Cristo, il quale, parlando ai suoi discepoli nell’imminenza del distacco, al termine dell’Ultima Cena, dice loro (Gv 17, 6-19):

6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro.  11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

12Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

15 Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.

 

L’espressione è più che mai valida in questi ultimi tempi, quando la falsa pandemia, concepita da menti diaboliche allo scopo nefando d’ingannare, terrorizzare e sottomettere i popoli e gl’individui, disarticolando la società e la stessa struttura ontologica dell’uomo – psichica, biologica, morale – sta portando alla luce molte cose le quali, pur non essendo nascoste, rimanevano tuttavia in ombra, e costringe gli uomini a prendere atto della vera natura della lotta in corso tra i figli della luce e i figli delle tenebre. Ed è valida sotto almeno tre punti di vista:

1) perché chi, da sempre, vive secondo gli stili del mondo, cioè in maniera edonista e materialista, inseguendo il piacere e il successo e disdegnando o disprezzando le cose dello spirito, non si pone nemmeno la domanda sul vero significato dell’esistenza e perciò appartiene al mondo in tutto e per tutto, senza residui, e non sospetta che al di sopra di questo ce ne sia un altro, né riflette che le cose di quaggiù avvizziscono e periscono e la vita vera pertanto non è in esse;

2) perché vivere in maniera edonista e materialista equivale a vivere secondo la carne e non secondo lo spirito, quindi farsi schiavi della carne e delle sue lusinghe, dei suoi disordini, delle sue pazzie, allontanandosi anche dal retto uso della ragione naturale e facendosi simili alle bestie irragionevoli, che seguono solo l’istinto e mai si domandano il perché delle cose;

3) perché il principe del mondo, specialmente nella fase attuale, ha dichiarato guerra alla purezza dell’anima e a quanti seguono la via della croce, animato da un cieco odio contro Gesù Cristo; quindi il cristiano che vuole vivere secondo il mondo e vuol piacere ad esso non è affatto un cristiano, ma un cialtrone e un impostore, o nel migliore dei casi un povero sciocco che non sa neppure in che consista la dottrina che a parole rispetta e che in dovrebbe fornirgli  la direzione da seguire nella propria vita. Appartiene al mondo, e non a Gesù Cristo, colui che si lascia turbare, spaventare e confondere dal primo  mercenario che si mette a gridare: Al lupo, al lupo!, perché chi appartiene a Gesù Cristo conosce la Sua voce, che è la voce del Buon Pastore, e non la confonde affatto con quella dei mercenari o dei lupi travestiti da pastori.

 

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/teologia-per-un-nuovo-umanesimo/10016-essere-nel-mondo

giovedì 7 giugno 2018

Luca 7 47 - Vangeli


 

«Le sono perdonati i suoi molti traumi, perché lei ha molto amato. Invece chi ha pochi traumi da farsi perdonare, è perché ama poco».

 

(Luca 7,47)

venerdì 1 dicembre 2017

Metti in circolo il tuo Amore - Ligabue


Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici "perché no?"





sabato 25 novembre 2017

Vivere è Cristo

Non morremo mai più. Anche se questo corpo sarà preda della corruzione, noi vivremo in Cristo, come egli stesso ha detto: "Chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Gv 11, 25). Siamo quindi certi, sulla parola di Dio, che Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i santi di Dio vivono. Il Signore effettivamente ha detto che vivono, perché colui che è il loro Dio è "Dio dei vivi e non dei morti". Parlando di se stesso, l'Apostolo afferma: "Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno; desidero di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo" (Fil 1, 21-23)...

Questa è la nostra fede, o carissimi fratelli. Del resto, "se noi riponiamo la nostra speranza soltanto in questo mondo, siamo da compiangere più di tutti gli uomini" (1 Cor 15, 19). La nostra vita materiale, come voi medesimi potete osservare, ha la stessa durata di quella delle fiere, degli animali, degli uccelli e magari anche minore. Caratteristica dell'uomo invece è di ottenere quello che Cristo ha dato per mezzo del suo Spirito, la vita eterna, a patto però che non pecchiamo più. Come la morte viene a causa del peccato, così dalla morte siamo liberati per mezzo della santità; la vita si perde col peccato, mentre viene salvata dalla santità. "La morte è il salario del peccato; ma dono di Dio è la vita eterna, in Gesù Cristo nostro Signore" (Rm 6, 23).

lunedì 20 novembre 2017

Vocazione di San Matteo

Vocazione di San Matteo, Caravaggio

Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!».
Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l'uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo».
Matteo 15, 10-20


«I dodici apostoli non erano perfetti. Gesù non li chiamò perché erano già santi, ma affinché lo diventassero, affinché fossero trasformati, per trasformare così anche la storia»
Benedetto XVI

domenica 19 novembre 2017

La parabola dei talenti

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,14-30.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sul vangelo di Matteo, n. 78, 2-3


La parabola dei talenti

Uno dei servi disse: "Signore, mi hai dato cinque talenti"; un altro ne indica due. Riconoscono che hanno ricevuto da lui il mezzo per fare il bene; gli testimoniano una grande riconoscenza e gli rendono i loro conti. Cosa risponde il padrone? "Bene, servo buono e fedele (poiché è proprio della bontà vedere il prossimo); sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Gesù designa così una beatitudine completa.

Quanto a colui che aveva ricevuto un talento, è andato a sotterrarlo. "Il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Vedi, non è solo il ladro, l'uomo che cerca sempre d'arricchirsi, chi fa il male, che è punito alla fine; è anche colui che non fa il bene... Cosa sono questi talenti, infatti? E' la potenza di ognuno, l'autorità di cui ci si rallegra, la fortuna che si possiede, l'insegnamento che si può dare e ogni altra cosa di questo genere. Nessuno venga a dire: non ho che un talento, non posso farci niente. Poiché puoi, anche con un solo talento, agire in modo lodevole.

venerdì 17 novembre 2017

In verità, il regno di Dio è dentro di voi

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,20-25.
In quel tempo, interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», Gesù rispose:
«Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse ancora ai discepoli: «Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete.
Vi diranno: Eccolo là, o: eccolo qua; non andateci, non seguiteli.
Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno.
Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

San Giovanni Cassiano (ca 360-435), fondatore di monastero a Marsiglia
Conferenze, n. 1 (SC 42, p. 90)


Il Regno di Dio in mezzo a noi e dentro di noi

Secondo me, sarebbe indegno allontanarci dalla contemplazione di Cristo, non fosse che un momento. Quando cominciamo a deviare da questo obiettivo divino, rivolgiamo a lui gli occhi del cuore e riconduciamo a lui , come linea diritta, lo sguardo dello spirito. Tutto sta nel santuario profondo dell'anima; quando il demonio ne è stato scacciato e il male non vi regna più, allora il regno di Dio si stabilisce in noi. Ma "il regno di Dio, scrive l'evangelista, non verrà in modo visibile... In verità, il regno di Dio è dentro di voi".

Ora in noi non può esserci che la conoscenza o l'ignoranza della verità, l'amore del vizio o della virtù, per mezzo del quale diamo la regalità sul nostro cuore o al demonio o a Cristo.

L'apostolo Paolo a sua volta descrive così la natura di questo regno: "Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17). Se dunque il regno di Dio è dentro di noi, e consiste nella giustizia, la pace e la gioia, chiunque possiede queste virtù è senza dubbio nel regno di Dio... Eleviamo lo sguardo dell'anima verso il regno, che è gioia senza fine.

martedì 14 novembre 2017

sui figli della Luce

Quando Gesù nel Vangelo parla dei figli della Luce, a chi si riferisce esattamente?

Quesito
Caro Padre Angelo,
seguo con molto interesse la sua rubrica, la ringrazio per lo splendido supporto che offre a tutti noi, e ringrazio il Signore di averle donato una così limpida intelligenza.
Vengo al mio quesito: quando Gesù nel Vangelo parla dei figli della Luce, a chi si riferisce esattamente, a tutti gli esseri umani o ad una esigua parte di essi?
In che modo costoro sono speciali, se lo sono?
Sono meno inclini al peccato dell'umanità in genere?
La ringrazio per l'attenzione,
le chiedo di pregare per me,
un saluto caro
Simona


Risposta del sacerdote

Cara Simona,

1. Gesù parla dei figli della luce nel Vangelo secondo Luca, e precisamente al cap. 16,8.
Ne parla all’interno della parabola dell’amministratore scaltro, il quale, licenziato dal suo padrone, fa bene i conti per mettere al sicuro il proprio futuro.
Gesù dice che “il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”.

2. I figli della luce sono solo i discepoli di Gesù, vera luce del mondo.
Non sono dunque tutti gli essere umani
.

3. In questa parabola Gesù dice che i figli di questo mondo, nel procurarsi i loro beni materiali sono molto scaltri. Ed è vero.
Si pensi anche solo alla gente comune che per provvedere meglio alle proprie necessità si affida alla consulenza di tanti esperti. Anzi si mette del tutto nelle loro mani.
Se si tratta poi di ingrandire o di tutelare la propria fortuna, vi impegna tutte le risorse della mente e si mette nelle mani di qualche buon commercialista.

4. Nel procurarsi i beni nell’anima, che sono quelli che durano eternamente, si assiste invece ad una certa ignavia.
Molti vivono tranquillamente nel peccato mortale.
Altri, pur essendo in grazia, non si danno da fare per progredire.
Eppure l’unico motivo per cui siamo in questo mondo è quello di preparare “un buon capitale per la vita futura”, come dice san Paolo in 1 Tm 6,19.

5. Mi chiedi in quale modo i figli della luce siano speciali, se lo sono.
La risposta è ovvia: sono speciali certamente.
E lo sono perché si fidano del tutto di Colui che dalle Scritture è chiamato “Consigliere ammirabile” (Is 9,5).
Secondo la sacra Scrittura solo i consigli di Dio sono detti mirabili, e cioè infallibili.
Tuttavia talvolta succede che anche i figli della luce, i discepoli di Gesù, si lascino affascinare da modi di pensare e di vivere che sono contrastanti con l’insegnamento del Signore. In questo allora non sono più speciali, ma perfettamente allineati al mondo. Sono come il sale che ha perso il suo sapore...

6. Chiedi infine se i figli della luce siano meno inclini al peccato dell'umanità in genere.
Ti posso dire che tutti, insieme col peccato originale, ereditiamo anche l’inclinazione al male, la triplice concupiscenza di cui parla san Giovanni nella sua prima lettera.
Tutti siamo inclini al peccato: chi più, chi meno.
È un fatto innegabile però che quando uno apre la propria vita al peccato, ne diventa schiavo. Anzi il peccato talvolta farà sentire le sue esigenze in maniera prepotente. Gesù ha detto: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34).
Puoi chiederti: chi è più inclinato ad assumere droga? Chi non ne ha mai fatto uso o chi ne è dipendente?
La risposta è facile. E ugualmente facile è la risposta anche all’ultimo quesito che mi hai posto.

7. Pertanto conviene seguire in tutto l’insegnamento del Signore.
Solo l’obbedienza alla sua parola rende veramente liberi (Gv 8,32), signori di se stessi, delle tentazioni e delle inclinazioni al male.
Ti saluto, ti auguro un felice anno nuovo, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo




https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1958

sabato 4 febbraio 2017

Versione virile del Vangelo - Gurdjieff

Avevo annotato un giorno in un taccuino una riflessione che mi si imponeva:
«Questo insegnamento è una versione virile del Vangelo».
A quando data questa annotazione? Non lo so ma sicuramente ad un'epoca in cui non avevamo ancora avuto tra le mani né i "Frammenti di un insegnamento sconosciuto''' né alcuno dei libri propriamente detti di Gurdjieff(8). Avremmo altrimenti potuto verificare che lui stesso ha esattamente definito il suo insegnamento come un esoterismo cristiano.
[..]
Nell'istante in cui mi attraversò, come un lampo di fuoco, l'idea che l'insegnamento non era altro che una versione del Vangelo in un linguaggio diverso, fui preso da una gran-de gioia e allo stesso tempo da una certa inquietudine. Perché? Diciamo, per semplificare, che avevo la sensazione di entrare in un territorio riservato. Perché il Cristianesimo non ò nato ieri ed appartiene di diritto ai santi e ai dottori della Chiesa. In più, nonostante ai nostri giorni sia universalmente messo in dubbio, è chiaro che esso è il fondamento delle nostre istituzioni, dei nostri codici, della nostra etica ed impregna molto profondamente i nostri pensieri.
Era possibile che non l'avessimo fino ad allora riconosciuto nell'insegnamento sconosciuto?
Per riconoscerlo sotto una forma che non avevamo mai visto avremmo dovuto poterne gustare l’essenza (che conserva il suo sapore attraverso tutti i cambiamenti dell'apparenza). L'essenza del Cristianesimo? Non ci si aspetti che provi a definire qualcosa che appare al di là di ogni definizione. Tuttavia sarebbe ingiusto volerlo ignorare del tutto.
Quando apro il Vangelo ne traggo un'ispirazione molto forte. È una lettura ardente, costellata di parole di un'intelligenza così acuta che non le si dimentica più: Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?.(9)
Essi chiedevano questo, per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei». (l0)
«E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (ll)
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? (l2) Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salalo? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini (l3) Queste parole che sono state citate e raccontate tanto spesso da poterle credere spogliate, come dell'alcool troppo a lungo invecchiato, sono ancor oggi altrettanto palpitanti di vita.
[..]
Gurdjieff non affrontava spesso questo problema con noi, poiché egli riteneva nulla la nostra competenza in questo campo.
«Immaginate - egli scrive - che un Europeo colto, cioè un uomo che non sa niente della religione, incontri la possibilità di una via religiosa. Egli non vedrà niente ecc. ecc. ...».
Quando Ouspensky chiede a Gurdjieff «qual è il rapporto dell'insegnamento che voi esponete con il cristianesimo come noi lo conosciamo», si attira questa risposta: «Non so quello che voi sapete sul cristianesimo. Bisognerebbe parlare a lungo per chiarire ciò che voi intendete con questo termine. Ma ad uso di coloro che sanno, direi, se volete, che questo insegnamento è cristianesimo esoterico.» (l4)
 Gurdjieff ha parlato in questi termini a degli allievi che possiamo definire "cristiani" (con tutte le restrizioni che si impongono) poiché essi appartenevano alla Russia di prima della rivoluzione d'Ottobre e la loro ricerca personale li aveva spinti sia a provare di liberarsi da un'influenza che li aveva delusi sia, al contrario, a esplorarne gli arcani per ritrovarne il significato essenziale.
È cristiano, egli spiegò un giorno agli allievi venuti dall'America e dall'Inghilterra per raggiungerlo al Prieuré di Avon, soltanto colui che è capace di mettere in pratica i comandamenti di Cristo. Facendo allusione al comanda mento ben noto che prescrive di amare il prossimo come se stessi, chiese chi ne fosse capace.
«A seconda che abbiate preso o meno una tazza di caffè, può darsi che amerete o non amerete.(l5)
«Dott. X, se vi si percuote sulla guancia destra, forse voi porgerete la sinistra?
«I comandamenti esistono come un ideale ma la scienza che ci renderebbe capaci di osservarli, è perduta. Essa costituisce tuttavia l'altra metà del cristianesimo, il suo esoterismo ed è stata conservata in alcune scuole. Ognuno potrà esservi iniziato durante un soggiorno all'Istituto che si è appena aperto al Prieuré, a condizione di risentirne la necessità».
Così egli ha parlato del cristianesimo ma soltanto a delle persone che ne avevano una certa conoscenza.
Si sa, comunque, quanto poco a lui importasse l'etichetta. Ebreo, cristiano, buddista, lamaista, islamico ... appena si va fino al midollo si tocca, sotto appellativi diversi, la stessa verità.
Aveva già spiegato queste cose ai suoi allievi di Mosca nel 1916 e di questo noi possediamo la relazione molto precisa che ne ha fatto Ouspensky:
«Ricordate - egli diceva - che ogni vera religione, e parlo di quelle che furono create con uno scopo preciso da uomini realmente sapienti, comporta due parti. La prima in-segna ciò che deve essere fatto. Questa parte cade nel dominio delle conoscenze generali e si corrompe con il tempo nella misura in cui si allontana dalla sua origine. L'altra parte insegna come fare ciò che insegna la prima. Questa parte è conservata segretamente in alcune scuole e con il suo aiuto è sempre possibile rettificare ciò che è stato falsato nella prima parte o di ripristinare ciò che è stato dimenticato.
«Senza questa seconda parte non può esservi conoscenza della religione o, in ogni caso, questa conoscenza rimane incompleta e molto soggettiva.
«Questa parte segreta esiste nel cristianesimo quanto in tutte le altre religioni autentiche ed insegna come seguire i precetti di Cristo e ciò che essi significano realmente»'l6}.


René Zuber, Monsieur Gurdjieff, ma lei chi è?

lunedì 30 gennaio 2017

Angeli - Igor Sibaldi




Preghiera come Resistenza in un circuito (min 32.25)

D'altra parte il concetto di preghiera è quello, il concetto di pila, di lampadina è lo stesso concetto.
[...]
Volta fa la pila, Edison ci infila una resistenza: un pezzo di tungsteno. E' un pezzo che, mentre il filo di rame non fa tanta resistenza perchè è un bravo conduttore, qui invece l'energia elettrica che passa dal tungsteno fa tanta luce.
Nei vangeli sta scritto che si fa più festa in cielo per un peccatore che si accorge che per 99 giusti che non si accorgono, questo è lo schema del circuito con la lampadina. Questo qui è il cielo (+), questa la terra (-), ed è la pila, il filo di rame sono i 99 giusti, la lampadina/resistenza è il peccatore. Nella preghiera cosa avviene? Nella preghiera tu sei qui (terra, -), Dio è qua (cielo, +), fai un filo di rame normale e dici la preghiera, la prima parte della preghiera, "ave Maria piena di grazia, il Signore è con Te...", dei complimenti spinti alla Madonna: piena di grazia, Signore teco.. il seno tuo. Questo qui è col filo, dopo di che, si passa alle richieste, cioè alle resistenze: "prega per noi peccatori", ho un problema, Signora, nel tempo libero ci metta una parola buona perchè c'ho una resistenza che non va bene, un pezzo di tungsteno, è qui che viene l'energia.
[...]
Questa è la preghiera (resistenza) che può illuminarsi solo se c'è un cielo (+) ed una terra (-) connessi. La preghiera è una domanda, qui (pila senza resistenza) sono complimenti, meditazione, qua (resistenza) è una domanda. La domanda è qualcosa che non sai, qualcosa che ti manca, tutte le volte che Gesù dice "chiedete e vi sarà dato", dice, mettete la lampadina nel circuito.
Questo è un circuito (percorso che va da un punto (+) ad un altro (+) del cerchio passando per il centro (-) del cerchio), qui (centro) c'è la lampadina. Tu sei la lampadina. Questa (cerchio con centro) è una pila , questo (percorso) è un circuito. L'angelo è un circuito, a quei tempi non c'era l'elettricità, ma avevano già capito certe cose. Allora questo è un circuito... ha un polo d'entrata (+) e un polo negativo, qui si forma una corrente di energia (differenza di potenziale), nella corrente di energia ci sei tu con tutte le tue domande, con tutti i tuoi bisogni. Se sei bene innestato ti illumini. Questo è il motivo per cui l'angelo viene raffigurato appunto con le ali (percorso-circuito) e questa qui (centro-lampadina-resistenza) è la testona bionda dell'angelo che non è bionda perchè loro prediligevano i tedeschi, è bionda perchè rappresenta l'oro in cui il tungsteno della lampadina si trasforma quando è inserito in un circuito. Gli antichi dicevano piombo e oro, adesso diciamo tungsteno e luce, però è la stessa roba.
[...]
Se sei qui (centro), hai un rapporto privilegiato col sistema pila, col tuo mondo. Il sistema pila ha dentro un circuito in cui tu entri solo se sei una persona libera, se sei libero di accorgerti  e di cui senti solo parlare in termini vaghi e per lo più incomprensibili quando sei qua (punto lontano dal percorso-circuito), qui invece lo sperimenti, nel fare, nell'avere, nell'essere. Di cosa è fatto questo circuito? Non di un vento, non di una cascata, non di una misteriosa energia sottile, è fatta di avvenimenti, di miliardi di avvenimenti che ci sono qui (percorso), avvenimenti che hanno una certa valenza tra di loro, questa qui (percorso) è una strisciata di avvenimenti, di possibili scelte della tua vita.



Damascio e gli angeli (min 42.00)

I cristiani di questa roba non sapevano niente, sapevano che c'erano questi angeli, nel sesto-settimo secolo. Gli arabi sapevano che c'erano questi angeli, che avevano tutti il nome ebraico, i cristiani odiavano gli ebrei in quel periodo, per cui gli angeli non piacevano più di tanto.
[..]
Poi, ad un certo punto, non si sa da dove e da chi, tira fuori un libro che si chiama "le gerarchie celesti", pubblicato adesso dalla Bompiani. Questo libro si presenta e dice: "Io sono un autore del primo secolo dopo Cristo. Io ho conosciuto San Paolo ad Atene e so un sacco di cose che San Paolo mi ha detto, e te le racconto anche a te." E racconta tutto sugli angeli intesi in questo modo, spiegando tutti i vari tipi di angeli, ossia tutti i possibili tipi di circuito che ci possono essere all'interno di un Adam (mondo). Perchè non c'è mica un circuito solo?  Questo qui (indicando il disegno) è il tuo, ma ce ne sono tantissimi altri, tanti fili all'interno di una pila. E questo, in gerarchie, vi spiega che cosa sono i cherubini che cosa sono i serafini, troni, principati, eccetera. Tutti se lo bevono questo libro, piace tantissimo, l'originale esce in Siria, in greco, poi lo traducono in latino. Dante e quasi tutto il suo paradiso l'ha costruito su questo libro.
[...]
L'autore di questo libro, non è quello che c'è sul titolo, Dionigi l'Areopagita, ma un certo Damascio. Un filosofo ebreo del quinto-sesto secolo che stava a Costantinopoli. Ad un certo punto, c'erano questi nervosismi verso gli ebrei, si stufa di stare a Costantinopoli, dove lo trattano da stupido, e attraversa il confine con la Persia. I persiani, a tutti i filosofi che scappavano dalla zona latina, li prendevano con grande gioia e non solo ma i filosofi latini, era greco però dell'impero latino, che andavano in Persia erano contentissimi, perchè in Persia c'era tutta la letteratura greca; cioè noi Aristotele l'abbiamo perso di vista da un bel pezzo, i persiani lo traducevano, erano molto colti. Stando lì scrive il suo libro, perchè ha un progetto. Ha capito che per gli ebrei è finita, poi però si sbagliava, e aveva capito che i cristiani prima o poi sarebbero riusciti a farli fuori tutti, però lui ci teneva moltissimo. Allora come fare a conservare una scienza tipo questa, ebraica, in un mondo cristiano? Si inventa questo contrabbando, per cui adesso è famosissimo Damascio, dice: io faccio finta di essere cristiano e faccio finta di essere tra i fondatori del cristianesimo, amico di San Paolo. E dico: "San Paolo ha detto a me delle cose che sono cristianissime e che in realtà sono totalmente ebraiche, se ci cascano nella trappola, io tutta una scienza che con queste bestie di occidentali me la distruggeranno sicuramente nei prossimi anni, viene conservata da loro, pensando che sia una roba cristiana, mentre invece è nostra. A me non importa il marchio di fabbrica, m'importa che si continui a sapere questa roba." E gli è riuscita. Quindi da un momento di caos, i cui degli angeli non si sapeva niente, arriva questa teoria che comincia ad interessare sia San Tommaso, sia Dante, sugli angeli come fasci di energia che attraversano l'adam.
[...]
Adesso guardate un po' come cambia la nostra psicologia e la nostra esistenza con l'idea di questo circuito. Da subito un senso speciale a tutto una serie di cose che ti capitano e che ti possono capitare. Quando tu sei libero sei al centro del tuo adam e ti capitano delle cose eccezionali, quando non sei libero sei fuori (lontano dal percorso-circuito) portata dalle cose eccezionali e senti che ci sono nel mondo delle meraviglie, però tu non ne sai niente. Credi agli angeli con le ali e i capelli biondi, ma non sai perchè hanno le ali e i capelli biondi, qui (centro) non ci credi agli angeli con le ali e i capelli biondi, ma li esperimenti proprio. E sai che quel biondo sei tu e quelle ali sono la connessione tra qualsiasi istante di alcuni avvenimenti della tua vita della fascia centrale dell'adam e il sistema energetico del tuo mondo. Naturalmente è bello stare qua, uno che sapesse che si può stare qui, la cosa migliore da fare sarebbe spiegare la cosa al suocero, al dirigente, al sergente che si occupa di te, chi ti pare, e trasferirti qui.



Origine egiziana (min 48.50)

Questa è una tipica scienza ebraica, e come tutte le tipiche scienze ebraiche, non è di origine ebraica, è di origine egiziana, in parte egiziana.
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Quanti circuiti ci saranno? Gli egiziani dicevano, ciascuno per ogni grado: 360 circuiti. Li indicavano, con i loro geroglifici, dopo averli studiati a lungo, praticamente avevano suddiviso l'adam di tutti in fasce, in circuiti. Alcuni si sovrapponevano, naturalmente, e ognuno aveva una serie di avvenimenti, stando dentro ai quali si era dentro quella forza lì, quindi non è questione di meditazione, per stare dentro a questo circuito, bisogna che tu sei su questo avvenimento qui e devi scegliere, scegli questo e passi su questo, poi passi su questo qua, poi.. e devi stare attento a non uscire qua fuori, fuori dal tuo circuito.



Cattolico (min 1.04.50)

L'occidente sapete che è cattolico, in tutte le sue manifestazioni. Che vuol dire cattolico? Cattolicos, universale. Caratteristica e grande novità dell'occidente, poi copiata dagli arabi è: tu hai torto, ho ragione io. Prima dell'impero romano col culto dell'imperatore, ogni religione stava bene al posto suo. Cioè, era come il mangiare, a Milano si mangia 'el risott', a Napoli si mangia la pizza, ma non è che il napoletano va a litigare con il milanesi perchè si mangia il risotto e non la pizza o viceversa. Quindi ognuno c'aveva il suo Dio, la sua religione, cambiavi zona, c'era un altro Dio e andava tutto bene, e guai a convertirsi, non era neanche pensabile convertirsi.
Poi, invece, salta fuori il momento cattolicos: se tu non onori il Dio che onoro io, ti ammazzo. Cominciano i romani con il culto dell'imperatore, i cristiani continuano. Dicono, di Dio ce n'è uno solo e tutti gli altri son cattivi. Non c'era nella Bibbia questo, c'è: Israele, il tuo Dio è uno, quello degli altri è degli altri. Invece nel cattolicos c'è uno solo giusto per tutti. Per cui l'indios sudamericano se non crede nel tuo Dio, tu lo devi ammazzare, perchè è una bestia non è neanche un uomo. Questa è l'idea dell'occidente, terribile.



Peccato e trauma (min 1.25.29)

Secondo questa teoria, chi è dentro la sua strada ha successo, chi non è dentro no. Qui continui a non sprecare energia e ad avere tutto a favore, quando sei fuori hai tutto contro e sprechi tanta energia. Fuori fai quello che vogliono gli altri, dentro fai quello che vuoi tu, chiaro che hai successo.
Perchè allora non succede questo? C'è l'aggiunta psicologica, ad un certo punto capita qualcosa al bambino, gli si fa un muro qui, e il bambino deve uscire. Esce e non sa dove andare, gira e rigira, e magari finisce qui (punto fuori dal centro del suo circuito ) da grande. Su una zona, un angelo che non è suo, senza sapere niente degli angeli, lontano da quello che è il suo, in una vita brutta, noiosa. E questo muro qui si chiama trauma. Ed è quello che nei vangeli si chiama peccato.
Voi sapete che Gesù cura i peccatori, "non sono venuto per i giusti ma per i peccatori". Uno si immagina che questo frequentava della gentaglia.. poi quando arriva il malato, il paralitico, dice "i tuoi peccati ti sono perdonati", allora lui si tira su e torna a casa contento. Pensate le implicazioni di questa traduzione. L'implicazione qual'è? Lui ha commesso dei peccati e Dio l'ha punito con la paralisi. [...] Uno pensa, chissà cosa ne ha fatte quello la, per essere paralitico. Gesù però è bravo perchè glielo perdona.
Questa idea qui è basata su un errore di traduzione. La parola che Gesù usava probabilmente era khedìe che in realtà vuol dire letteralmente energia bloccata, non vuol dire colpa. In latino peccatum vuol dire colpa contro le regole della società. [..] La parola che più si avvicina al concetto di energia bloccata, da noi è trauma, non è peccato.
[..] Ora cambia un po' tutto. Allora non è che Dio punisce per il peccato, Dio non fa niente, ma se tu blocchi la tua energia, è chiaro che questa energia bloccata dal trauma produce dei guai da qualche altra parte. Se fluisce va bene, se viene bloccata dall'khedìe, è bloccata.
Il blocco dell'energia nella tradizione di Gesù può essere due cose: prima cosa, una trasgressione alla legge. Però la legge ebraica è una cosa molto precisa è una legge naturale, tutti i 600 comandamenti non sono un accordo sociale è che se tu fai queste cose stai bene se non le fai stai male. [..] Ce n'è uno che dice: "non dimorare a lungo in Egitto". Non stare tanto tempo in Egitto, che non vuol dire Sharm el Sheik, Meifi, Il Cairo. Egitto per loro sono le multinazionali del tempo, le aziende, cioè lavora nelle aziende ma non starci tanto tempo sennò ti mangia l'azienda. Quindi il trauma per loro è andare contro queste leggi qua.
Le prime le conoscete, per esempio, quella tradotta "non commettere atti impuri". Non commettere atti impuri è una proibizione che non capisci il senso, perchè, cosa c'è di impuro? Impuro è l'idea che non lo devi commettere, forse. [..] Nell'originale è "non prostituirti", ossia, non pensare che il tuo impulso sessuale sia una cosa che puoi vendere e comprare perchè altrimenti ti ammali, di testa, ti fai un trauma.
"Non desiderare la roba d'altri" nell'originale praticamente significa non desiderare quello che desiderano gli altri, altrimenti non ti conoscerai mai, non saprai mai chi sei. Quindi vai in giro per il mondo e non rispetti questo comandamento, è chiaro che hai un sacco di traumi, perchè vai contro una cosa che fa bene.
Prima cosa, non rispetto della legge in quel senso, seconda cosa, violenze subite. Quindi tutte le volte che hanno scritto peccatore nei vangeli è uno che è stato violentato? Probabile. Gesù dice, trovo il paralitico, che evidentemente ha energia bloccata, io voglio sapere che trauma ha avuto, glielo trovo, lo libero, e gli si sblocca l'energia e ritorna sano. E' un'idea bellissima.
[..] Gesù era uno di quelli che curava i traumi, togliendo i traumi si ripristina il corso. I traumi non sono tutti i guai che ti sono capitati, perchè per esempio puoi avere tanti guai ma sei perfettamente qui dentro (angelo). Il trauma è un guaio di tipo particolare, è qualcosa che ti è capitato e ti ha fatto male, ma ti è capitato in un momento in cui non potevi far fronte a questa faccenda e così l'hai nascosto, l'hai dimenticato, dandoti l'ordine di non ricordartelo più. Quindi se uno dice, "io mi ricordo un mio trauma, è stato questo e.." non è un trauma. Il trauma è un qualcosa che per definizione non ti puoi ricordare.