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mercoledì 22 novembre 2017

Tu non sei i tuoi pensieri - Osho

Non identificarti con pensieri ed emozioni
Se vuoi eliminare il dominio della mente su di te, distruggi tutte le identificazioni che hai con essa. Un pensiero nasce dentro di te – non diventare tutt’uno con esso! Perché se lo fai, gli dai forza. Rimani invece a distanza, come se ti trovassi a lato della strada e guardassi la gente passare. Guarda il pensiero come se fosse una nuvola su in alto nel cielo, mentre tu sei lontano, sulla terra. Non identificarti, non diventare tutt’uno con i tuoi pensieri. Non dire: “Questo è il mio pensiero”. Appena dici ‘mio’, ti sei identificato e, appena ti sei identificato, tutta la tua energia fluisce verso quel pensiero. È questa energia che ti rende schiavo; ed è la tua stessa energia! Non identificarti. Quando cominci a prendere le distanze dai tuoi pensieri, essi iniziano a perdere forza e a diventare senza vita, perché non ricevono più energia.

Aspetta la pausa
Quando arriva la rabbia, mettiti da una parte, a distanza, e osservala. Lascia che cresca e permei tutto il tuo corpo. Ti avvolgerà da ogni lato. Lasciala fare! Devi solo ricordarti una piccola cosa – tu non sei la tua rabbia. Non avere fretta di saltarci dentro, perché allora sarà difficile uscirne. Osservala, ma rimani fermo su di un punto: se davvero devi rispondere alla persona che ti ha insultato, fallo quando la rabbia è scomparsa. Per nessuna ragione fallo prima di allora.
All’inizio sarà difficile, sarà davvero arduo. Dovrai essere molto vigile, stare in guardia, ma pian piano diverrà più facile. Più grande è la distanza che crei tra te stesso e i tuoi pensieri, meglio riuscirai a prendere il controllo. Ma tu stai così vicino ai tuoi desideri da dimenticarti perfino che c’è una distanza tra te e loro, che tra voi due c’è un intervallo vuoto, una pausa.
Inizia da oggi. I risultati non verranno subito, perché la vicinanza, l’associazione con i tuoi pensieri, è esistita per vite e vite. Questi vecchi rapporti non possono essere spezzati in un giorno; ci vorrà tempo, ma anche un piccolo sforzo da parte tua produrrà dei risultati, perché questa è una falsa identificazione.
Fino a quando la mente è la padrona, tu rimarrai uno schiavo. Nel momento in cui comprendi la realtà, la libertà accade naturalmente. Non lottare con la mente. Se combatti, questa libertà spontanea non accadrà. Se lotti, stai mettendo la mente sul tuo stesso piano. Tu combatti con qualcuno solo se lo consideri uguale a te. Prima era un amico, ora è un nemico. Il padrone non è allo stesso livello, il padrone è sempre più in alto, in cielo, mentre il servo è giù, sulla terra. Quando sei il padrone, acquisti una libertà che è naturale, unica.
Tu sei l’osservatore! La rabbia viene e va, ma il testimone rimane. Ricordare quel testimone ti rende sempre più integrato, perché esso è l’unico centro eterno, che non scompare mai. Solo sulla roccia eterna dell’osservazione si può costruire una vita autentica.


 http://fabriziobartolini.blogspot.it/2012/02/tu-non-sei-i-tuoi-pensieri-non.html

mercoledì 21 giugno 2017

Osservazione, identificazione e attaccamento - Ouspensky

D. Non avete parlato dell’identificazione. Posso fare una domanda su di essa?

R. Prego. Ma non tutti i presenti ne hanno sentito parlare, perciò spiegherò un po’. Vedete, quando cominciamo a osservare in particolare le emozioni, ma in realtà anche tutte le altre funzioni, troviamo che tutte le nostre funzioni sono accompagnate da un certo atteggiamento: diveniamo troppo assorbiti dalle cose, troppo persi nelle cose, specialmente quando compare anche il più piccolo elemento emotivo. Ciò è chiamato identificazione. Ci identifichiamo con le cose. Non è una parola molto esatta, ma in inglese non ce n’è una migliore. L’idea di identificazione esiste negli scritti indiani e i Buddisti parlano di attaccamento e non attaccamento. Queste parole mi sembrano ancor meno soddisfacenti per ché, prima di incontrare questo sistema, le ho lette e non le ho comprese, o piuttosto ho compreso, ma ho colto l’idea intellettualmente.
Compresi perfettamente soltanto quando trovai la stessa idea espressa in russo e in greco da primitivi scrittori cristiani. Essi hanno quattro paro le per quattro gradi di identificazione, ma ciò non è ancora necessario per noi. Noi cerchiamo di comprendere l’idea non mediante la definizione ma mediante l’osservazione. E una certa qualità di attaccamento: essere perduti nelle cose.

D. Si perde il senso dell’osservazione?

R. Quando si diviene identificati non si può osservare.

D. Comincia di solito con l’emozione? C’entra in questo la possessività?

R. Sì. Parecchie cose. Essa comincia prima con l’interesse. Siete interessati in qualche cosa e il momento dopo siete in essa e non esistete più.

D. Ma se si pensa e si è consci dello sforzo di pensare, ciò salva dall’identificazione? Non si possono fare le due cose assieme, vero?

R. Sì, ciò salva per un momento, ma il momento successivo arriva un altro pensiero e vi porta via. Non c’è quindi garanzia. Dovete stare sempre in guardia contro di essa.

D. Quali emozioni negative è più facile esaltare?

R. Alcuni sono molto orgogliosi della loro irritabilità o eccitabilità o qualcosa del genere. Amano essere ritenuti dei durissimi. Non esiste praticamente emozione negativa che non possiate godervi e questa è la cosa più difficile di cui rendersi conto. In realtà alcune persone ricavano ogni loro piacere da emozioni negative.
L ’identificazione in rapporto alla gente prende una forma speciale che, in questo sistema, è chiamata considerare. Ma considerare può es sere di due tipi. Quando consideriamo i sentimenti degli altri e quando consideriamo i nostri. Consideriamo principalmente i nostri sentimenti.
Li consideriamo soprattutto nel senso che la gente in qualche modo non ci stima abbastanza o ci sottovaluta, o non è troppo riguardosa con noi. Troviamo parecchie parole per dirlo. Questo è un importantissimo aspetto dell’identificazione da cui è difficilissimo liberarsi; alcuni sono totalmente in suo potere. Comunque, è importante osservare il considerare.


P. D. Ouspensky, La Quarta Via, pp 19-21 

 

 

venerdì 3 febbraio 2017

Non identificazione e spiritualisti - Gurdjieff

"Non importa quel che un uomo faceva prima o che prima l'interessava. Quando arriva al punto di essere deluso dalle vie accessibili, vale allora la pena di parlargli delle nostre idee, poiché può venire al lavoro. Ma se egli continua a pensare di poter trovare qualche cosa con l'abituale modo di vivere, o di non aver ancora esplorato tutte le vie, o di potere, da solo, trovare o fare qualsiasi cosa, ciò significa che non è ancora pronto. Non dico che debba buttare all'aria tutto ciò che era abituato a fare prima. Ciò sarebbe del tutto inutile. No, sovente è persino meglio che continui a vivere come era solito vivere. Ma ora deve rendersi conto che si tratta soltanto di una professione, o di una abitudine o d'una necessità. Da questo momento la situazione cambia: sarà capace di non 'identificarsi'.

"Non vi è che una sola cosa incompatibile con il lavoro, ed è 'l'occultismo professionale'. Tutti questi 'spiritualisti', tutti questi guaritori, chiaroveggenti od altri, e persino la maggior parte di coloro che li seguono, non hanno alcun valore per noi. Dovete sempre ricordarvene e fare attenzione di non dire loro troppo, poiché si servirebbero di tutto ciò che avranno imparato da voi, per imbrogliare la gente.


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pag 270