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mercoledì 24 gennaio 2024

Gurdjieff e la Preghiera del Cuore - Joseph Azize

[..] In alcune note pubblicate come "Note sul Vangelo di San Giovanni", erroneamente attribuite ad Ouspensky troviamo scritto (pubblicato da Ediciones Sol, Messico, senza data, attribuito a P. D. Ouspensky, quasi certamente scritto da un anonimo allievo di Ouspensky; vedasi James Webb, The Harmonious Circle): 

 "La Terra è racchiusa e avvolta in una grande fiamma di potere radiante. Lo stesso potere è custodito all'interno di ogni forma vivente, in attesa di qualche shock che lo renda libero". 

 Le tecniche cristiane di preghiera possono fornire tali shock, ma come affermò Ouspensky il 23 gennaio 1934, queste tecniche sono inutili senza la respirazione cosciente e il digiuno (vedasi: A Further Record, pp.295-8). I commenti di Ouspensky danno senso ad alcune osservazioni piuttosto criptiche che si trovano in Filocalia, soprattutto nel monaco Niceforo. Più sperimento il digiuno, le preparazioni e gli esercizi, esattamente come il signor Adie li ha ricevuti da Gurdjieff, più penso che questo sia vero anche per il metodo di Gurdjieff. Le istruzioni di Adie coincidono esattamente con quelle di Niceforo. In effetti, danno un senso ed espandono le istruzioni deliberatamente frammentarie e incomplete del monaco. Per inciso, credo che la signora Kadloubovsky, che ha avuto un ruolo importante nella preparazione della traduzione inglese di Filocalia, e che ha assemblato il volume che trattava della Preghiera del Cuore, fosse la segretaria di Ouspensky. Questo volume è altamente raccomandato e include Niceforo sotto il nome di "Niceforo il Solitario". Vorrei raccontare un'esperienza personale, o un tipo di esperienza personale. Con la preghiera continua, le impressioni vengono ricevute in modo completamente diverso, o forse si potrebbe dire che vengono ricevute come prima, ma si aggiungono anche impressioni di se stessi, di vividezza, di essere quasi in bilico al di sopra del tempo, di profondità e dimensione aggiunte in ogni cosa... e rapidamente. Quando dimentico la preghiera, a volte mi sveglia un sentimento che è qualcosa come: "chi ha portato via la terza dimensione?"

[..] La terza causa è che sono diventato sempre più consapevole che Gurdjieff aveva effettivamente delle fonti, e ovunque sono riuscito a identificare tali fonti, esse appartengono alla tradizione greca, in particolare a quella che viene chiamata la scuola "neoplatonica" di Plotino e Giamblico, compreso il loro lontano discepolo Proclo. Ora, chi ha conservato quei testi in una lingua che Gurdjieff poteva leggere? Qualche scuola Sufi in Afghanistan? Non è molto probabile, e certamente non ho visto prove che lo abbiano fatto. Tuttavia, la tradizione greco-ortodossa di Bisanzio ha preservato molti di questi testi in biblioteche ben ordinate e accessibili e, per di più, gli studiosi ortodossi li hanno studiati. Mi è stata ricordata un'altra cosa che avevo dimenticato. Il segreto finora dimenticato giace aperto nelle pagine di "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". Si racconta che Gurdjieff chiese ai suoi allievi dove risuonava in loro la parola "io" quando la pronunciano ad alta voce. Ouspensky affermò di essere "del tutto incapace di evocare questa sensazione" in se stesso. Poi, Gurdjieff parlò di un esercizio "conservato fino ai nostri tempi nei monasteri del Monte Athos". (Per inciso, Gurdjieff aveva precedentemente affermato di essere stato al Monte Athos - Frammenti; Ouspensky). In questo esercizio, disse Gurdjieff, un monaco assume una certa posizione, alza le braccia in una postura definita e dice "Ego" mentre ascolta dove risuona. In greco, "Ego" non significa "me", e nemmeno "egoismo" o "egomania", significa "io", o "io sono". Lo scopo dell'esercizio, spiegò Gurdjieff, è sentire "io" in ogni momento in cui un uomo pensa a se stesso e, inoltre, portare il senso dell'"io" da un centro all'altro. Tutto questo materiale sull'esercizio "Ego" è distribuito in circa 19 righe. Per inciso, il monaco maronita del XIX secolo, Nimatullah Kassab, viene spesso mostrato mentre prega proprio in questa postura. 

 

https://enneagrammagurdjieff.blogspot.com/2024/01/gurdjieff-e-la-preghiera-del-cuore.html

Ricorda Dio finché non dimentichi te stesso

 "Ricorda Dio finché non dimentichi te stesso". 
(Aforisma dei Sufi)

"Ricordati di me e io mi ricorderò di te". 
(Corano, 2:152)

 "Raccogli la tua mente dispersa ricordando Gesù Cristo".
(San Filoteo del Monte Sinai, Filocalia, vol. II, pag. 283).

 "Metti nella preghiera il peso maggiore della tua fatica, perché è questa che ci mantiene in contatto con Dio e questo contatto dev'essere continuo".
(Padre Paisios)

 


https://enneagrammagurdjieff.blogspot.com/2024/01/canto-e-preghiera-ricordare-dio-e-il.html?fbclid=IwAR0m2uXZsSbGft1k3I2Rrf-2c1CHfq0HmLhiuKMt0I7zM8tPC_X6BV7Ewq0

domenica 14 novembre 2021

Addio Marco Cosmo

Signore,

fai che io possa essere umile come un fiore

ma insegnami ad amare allo stesso modo di un albero, in modo puro

Fa che io possa come un albero attingere il mio amore dal cielo

per poi diffonderlo intorno a me

e quando non ci sarò più

possa il mio tronco sciogliersi nella pioggia,

per nutrire una piccola zolla di terra. 

 

(Marco Cosmo)

lunedì 20 luglio 2020

Sforzati di elevare il tuo pensiero - Brjancaninov

Se vedi che si volge continuamente ad altri pensieri vani, non cedere allo scoraggiamento. Continua la tua ascesi con costanza: “Sforzati di elevare il tuo pensiero”, dice Giovanni Climaco, “o, più esattamente, di rinchiuderlo nelle parole della tua preghiera. Se, a motivo del suo stato d'infanzia, esso sfugge (all'imprigionamento nelle parole della preghiera), riconducilo. L'instabilità (cioè una perpetua mobilità) è propria della mente; ma colui che tutto rende saldo può darle la stabilità. Se tu perseveri infaticabilmente in questa lotta, colui che ha posto dei confini al mare della tua mente verrà anche in te e mentre tu preghi le dirà: “Fin qui giungerai e non oltre (Gb 38.11)”.




Perchè si chiamano meditazione? - Brjancaninov

   Un fratello chiese ad abba Filemone: "Che cos'è la meditazione segreta, padre?” E gli dice: “Va', sii sobrio nel tuo cuore e di' sobriamente nella tua mente, con timore e tremore: Signore Gesù Cristo, pietà di me”.
   Perché la preghiera incessante o il costante ricordo di Dio si chiamano “meditazione”? - Perché gli asceti, sulla cui attività è scesa la rugiada della grazia divina, hanno trovato nella ripetizione di una breve reghiera un senso spirituale molto profondo, inesauribile, che con la sua novità spirituale attira e aumenta incessantemente la loro attenzione. Così, per essi, un breve versetto è divenuto la sorgente d'una scienza vastissima, la “scienza delle scienze”, e tale ripetizione è diventata, nel vero senso, un'istruzione, una meditazione.


Ignatij Brjancaninov, Preghiera e Lotta Spirituale, p 44

Incessantemente gridi - Brjancaninov

   Dice anche il grande Crisostomo: “Vi prego, fratelli, di non calpestare né trascurare mai la regola della preghiera”. E poco dopo: “Bisogna che il monaco, sia che mangi, sia che beva, sia che stia seduto o faccia un servizio o sia in viaggio, e qualunque altra cosa faccia, incessantemente gridi: Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me”. E poco dopo: “...affinché il Nome del Signore Gesù, scendendo nelle profondità del cuore, umilii il drago che ne detiene i pascoli, salvi e vivifichi l'anima. Rimani dunque continuamente nel Nome del Signore Gesù, affinché il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore, e i due divengano uno”.


Ignatij Brjancaninov, Preghiera e Lotta Spirituale, p 40

Sobrietà e umiltà di pensieri - Brjancaninov

   La meditazione, in generale, e la preghiera di Gesù, in particolare, sono un'arma efficacissima contro i pensieri peccaminosi. Numerosi santi scrittori hanno ripetuto questa parola di Giovanni Climaco: "Flagella i tuoi nemici con il Nome di Gesù, perchè non v'è arma più potente nè in cielo nè sulla terra".

[..]
   La preghiera incessante trionfa sul male attraverso la speranza in Dio, conduce l'uomo ad una santa semplicità, togliendo la sua mente dal vizio dei molteplici pensieri e dei continui progetti su di sé e sul prossimo, e lo mantiene sempre in sobrietà e umiltà di pensieri. Ciò costituisce la sua formazione. Chi prega incessantemente perde gradualmente l'abitudine a divagare con il pensiore, ad essere distratto, ad essere inutilmente preoccupato: quanto più questa formazione alla santità e all'umiltà penetra nell'anima e vi mette radici, tanto più l'uomo perde le cattive abitudini della mente. Finalmente egli diventa come un bambino, com'è richiesto nel vangelo, e si fa folle per amore di Cristo, cioè perde la falsa sapienza del mondo e riceve da Dio la comprensione spirituale.

[..]
   Il santo abba Isaia Anacoreta dice a proposito della meditazione: “L”uomo ricco e avveduto nasconde le proprie ricchezze all'interno della casa: un tesoro esposto all'esterno corre il rischio di essere rubato dai ladri, ed egli si farebbe deridere dai potenti della terra; così, il monaco umile e virtuoso nasconde le proprie virtù, come fa il ricco con le proprie ricchezze, e non asseconda i desideri della natura decaduta. Si fa dei rimproveri a ogni istante e si esercita nella meditazione segreta, come è detto nella Scrittura: “Ardeva il cuore nel mio petto, nel meditare è divampato il fuoco” (Sal 38.4). Di quale fuoco parla qui la Scrittura? Si tratta di Dio, perché “il nostro Dio è un fluoco divoratore” (Eb 12.29). È al fuoco che la cera si liquefa e che si consumano le scorie e le impurità; allo stesso modo, è nella meditazione segreta che vengono bruciati i cattivi pensieri e che le passioni sono sradicate dall'anima: la mente ne è illuminata, il pensiero si rischiara e si affina, la gioia inonda il cuore. La meditazione segreta ferisce i demoni, scaccia i cattivi pensieri: grazie ad essa, l'uomo interiore ritorna alla vita.


Ignatij Brjancaninov, Preghiera e Lotta Spirituale, pp 39 - 40

martedì 11 dicembre 2018

Dio, abbi pietà di me - Jeanne de Salzmann

Ho fiducia in qualcosa che non mi sosterrà mai, e non prego per qualcosa di più alto, qualcosa in me che è più sottile: perciò nulla mi sostiene e sono privato di ciò di cui ho bisogno. Non può essere altrimenti.
   Il sentimento passa attraverso fasi che sono legate all’attenzione. Nel diventare attiva, l’attenzione acquista una qualità più sottile e diventa capace di afferrare ciò che accade ad altri livelli, in cui le vibrazioni hanno una diversa lunghezza d’onda. Quando provo il sentimento della mia Presenza, sono collegato a forze superiori. Al tempo stesso, sono collegato con le forze inferiori, sono nel mezzo. Non posso avere un senso di me stesso senza la partecipazione delle forze inferiori che lavorano in me. Un’attenzione cosciente è qualcosa che sta tra i due mondi.
   Quel che è difficile comprendere è che senza uno sforzo cosciente nulla è possibile. Lo sforzo cosciente è collegato alla natura superiore. La mia natura inferiore, da sola, non può portarmi alla coscienza. È cieca. Ma quando mi sveglio e sento che appartengo a un mondo superiore, ciò fa parte solo di uno sforzo cosciente. Divento realmente cosciente solo quando mi apro a tutte le mie possibilità, superiori e inferiori.
Solo lo sforzo cosciente ha valore.

   [..] Tutto ciò che esiste è costituito da tre forze. Possono essere rappresentate come il Padre, la forza attiva; il Figlio, la forza passiva; e lo Spirito Santo, la forza neutralizzante. Il Padre crea il Figlio, il Figlio ritorna al Padre. La forza che scende è quella che desidera ritornare, risalire.
Nell’uomo sono rappresentate dalla mente in opposizione al corpo. La forza neutralizzante è il desiderio che li unisce, che li connette. Tutto deriva dal desiderio, dalla volontà. Per rappresentare Dio, bisogna rappresentare queste tre forze. Dove si riuniscono le tre forze, lì è Dio. Quando due forze si oppongono e una terza interviene a unirle, lì è Dio. Possiamo dire: “Dio, abbi pietà di me”. Possiamo chiedere aiuto, per raggiungere ciò che è al nostro interno. Questo è l’unico aiuto. Il nostro scopo è questo: contenere, unire queste tre forze al nostro interno... essere.


Jeanne de Salzmann, La Realtà dell'Essere - La Quarta via di Gurdjieff, p 31







mercoledì 4 luglio 2018

Prove terribili e crudeli - Pellegrino Russo

Mi addormentai e sognai di camminare lungo la strada, leggendo i capitoli della Filocalia scritti da Antonio il Grande. All'improvviso il mio starec mi raggiunse e disse: «Non leggere queste pagine, ma queste altre!». E mi indicò, nel capitolo 35 di Giovanni Carpazio, le seguenti parole: «A volte il maestro è disonorato e tentato a causa dei suoi discepoli spirituali». Mi indicò anche le parole del capitolo 41 che dicono: «Proprio quelli che con più ardore si dedicano alla preghiera sono sottoposti a prove terribili e crudeli». Poi lo starec mi esortò: «Sii saldo nello spirito e non avvilirti! Ricorda quel che ha detto l’Apostolo: Lo spirito di Dio che è in voi è più forte dello spirito diabolico che sta nel mondo. Adesso tu sai per esperienza diretta che nessuna prova supera le forze dell’uomo e che ...insieme con la tentazione Dio darà anche la forza per poterla superare.


Racconti di un pellegrino russo, p 147

e io ne fossi stato soltanto spettatore - Pellegrino Russo

Ripresi allora il mio cammino, ringraziando Dio per avermi concesso di soffrire a causa del suo Nome. Questo mi confortò, infiammando ancor più l’incessante preghiera del i cuore. Tutti questi avvenimenti non mi avevano affatto amareggiato; era come se fossero capitati a qualcun altro e io ne fossi stato soltanto spettatore. Persino le frustate avevo avuto la forza di sopportare! La preghiera riempiva di gioia il mio cuore e mi rendeva insensibile a tutto il resto.

Racconti di un pellegrino russo, p 146

sorveglianza della mente e purezza del cuore - Pellegrino Russo

All’udire queste cose, provavo compassione per lui e pensavo tra me: «Dicono che solo le persone istruite e intelligenti diventino liberi pensatori e non credano in niente. E invece, guarda che idee da miscredenti si fanno venire in mente anche i semplici contadini, nostri fratelli! È evidente che il mondo delle tenebre può aver accesso a tutti, e anzi sulla gente semplice forse fa presa anche più facilmente. Occorre, per quanto possibile, divenire saggi e fortificarsi con la Parola divina contro il Nemico dell’anima!». E così, cercando di aiutare secondo le mie forze questo fratello e sostenerlo nella fede, estrassi dalla bisaccia la Filocalia, cercai il capitolo 109 del beato Esichio, glielo lessi e cominciai a spiegargli che astenersi dal peccato soltanto per timore dei tormenti è cosa vana e infruttuosa; l’anima, infatti, può liberarsi dai peccati commessi per molti anni solo attraverso la sorveglianza della mente e la purezza del cuore. E aggiunsi:
— Tutto questo si ottiene con la preghiera interiore, e non solo per timore dei tormenti infernali. E se qualcuno compie opere salvifiche solo per desiderio del Regno dei cieli, persino questo i santi Padri considerano opera da mercenario. Essi dicono che il timore dei tormenti è la via dello schiavo, mentre il desiderio di una ricompensa nel Regno è la via del mercenario. Dio vuole invece che noi andiamo a lui come figli, cioè per amore e riconoscenza; Dio vuole che ci comportiamo onestamente e ci dilettiamo dell’unione salvifica con lui nell'anima e nel cuore. Per quanto tu voglia mortificarti, per quanto grandi siano le fatiche e le privazioni alle quali ti sottometti, se non avrai sempre Dio nella mente e l’incessante Preghiera di Gesù nel cuore, non sarai mai libero da questi pensieri maligni e il peccato ti insidierà in ogni circostanza. Poniti subito, fratello, a recitare incessantemente la Preghiera di Gesù. Ti sarà facile in questa solitudine e ne avrai presto giovamento: non sarai più assalito da pensieri empi, ti si riveleranno la fede e l’amore per Gesù Cristo, saprai come risorgeranno i morti e il Giudizio universale ti apparirà nella sua vera natura. E sentirai nel cuore una tale gioia e benessere dalla preghiera che adesso non puoi neppure immaginare, e nella tua vita tutta protesa alla salvezza non conoscerai più noia né turbamento.


Racconti di un pellegrino russo, pp 130-131

Sono divenuto una specie di folle - Pellegrino Russo

Così fino ad oggi sono sempre in cammino e ripeto incessantemente la Preghiera di Gesù, la cosa più preziosa e dolce che esista per me al mondo. A volte percorro in un solo giorno settanta e più verste senza neppure accorgermi di camminare, tutto concentrato sulla mia preghiera. Quando soffro per il freddo pungente, comincio a recitare più velocemente la preghiera e subito mi riscaldo. Se la fame mi assale, invoco più spesso il Nome di Gesù Cristo e dimentico di aver voglia di mangiare. Quando mi sento male, mi duole la schiena e le gambe, se mi concentro maggiormente sulla preghiera non sento più il dolore. Succede anche che qualcuno mi offenda o mi picchi, ma subito rammento quanto è dolce la Preghiera di Gesù e l’offesa e l’ira scompaiono, senza che me ne ricordi più. Sono divenuto una specie di folle, non ho più preoccupazioni né affanni. Non degnerei di un solo sguardo tutte le vanità del mondo e vorrei vivere sempre in solitudine. Soltanto, per l'abitudine, un unico desiderio mi anima: quello di pregare incessantemente; e quando prego sono molto felice. Dio solo sa che cosa avviene in me! Naturalmente so che tutto questo deriva dai sensi ed è, come diceva il mio defunto starec, un fatto naturale e prodotto dall'esercizio. Ma non ho ancora l’ardire di dedicarmi allo studio della preghiera spirituale nell’intimo del mio cuore, mi sento troppo ottuso e indegno. Perciò attendo l’ora stabilita dalla volontà di Dio, confidando nelle preghiere del mio defunto starec.
Pertanto, anche se non ho ancora raggiunto la spontanea e incessante preghiera del cuore, ho finalmente compreso, grazie a Dio, che cosa significhino le parole dell’Apostolo: pregate incessantemente.


Racconti di un pellegrino russo, p 115

A muoverti guerra è il mondo delle tenebre - Pellegrino Russo

Per una settimana mi dedicai assiduamente, nella solitudine del mio orto, allo studio della preghiera incessante, secondo le indicazioni dello starec. Inizialmente tutto andò bene, ma presto cominciai a sentire una grande spossatezza, e pigrizia e noia. Avevo sempre sonno ed ero assalito da pensieri di ogni genere.
Rattristato, mi recai dallo starec e gli raccontai quel che mi stava succedendo. Egli mi accolse amorevolmente e mi disse:
- Amato fratello, a muoverti guerra è il mondo delle tenebre, poiché esso rifugge, più di ogni altra cosa in noi, la preghiera del cuore, e quindi si sforza di ostacolarti in ogni modo per non farti applicare allo studio di questa preghiera. Ricorda però che anche il nemico agisce per volontà o permissione di Dio e soltanto per quel che ci è necessario. Evidentemente occorre che tu sia ancora messo alla prova per giungere all’umiltà. Non è ancora tempo che il tuo smisurato ardore ti conduca alla sublime soglia del cuore, e questo affinché tu non cada nella bramosia spirituale. Ti leggerò, a questo proposito, un insegnamento della Fy/ocalia.
Lo starec cercò un trattato del beato Niceforo il Monaco e iniziò a leggere: «Se, pur avendo tentato, non riesci ad entrare nel paese del cuore così come ti ho spiegato, fai ciò che ti dirò adesso e con l’aiuto di Dio troverai quel che cerchi. Tu sai che ogni uomo ha nella laringe la facoltà di articolare la parola. Serviti dunque di tale facoltà e allontana da te ogni pensiero (è possibile, se lo vuoi), ripetendo incessantemente queste parole: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me. E imponiti di pronunciarle sempre. Se riuscirai a perseverare per qualche tempo in questa preghiera, la soglia del cuore sarà infallibilmente aperta per te, come ci insegna la nostra esperienza».


 Racconti di un pellegrino russo, pp 109-110

Preghiera del Cuore - Pellegrino Russo

Entrammo nella sua cella e lo starec cominciò a spiegarmi:
- L’incessante preghiera interiore di Gesù è l’invocazione costante e ininterrotta del Divino Nome di Gesù Cristo, fatta con il cuore e la mente nella consapevolezza della sua continua presenza e nell’implorazione della sua misericordia, in ogni nostra attività, in ogni luogo e in ogni momento, persino nel sonno... Essa si esprime con le parole: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me. E chi praticherà questa invocazione proverà una grande consolazione e la ripeterà sempre, e non potrà più vivere senza tale preghiera, che presto sgorgherà da sola. E adesso, hai compreso infine che cos’è la preghiera incessante?

[..]

Lo starec aprì la Filocalia, cercò il trattato di san Simeone il Nuovo Teologo e prese a leggere: «Siedi in silenzio e solitudine. China il capo. Chiudi gli occhi. Respira piano. Scruta con l'immaginazione nel profondo del cuore. Conduci la mente, cioè il pensiero, dalla testa al cuore. Ad ogni respiro, di’ piano con le labbra o solo con la mente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”... Sforzati di allontanare tutti i pensieri. Sii sereno e paziente, e ripeti spesso questo esercizio».


Racconti di un pellegrino russo, pp 107-108

Tutte le virtù nascono proprio dalla preghiera - Pellegrino Russo

Sono molti quelli che parlano della preghiera in modo del tutto aberrante, ritenendola frutto di una buona preparazione e di opere ascetiche, senza comprendere che, al contrario, tutte le virtù e le buone opere nascono proprio dalla preghiera, come tu stesso hai udito in vari sermoni; costoro proibiscono di accostarsi direttamente alla preghiera, ingiungendo invece di prepararsi con l’ascesi delle virtù e la vittoria sulle passioni per esser degni di essa.
In questo modo, essi vedono erroneamente nei frutti e nelle conseguenze della preghiera i mezzi e gli strumenti con i quali giungere ad essa, e con ciò annullano la forza stessa della preghiera. Ciò, inoltre, è del tutto contrario alla Sacra Scrittura; l’apostolo Paolo ci ha infatti istruiti sulla preghiera con | queste parole: Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini. La prima indicazione contenuta in questo insegnamento dell’Apostolo sulla preghiera è quindi di porre la preghiera al di sopra di ogni altra cosa. Raccomando, prima di tutto, che si facciano preghiere. Molte sono le opere buone che si richiedono al cristiano, ma l’opera della preghiera deve venire prima di ogni altra, perché nessun’opera buona può essere fatta senza di essa...


Racconti di un pellegrino russo, p 105

lunedì 25 giugno 2018

La tecnica del Japa

Si tratta di una tecnica tanto semplice quanto potente:

1) Scegliete una frase che vi ispiri, presa dalle Sacre Scritture, o inventata di sana pianta; un qualcosa che in qualche modo innalzi il vostro “sentore spirituale”. Che ne so, un esempio potrebbe essere “Signore, esisto solo per Te”; mi rendo conto di non essere stato troppo fantasioso, ma vi consiglio di rimanere sul semplice, per lo meno all’inizio, altrimenti dovrete mettere in moto meccanismi cognitivi per riportare alla memoria la frase scelta. Potete tranquillamente cantare la frase, e scegliere se pronunciarla a voce alta, o solo mentalmente (questo dipenderà soprattutto dalle circostanze).

2) Ripetetela più che potete, durante il giorno.

Fatto. Ora, il problema che molti hanno con la preghiera è che non riescono a “sentirla“. Tutti siamo d’accordo sul fatto che una preghiera non è il pronunciare una frase; le parole devono essere cariche al massimo della vostra devozione e del vostro Amore perchè la preghiera possa essere definita tale.

A quel punto la preghiera e le parole stesse si faranno più “dense”, più corpose, e uscendo da “voi”, sentirete la loro portata che vi attraversa e che si espande, o che si dirige verso l’oggetto della vostra preghiera.

Per “sentire” in questo modo la preghiera, provate a immaginare che questa provenga dalla zona del cuore; sentite vibrare le parole dentro il petto, nel cuore, e immaginate che le vibrazioni generate si estendano nell’ambiente circostante come un suono, come una luce, o quello che volete: si tratta solo di una tecnica di visualizzazione in grado di fornire un supporto nella nostra pratica.

Se riuscirete a concentrarvi abbastanza a lungo nella zona del cuore, senza distogliere l’attenzione, inizierete a provare una sensazione di pace, o di gioia, forse di leggera euforia. A quel punto concentratevi su questa sensazione, e cercate di espanderla, estendendola oltre la zona del cuore, a tutto il corpo e, poi, provate a proiettarla all’esterno.


https://signorkaji.wordpress.com/2012/10/05/la-tecnica-del-japa/

domenica 3 giugno 2018

Non puoi comprenderla - Pellegrino Russo

- Di che cosa hai bisogno da me? —, mi domandò.
— Ho sentito dire che siete un uomo pio e saggio; vi prego dunque di spiegarmi, per amore di Dio, che cosa significano le parole dell’Apostolo: pregate incessantemente e in quale modo sia possibile fare ciò. Da molto tempo vorrei saperlo, ma non riesco a capire.
Quel signore rimase per un po’ in silenzio, mi guardò negli occhi e infine disse:
-— L'incessante preghiera interiore è la perenne aspirazione dello spirito umano a rivolgersi al centro, cioè a Dio. Per apprendere questo dolce esercizio è necessario concentrare su di esso la nostra forza di volontà e domandare con assiduità al Signore che sia lui stesso a insegnarci come pregare incessantemente.
— Non riesco a intendere queste vostre parole — dissi io —, vi prego, spiegatevi in maniera più semplice.
- È una cosa troppo elevata per te — mi rispose —; non puoi comprenderla; ma prega come sei capace, e la preghiera stessa ti rivelerà in che modo essa possa divenire incessante; ogni cosa vuole il suo tempo...


Racconti di un pellegrino russo, pp 100-101

Tu, ignorante - Pellegrino Russo

Mi rivolsi allora a un sacerdote.
— Come si può pregare incessantemente?
Il sacerdote rispose:
— Vai più spesso in chiesa, presta attenzione alle letture e ai canti, partecipa alle preghiere per i defunti, accendi i ceri, | prostrati di più sino a terra...
— Ma dov'è che la Bibbia parla di questo? — domandai.
— Tu, ignorante, vorresti leggere la Bibbia? A voi non è affatto consentito di leggere la Bibbia; solo a noi è consentito. —
Detto questo, il sacerdote si allontanò. Che fare, pensai, dove trovare una persona che possa spiegarmi queste cose? Andrò in giro per le chiese più famose per i loro predicatori: chissà che non senta una buona spiegazione.


Racconti di un pellegrino russo, p 92

venerdì 1 giugno 2018

Il Padre Nostro

Il discorso con cui Ouspensky introdusse l'esercizio della preghiera incessante, riferito da Bennett, sembra essere quello riportato alle pagg. 277-281 di Un nuovo documento. Le date non corrispondono, ma gli elementi ci sono tutti: l'uso del Padre Nostro, la ripetizione in più lingue, il conteggio e il tentativo di mantenere l'esercizio anche mentre si legge e si parla.
Il discorso è l'ultimo del libro succitato, prima del "Frammento autobiografico" di chiusura. L'esercizio, dice Ouspensky, può aiutare a ricordare se stessi e a mantenere l'attenzione ("Come dovete già sapere, queste due cose sono quasi equivalenti, perché l'una non può esistere senza l'altra... O almeno il ricordo di sé non può esistere senza l'attenzione"). L'esercizio della ripetizione di una breve preghiera va associato al respiro e al digiuno, "altrimenti ben presto diventa troppo facile. Voglio dire che risveglia l'attenzione solo all'inizio". Per tale motivo, Ouspensky decise di tentare con una preghiera lunga: il Padre Nostro. Lo scopo restava quello di risvegliare il centro emozionale, ovvero "farlo lavorare più intensamente". Secondo Ouspensky, mentre la ripetizione di una breve preghiera era descritta in diversi testi, quella di una preghiera lunga come il Padre Nostro non era trattata in nessun libro tradizionale, anche se lui poté ascoltare direttamente la descrizione di tale metodo. 
Come scrive Bennett nella sua autobiografia, per conservare il più a lungo possibile l'attenzione, si possono usare diverse lingue o contare le ripetizioni, con le dita o un rosario: "In questo modo la ripetizione non potrà sfuggire all'attenzione". L'idea di questa forma di ripetizione, dice Ouspensky, è "creare una nuova funzione ... che a un certo momento passerà da un centro all'altro, divenendo inconsapevole (quando è nei centri meccanici) e poi nuovamente consapevole, quando giungerà nelle parti superiori dei centri. Questa funzione ... attraversando tutti i centri ... può diventare il mezzo per passare ai centri superiori". Se si mantiene la ripetizione mentre si legge, vuol dire che essa è passata al centro motorio; se mentre si parla, al centro istintivo. "Ma queste capacità sono molto lontane", concluse Ouspensky, anche se Bennett avrebbe poi scritto che in dodici anni sarebbe riuscito a realizzare tutti i passaggi.
Un testo in cui si può leggere Gurdjieff parlare di argomenti simili è Undiscovered Country di Kathryn Hulme. Non ci viene detto con esattezza quali esercizi Gurdjieff assegnasse alle donne della "Cordata", ma poiché andavano effettuati con un rosario da portare sempre con sé, nascosto in tasca, si può ipotizzare che si trattasse della ripetizione interiore di una formula verbale. Il fatto che Gurdjieff additasse come esempi gli orientali che sgranavano rosari al caffè rafforza questa ipotesi. Questi esercizi, scrive Hulme, andavano fatti tutti i giorni, in tutte le condizioni. L'idea del conteggio affiora in questo passaggio: "Non li farete una sola volta... Non li farete cento volte... Li farete mille e una volta, e allora forse qualcosa accadrà. Ora è tutta immaginazione, ma presto o tardi diventerà un fatto, perché il vostro animale è 'law-able', [sensibile alla legge, soggetto alla legge]". Coincidenza: mille volte al giorno era il numero di Padri Nostri che Bennett giunse a ripetere ogni giorno.

Poco prima, a pag. 93, a proposito del pensiero associativo involontario (ovvero dell'immaginazione) Gurdjieff aveva detto: "Non potete mai fermare le associazioni. Finché respirate, le associazioni avvengono: sono automatiche. Pertanto, con questo esercizio non dovete cercare di arrestarle; lasciate che le associazioni fluiscano, ma non siate attive. Con l'altra parte della mente, invece, lavorate a questo nuovo esercizio, che è attivo. Ben presto, scoprirete di avere il principio di un nuovo tipo di 'cervello', e allora l'altra parte diventerà completamente passiva. È molto importante che conosciate il corpo come un tutto, in questo esercizio. Molto importante". La "nuova funzione" di Ouspensky sembra corrispondere al "nuovo cervello" di Gurdjieff.

Che Gurdjieff assegnasse ripetizioni in lingua straniera, lo racconta Louise March a proposito del giovane Michel de Salzmann. 

In conclusione, non sembra inverosimile che Gurdjieff e Ouspensky insegnassero esercizi simili per lo sviluppo dell'attenzione.

Un'ultima osservazione. Tornando a Undiscovered Country, prima di cominciare un nuovo esercizio Gurdjieff faceva giurare che esso non sarebbe stato usato solo per se stessi, ma per tutta l'umanità. Secondo Kathryn Hulme, questo voto di beneficiare tutti attraverso la propria pratica aveva "un effetto potentissimo".


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.
 

Pregare incessantemente


Nel 1931 Ouspensky introdusse un nuovo esercizio nei suoi gruppi inglesi, finalizzato a tenere concentrata l'attenzione e impedire le divagazioni mentali: la ripetizione costante di una formula verbale, una preghiera o un'invocazione. Secondo lui, da quando questa pratica era stata introdotta più di mille anni prima nei monasteri ortodossi greci, migliaia di monaci e monache avevano raggiunto stati di illuminazione.
Tra chi lo ascoltava quel giorno, c’era John G. Bennett, che rimase tanto colpito dal nuovo esercizio da farvi ricorso per dodici anni. Egli, per usare le sue parole, apprese a dire il Padre Nostro contemporaneamente in greco e in latino; a impiegare velocità differenti; a ripeterla dentro di sé mentre svolgeva altre attività intellettuali, tipo leggere o parlare; a unirla al respiro. Riusciva a ripeterla fino a mille volte al giorno: essa era divenuta la sua “ancora di salvezza e un grande sollievo”. Nel corso della guerra, questa pratica “ebbe un effetto imprevisto, in quanto rimosse completamente la paura della morte”: “Fintantoché ripetevo la preghiera del Signore, avevo la convinzione di essere immune al pericolo”.
Questa ripetizione incessante di una formula verbale si ispira alla nota esortazione paolina “Pregate incessantemente”. Parlare a se stessi è sempre stato un valido supporto per l’attenzione. È come un giocare d’anticipo con la mente: anziché farci sopraffare dal suo usuale flusso di parole meccaniche, siamo noi a darle delle frasi precise, indirizzandola verso la direzione che vogliamo. Già Epitteto parlava dell'epileghein, ovvero dello "aggiungere alla situazione un discorso interiore". Nel suo caso si trattava di massime morali come "Non adoperarti perché gli avvenimenti seguano i tuoi desideri, ma desiderali così come avvengono", capaci di cambiare la disposizione dell'individuo.
Da quel lontano 1931 la ripetizione incessante di una formula verbale fa parte - in un modo o nell'altro, ora più ora meno - della Quarta Via.
“Il pellegrino russo”, il libro più diffuso della spiritualità russa, è dedicato a questa tecnica. Vi troviamo anche una metafora dell’attenzione divisa che mi piace ricordare, perché originale ed efficace. Qualcuno chiede a un insegnante spirituale: “Come faccio a ripetere dentro di me la preghiera di Gesù anche mentre sto svolgendo un’attività intellettuale, tipo parlare a un’altra persona?”. Risposta: “Immagina che un severo ed esigente tiranno ti ordini di comporre un trattato in sua presenza, proprio ai piedi del trono. Sebbene tu possa essere totalmente assorto nel tuo lavoro, la presenza del re, che ha potere assoluto su di te e che ha la tua vita in pugno, non ti permetterebbe per un singolo istante di dimenticare che tu stai pensando, riflettendo e scrivendo non da solo, ma in un luogo che richiede da te un particolare rispetto, venerazione e decoro. Questa fervida consapevolezza della vicinanza del re esprime molto chiaramente la possibilità di essere assorti nella preghiera interiore senza sosta anche durante un lavoro intellettuale” (corsivo mio).
Con questa pratica non ci sono circostanze migliori di altre, ovunque è il posto adatto per “pregare incessantemente”. A quel punto, "gli affari vengono condotti con grande decisione, nelle conversazioni con altre persone ci si attiene alla brevità, in generale si tende al silenzio e non si è più inclini alle parole inutili". Essa sembra avere anche una funzione protettiva, come aveva intuito Bennett durante la seconda guerra mondiale: “Tutti quei problemi ti sono stati evitati grazie … a quella breve preghiera che ti permetteva di innalzare il tuo cuore, ogni giorno, in unione con Dio”, era stato detto al pellegrino russo.
Personalmente, trovo questo aspetto della Quarta Via uno dei più pratici e trasformativi, con l'avvertenza di ricordare che le parole non sono fini a se stesse: “Dio non vuole le nostre parole, ma una mente attenta e un cuore puro”, giacché “la buona parola è argento, ma il silenzio è d'oro”.

Ed elli a me: Questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave;
e quant'om più va sù, e men fa male.