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domenica 29 aprile 2018

Quando le persone ci feriscono - Gurdjieff

Madame Dubeau: Nella vita, quando le persone ci feriscono, bisogna pensare: “Non m'importa, non è dannoso”, oppure difendersi da loro?

Gurdjieff: Un piccolo consiglio: consideri ciascuna di quelle occasioni un modo di lavorare allo scopo di ampliare la sua volontà. È molto facile. Lei sa quali relazioni aveva prima, in maniera automatica. Oggi risponda consciamente, si faccia conoscere in modo conscio. 
 
Madame Dubeau: Ma nello stesso modo?

Gurdjieff: Come preferisce. Bene, male, questo non esiste. Il risultato sarà caricare il suo accumulatore per la prossima dimostrazione. Più lo fa in maniera cosciente, più energia avrà; e ciò che le sembrava impossibile le sembrerà migliore del previsto.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1944-1946, p 64

domenica 31 dicembre 2017

Il Tradimento e l'Osservazione del 7empo

Per alcuni secondi di celebrità tradiamo un amico
Per alcuni minuti di eccitazione tradiamo un fidanzato
Per alcune ore di lavoro tradiamo noi stessi
Per alcuni anni di vita tradiamo l'Assoluto

Con alcune meditazioni consapevoli ci riappropriamo della nostra Natura
Con alcuni attimi nel centro comprendiamo la nostra Essenza
Con alcuni vuoti nel silenzio osserviamo ciò che noi Siamo



lunedì 13 novembre 2017

Esercizi sullla non immaginazione - Gurdjieff

Pom: Posso fare una domanda?

Gurdjieff: Se lo desidera. Questa e la prima volta che parla, vero?

Pom: Vorrei sapere cosa fare per impedire, al di fuori del lavoro che dura per un certo periodo di tempo, alla mia immaginazione di prendere il largo?

Gurdjieff: Bene, per questo le darò un consiglio molto semplice e molto ordinario. Anche lei è sulla strada giusta. Quello che sto per dirle è una cosa molto semplice. Comprendere logicamente non le darà assolutamente nulla. Tra un po’ capirà che l’unico consiglio adatto è quello che le sto dando ora. Durante il suo tempo libero, conti: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, fino a cinquanta. Poi: cinquanta, quarantanove, quarantotto, quarantasette, quarantasei, eccetera, finché non torna al punto di partenza. Tutto il tempo. E se lo fa sette volte, cinque o dieci minuti, si sieda, si rilassi e dica a sé stesso: “Io sono”, “lo desidero essere”, “Io posso essere”, “Non usare tutto questo per essere malvagio, ma buono”, “Aiuterò il mio prossimo quando sarò. lo sono”. Dopodiché, conti ancora. Ma consciamente, non automaticamente. Lo faccia durante tutto il tempo libero che ha. La prima volta le sembrerà assurdo. Ma quando lo avrà fatto per due o tre settimane, mi ringrazierà con tutto il cuore. Ha capito?

Pom.: Molto bene.

Gurdjieff: Non le do nient’altro. Conosco mille altre cose, ma ora le do solo questa semplice cosa. [Agli altri] E questo lo salverà. La sua intera vita cambierà e fino all’ora della sua morte mi ringrazierà, non mi dimenticherà mai. Faccia quello che le ho detto, e questo è tutto.


[..]
Jac: Monsieur Gurdjieff, poco fa sono stato molto colpito dalla domanda di Pom e dalla sua risposta. Nella mia vita, che di solito è molto attiva e molto triviale, osservo quanto poco spazio ci sia per il lavoro. Fin troppo spesso mi sento perso. Il che è normale. Ma quel che è meno normale è che sono attaccato, identificato con questo trambusto, questa trivialità che si addice così esattamente a me, al me ordinario, l’individuo che è più forte in me. E le chiedo se non dovrei forse applicare al mio caso il suggerimento che ha dato a Pom, perché credo che contenga qualcosa di chiaro e semplice che mi tirerà fuori dalla gabbia per scoiattoli in cui giro tutto il tempo.

Gurdjieff: Non la aiuterebbe per nulla. È difficile contare a quel modo: uno, due, tre, fino a cinquanta. Le darò qualcosa di ancora più semplice. Ha una famiglia. Un padre? Una madre? Un fratello?

Jac: E una sorella.

Gurdjieff: Anche una sorella: cinque persone. A partire da domani mattina, prenda questo come compito: ogni dieci minuti, poco meno o poco più, circa dieci minuti — è lo stesso per me se sono otto o dodici — ricordi suo padre, dieci minuti dopo sua madre, eccetera. Se ne ricordi e li rappresenti a sé stesso. E quando ha finito con tutti e quattro, dieci minuti dopo, “Io sono”, “Io desidero essere”, con il sentire tutta la sua presenza. E dieci minuti dopo ricominci: suo padre, sua madre, eccetera. E in tal modo dovrebbe trascorrere il suo tempo. È più semplice così. Capisce? Ad ogni modo, deve avere una idea fissa. Ogni volta che pensa a sua madre, pensi che lei è qui, con orecchini d’argento alle sue orecchie, di poco valore; e dia la sua parola a sé stesso che quando sarà cresciuto e guadagnerà dei soldi si darà il compito di comprare per lei orecchini d’oro. [A Madame Et.] Il dieci per cento per me. [A far] Mi ha capito?


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 140-141, 147-148

Consapevolezza è sforzo - Gurdjieff

Luc: Ho notato che posso separarmi da me stesso con molta forza quando faccio uno sforzo molto breve. Ma lo sforzo è perso e scompare quando tento di trattenerlo.

Gurdjieff: Non è necessario farlo con forza. Potrebbe sviluppare un’idea fissa rispetto all’esercizio. Non è mai necessario forzarsi: è necessario farlo per gradi.

Luc: Mi sono espresso davvero male. Non sono gli sforzi che faccio per avere successo a essere forzi, è nell’impressione che ricevo la forza, fintantoché lo sforzo è breve.

Gurdjieff: È nello sforzo. Tutto ciò che lei fa senza usare l’automatismo è uno sforzo. Quando si fa tutto meccanicamente, agire con un po’ più di consapevolezza sarà uno sforzo. Ma lei non deve fare niente con foga.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, p 126

lunedì 26 giugno 2017

Il male è sempre meccanico - Ouspensky

Un altro importantissimo problema da considerare è l’idea di bene e di male in questo sistema, perché generalmente le idee della gente su questo argomento sono assai confuse ed è necessario che stabiliate da voi stessi come comprenderle. Dal punto di vista del sistema ci sono due cose soltanto che possono essere confrontate e viste nell’uomo: la manifestazione delle leggi meccaniche e la manifestazione della consapevolezza. Se volete trovare esempi di ciò che potete chiamare bene o male, per arrivare ad un certo standard, vedrete immediatamente che quanto noi chiamiamo male è sempre meccanico, non può mai essere consapevole; e ciò che chiamiamo bene è sempre consapevole, non può essere meccanico. Ci vorrà molto tempo prima di scorgere la ragione di ciò, in quanto queste idee di meccanico e di consapevole sono confuse nella nostra mente. Non le descriviamo mai nella maniera giusta, questo è quindi il prossimo punto che voi dovete considerare e studiare.

[..]
Cercate di collegare nella vostra mente quanto ho detto circa lo studio di bene e male, meccanicità e consapevolezza, morale e coscienza, e poi ponetevi la domanda: “È possibile il male conscio?”. Ciò richiederà studio e osservazione, ma dal punto di vista del sistema esiste un principio ben preciso che il male conscio è impossibile; la meccanicità deve essere inconscia.


P. D. Ouspensky, La Quarta Via, pp 28-29



lunedì 8 maggio 2017

Consapevolezza indipendente dal corpo fisico - Ouspensky

Quando, nel 1907, cominciai a scrivere A New Model of the Universe mi dissi chiaramente, come tanti altri hanno fatto prima e poi, che sotto la superficie della vita da noi conosciuta c’è qualcosa di molto più grande e importante. E aggiunsi che, finché non conosciamo maggiormente ciò che le sta dietro, tutta la nostra conoscenza della vita e di noi stessi è in realtà trascurabile. Ricordo una conversazione di quell’epoca, in cui affermai: “Se fosse possibile accettare come provato che la consapevolezza (o, come la chiamerei ora, l’intelligenza) può manifestarsi indipendentemente dal corpo fisico, parecchie altre cose potrebbero essere dimostrate. Soltanto che ciò non può essere accettato come provato”.


P. D. Ouspensky, La Quarta Via, p 7