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domenica 13 maggio 2018

Uno dei due desidera il Lavoro e l’altro oppone resistenza - Gurdjieff

«Voi molto sporche», Gurdjieff disse alle tre, poi aggiunse: «... ma avete qualcosa molto buono - che molte persone non hanno - molto speciale

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«Oh», disse, «a volte queste amicizie molto cattive, odio si produce grande, poi amore, poi più odio.»*

* Questa prima osservazione di Gurdjieff, unita ad altre che in seguito fece Solita, sembrano indicare che Janet era, rispetto a Gurdjieff e al Lavoro, una fonte negativa, una forza che Solita doveva superare se voleva svilupparsi. Questa dinamica si produce spesso nelle coppie. Uno dei due desidera il Lavoro e l’altro oppone resistenza, sentendosi minacciato dall’interesse del partner, e agisce per ostacolarlo. Ne segue una lotta che mette alla prova la determinazione del cercatore e il valore che assegna alla ricerca. Poiché queste relazioni coinvolgono anche la sfera sessuale, la lotta non si produce solo a livello intellettuale ed emozionale ma anche istintivo. Se il partner che oppone resistenza non diventa neutrale, è necessario che l’altro ponga fine alla relazione. Uno dei due ha superato l’altro, il vino nuovo non deve essere messo in botti vecchie, come dice il proverbio. Mentre Janet insisteva sull'opportunità di avere altre relazioni, non riusciva a lasciare andare davvero Solita, la quale a sua volta non era abbastanza forte da liberarsi, persino quando in seguito avrebbe voluto iniziare una nuova vita con un’altra donna. Questa situazione può aver prodotto in Solita una certa confusione riguardo al suo rapporto con Gurdjieff.


William Patrick Patterson - Gurdjieff e le donne della Cordata, pp 115-116

lunedì 30 aprile 2018

Tempo nel Lavoro - Gurdjieff

Domanda: Voglio sapere qualcos'altro; quanto tempo bisognerebbe spendere negli esercizi, sul lavoro interiore, quando si è da soli a casa? Vorrei sapere un tempo di base, un’ora, mezzora. Quanto tempo?

Gurdjieff: C’è una regola generale: non bisognerebbe lavorare per più di un terzo del proprio tempo di veglia. Gli altri tre terzi dovrebbero essere passati a vivere automaticamente, come lei è abituato. Per il lavoro, l’altro terzo; solo quello. Mai di più. Cominci da lì. Se lavora per tre ore le può distribuire tra mattina, pomeriggio e sera, ma divida il suo tempo di veglia in tre parti. Due per la vita ordinaria, una per il lavoro. Questa è la regola.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1944-1946, p 101

Non usi questa forza - Gurdjieff

Madame D.: L'esercizio di tenere per me la mia atmosfera mi ha dato una sensazione molto forte della mia presenza. Ma sento questa presenza per un tempo molto lungo, nel corso della giornata, quando l’esercizio è finito. Questo mi aiuta molto in quel che devo fare. Ma lei ha detto che non bisognerebbe mescolare il lavoro con la vita. Dovrei fermare questa cosa?

Gurdjieff: Non usi questa forza. Lasci che la vita scorra come prima. Non mescoli i due stati. Nella vita, non lavori oltre al tempo consacrato in modo particolare agli esercizi.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1944-1946, p 99

Lavoro e Energia - Gurdjieff

Madame E: Non ho sonno quando comincio l’esercizio. Poi, improvvisamente, la mia energia viene a mancare.

Gurdjieff: Un’associazione risucchia la sua energia.

Madame E: Si ferma tutto.

Gurdjieff: Non faccia troppo. Faccia meglio per quanto riguarda la qualità, e meno per quanto riguarda la quantità.

Madame F.: Ma già lavoro pochissimo.

Gurdjieff: Faccia tutto poco a poco. Quando lavora coscientemente, o anche coscientemente per metà, questo mangia la sua energia. Ha solo un accumulatore, non dieci. Esso si ricarica quando lei dorme, e poi lei divora l’energia. Se ne va tutta. Non bisognerebbe lasciare che la lampada bruci troppo a lungo.

Madame F.: Bisognerebbe spendere meno energia nella vita esteriore per averne di più per il lavoro.

Gurdjieff: Non ha niente a che fare con questo. Non si preoccupi di ciò. Il lavoro esteriore va avanti piuttosto automaticamente e richiede una quantità minima di energia. Lasci che la vita faccia il suo corso. Tenga la sua energia per il lavoro. Il lavoro richiede una gran quantità di energia.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1944-1946, p 79

lunedì 13 novembre 2017

Il Lavoro è una cosa molto seria - Gurdjieff

Madame Et.: Posso chiederle un consiglio? Volevo domandarle: quando faccio il mio lavoro di ricordare me stessa sono sempre ostacolata dalla stessa idea: come posso fare il mio lavoro, come posso organizzare la mia giornata, affinché tutti in casa siano felici? E durante il giorno è proprio l’opposto. Sono ostacolata dalle idee che hanno a che fare con il lavoro. Penso a quel che ho sentito qui e da Madame De Salzmann, e questo mi intralcia costantemente.

Gurdjieff: Questo è il risultato delle incombenze della vita quotidiana, succede a tutti. L’ho detto spesso. Deve dedicare un tempo speciale per il lavoro ogni giorno. Non tutto il tempo, il lavoro è una cosa molto seria. Non può lavorare interiormente tutto il giorno. Deve ritagliarsi un tempo speciale e aumentarlo mano a mano. Per questo lavoro dedichi mezz’ora delle sue ventiquattr’ore. In questa mezz’ora dimentichi tutto il resto, metta tutto il resto da parte. È una piccola cosa. Sacrifichi a questo tempo tutte le sue occupazioni, tutto il lavoro delle sue funzioni esteriori. Sacrifichi tutto per il suo lavoro interiore e in seguito potrà metterlo da parte per le cose della vita quotidiana. Non può fare questo lavoro tutto il giorno.

Madame Et.: Lo penso anch’io. Diventa meccanico. Io sono, io desidero essere.

Gurdjieff: Lei mescola, non deve mescolare. Non mescoli questo lavoro con il lavoro ordinario. Abbiamo due generi di stati di veglia. Per questo lavoro, dovrebbe avere uno stato di veglia attivo. Ma una mezz’ora di questo stato di veglia è sufficiente per il resto del giorno, in cui lei può continuare a vivere come al solito. Può fare questo? E se non può farlo per mezz’ora, anche dieci minuti sono una ricchezza per chi è in grado di lavorare dieci minuti. Deve dedicare e sacrificare a questo lavoro un tempo speciale. Non può dare tutto il suo tempo. La vita è una cosa, il lavoro un’altra. La sostanzialità di ognuna è differente: per questo lavoro, deve essere più attiva. L’ho detto molte volte. Quando comincia il lavoro il suo compito è il suo lavoro. Prima di cominciare dovrebbe rilassarsi, prepararsi, raccogliersi. In seguito, con tutto il suo essere deve svolgere il suo compito. È una cosa molto complicata. Non si può fare a lungo, ci si ritrova presto stanchi. Il lavoro consuma tutte le forze. Se gli dedica cinque minuti di troppo, tutte le sue forze saranno consumate. È per questa ragione che dico che deve aumentare il tempo poco a poco, finché non vi sarà abituata: cinque minuti, sei minuti, dieci minuti. Solo questo sistema la preparerà ad acquisire lo stato che si addice a un vero uomo. Se riesce a lavorare per molto tempo, questo le dimostra che non lavora con tutto il suo essere, che sta lavorando solo con la sua mente. Ma quanto a questo, può farlo per mille anni senza guadagnarci nulla; non vale niente. Lavori per poco tempo, ma lavori bene. Non è la quantità ma la qualità che conta. La vita è una cosa. Non la mescoli con altre cose. Cinque minuti di buon lavoro valgono più di ventiquattr’ore di un altro genere. Se non ha molto tempo, lavori cinque minuti. Lasci che la vita ordinaria continui automaticamente secondo abitudine per il resto del tempo. Quel che dice non riguarda il lavoro. La nostra vita è una cosa, il lavoro un’altra. Altrimenti diventerà una psicopatica. Se si ricorda di sé con la mente non vale nulla; si ricordi di sé con tutto il suo essere. Non può farlo a lungo, si esaurirebbe. Lo faccia per cinque minuti, ma dimentichi tutto il resto. Sia un’egoista assoluta, dimentichi tutto, il suo Dio, suo marito, i suoi figli, il denaro. Ricordi solo il lavoro. Breve, ma sostanziale.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 141-144

martedì 3 ottobre 2017

Su stanchezza e Lavoro - Gurdjieff

Domanda: A proposito del lavoro e della fatica, mi sembra che ci sia una differenza tra gli sforzi per il lavoro e gli sforzi meccanici. Il lavoro esteriore consuma la nostra energia; l’altro lavoro, al contrario, dovrebbe farci accumulare energia. Ma è il contrario. Ci si stanca molto, si perde energia.

Gurdjieff: Nel frattempo lei la mantenga. Lei si nutre consapevolmente dell’elettricità che ha nel corpo e la trasforma. Ciò costituisce la sua forza. Non è lo stesso tipo di stanchezza. La fatica derivata dal vero lavoro ha un futuro; lei è stanco e questo le dà un risultato sostanziale, ricarica il suo accumulatore. Se continua, si accumulerà in lei una sostanza consistente che ricaricherà la sua batteria. Più si stanca più il suo organismo potrà elaborare questa sostanza.

Domanda: La fatica è favorevole o no agli sforzi di concentrazione?

Gurdjieff: Se è fatica ordinaria non ne vale la pena. Dipende dall’altro accumulatore. Non sarà in grado di fare nemmeno le cose quotidiane e perderà le forze che le rimangono. Ma per un altro genere di fatica c’è un’altra legge: più dà e più riceverà.

Domanda: Ho notato che la mattina, quando sono riposato, non riesco a lavorare. La sera, viceversa, dopo tutte le fatiche del giorno, ho più successo.

Gurdjieff: Perché una parte di lei è stanca e perché lei lavora senza quella parte. Lavora con uno o due centri. Deve lavorare con tutti e tre. Se un centro è stanco non prende parte al lavoro e lei non ottiene risultati. Pensa di poter lavorare meglio di notte, ma è soggettivo, dunque non conta niente. è di poco valore.


G.I.Gurdjieff - Incontri con Gurdjieff - 1941-1943, pp 69-70

mercoledì 11 gennaio 2017

Particolare problema che ritorna nella vita - Gurdjieff

Mi parlò molto a lungo, quella mattina, ponendo l'accento sul fatto che ognuno ha, di solito, un particolare problema che ritorna nella sua vita. Disse che questi particolari problemi consistono generalmente in una forma di pigrizia e che avrei dovuto riflettere sulla mia, che assumeva una forma esteriore abbastanza evidente: avevo semplicemente rimandato ogni mio intervento nel giardino, finché qualcuno non si era accorto della cosa. Mi disse che voleva che io riflettessi seriamente sulla mia pigrizia - non nella sua forma esteriore, che non era importante, ma per individuare la sua radice. « Quando ti accorgi di essere pigro, è necessario scoprire che cosa è quella pigrizia. E poiché sei pigro da diversi anni, ci possono volere diversi anni per scoprire cosa sia la tua pigrizia. Ogni volta che la noti, devi chiederti: "Che cos'è la pigrizia in me?". Se ti fai questa domanda seriamente, e con concentrazione, è possibile che un giorno tu possa trovare la risposta. Questo è il lavoro importante e davvero difficile che ora ti affido ».


Fritz Peters, La mia fanciullezza con Gurdjieff, pp 184-185