martedì 11 dicembre 2018

Gesù Cristo: un puro rappresentante di Dio - Srila Prabhupada

Discepolo: Prabhupada, hai detto, “Predicare il messaggio di Dio è un compito gravoso.”

Srila Prabhupada: Sì, guardate Gesù Cristo – fu crocifisso. Qual era la sua colpa? Insegnava solo la coscienza di Dio. Ovviamente non è stato ucciso, nessuno può uccidere un puro devoto del Signore.

Discepolo: Ma alcuni ingrati ci hanno provato.

Srila Prabhupada: Sì. Una così grande personalità, il figlio di Dio. Voleva diffondere la coscienza divina e in cambio fu crocifisso. Per noi Gesù Cristo è tutt’altro che insignificante, lo onoriamo come un puro rappresentante di Dio. Naturalmente, predicò secondo il tempo, il luogo e le circostanze, il momento storico, la zona e la mentalità della gente. È in ogni caso un puro rappresentante di Dio.

Discepolo: Riuscì perfino a completare la sua missione di predica in soli tre anni.

Srila Prabhupada: Ebbe pochissimo tempo per predicare, eppure quello che fece in tre anni è meraviglioso.

Discepolo: Sì, è famoso in tutto il mondo da duemila anni.

Srila Prabhupada: Sì. Non è un gioco da ragazzi. Se Cristo non rappresentasse Dio, come potrebbe la sua fama durare tanto a lungo? Siamo sicuri che egli è un rappresentante di Dio. Quando a Melbourne un sacerdote mi chiese, “Che cosa pensa di Gesù?” e gli risposi, “È il nostro guru”, egli mostrò un grande apprezzamento. Cristo predica la coscienza di Dio, è dunque il nostro guru, il nostro maestro spirituale. Questa è la verità, pertanto è così che dovete considerarlo. E in quanto al nome di Cristo – non è forse vero che in origine egli veniva chiamato “Gesù del Cristo”?

Discepolo: Sì.

Srila Prabhupada: Gesù del Padre. Gesù del Cristo. Questo padre, questo Cristo, è Krishna. Christa è solo un altro modo di pronunciare il nome Krishna. Ed è chiaro che dagli insegnamenti di Gesù Cristo possiamo comprendere che egli rappresenta Dio.

Discepolo: Oh, sì. Quando insegnava ai suoi discepoli diretti faceva esempi come, “Gli uccelli non si preoccupano del cibo, eppure Dio fornisce loro tutto ciò di cui hanno bisogno. Perché dunque vi preoccupate delle vostre necessità? Seguite semplicemente le leggi di Dio e insegnate agli altri a fare lo stesso. Dio sfama gli uccelli, pensate che non sfamerà anche voi?”

Srila Prabhupada: Disse proprio così, vero? È un fatto. Ed è questa la nostra missione: vita semplice, pensiero elevato. Non c’è alcun bisogno di un sistema economico violento e assordante. Dipendete dall’economia naturale creata da Dio - i prodotti della terra e il latte della mucca - e soprattutto usate la vostra preziosa forma umana per diventare coscienti di Dio.

Discepolo: Allora Cristo era un puro devoto di Dio che insegnava i principi della devozione.

Srila Prabhupada: Oh sì. Alcuni dichiarano pubblicamente che Cristo mangiava il pesce e addirittura la carne, ma se anche lo avesse fatto, sarebbe stato solo perché non c’era nient’altro di commestibile, non certo per godere dei sensi mangiando cose abominevoli. In mancanza di altro, che cos’avrebbe dovuto fare? Non è affatto giusto che nella vostra America, così ricca di cereali, noci, latte e formaggio, manteniate i mattatoi per uccidere giornalmente milioni di poveri animali col pretesto delle “proteine” o dicendo “Cristo mangiava queste cose”. È una mascalzonata.

Discepolo: E poiché non era sempre facile avere l’acqua fresca, le persone di allora bevevano un vino poco costoso e a bassissimo contenuto alcolico. In realtà, si trattava di succo d’uva leggermente fermentato. Lo bevevano perché spesso mancava l’acqua fresca.

Srila Prabhupada: Non si giustificavano dicendo, “Ora ci scoliamo una bottiglia dopo l’altra di vino forte, birra e liquore, e c’intossichiamo perché Cristo beveva il succo d’uva.” Chiunque predichi le glorie del Signore è un guru, un maestro spirituale autentico. Come possono oggi le persone prendere Cristo tanto alla leggera? I Veda affermano, tad vijnanartham sa gurum evabhigacchet: “Solo un maestro spirituale autentico può insegnare la Verità Assoluta.” Cristo ha insegnato la Verità Assoluta a tutto il mondo. Come avrebbe potuto farlo se non fosse stato un maestro spirituale autentico?

Discepolo: Sì. Noi davvero apprezziamo Cristo molto più di alcuni suoi cosiddetti seguaci…

Srila Prabhupada: Molto di più. Sì. Oh, sì.

Discepolo: …perché sappiamo che non possiamo ridurlo ad “agnello sacrificale di Dio” e usarlo come scusa per continuare a peccare.

Srila Prabhupada: Sì, dal momento che Cristo è un vero rappresentante di Dio, un maestro spirituale autentico, dobbiamo seguire con serietà le sue istruzioni. I miei discepoli sono dunque i cristiani migliori. Accettiamo Cristo come nostro maestro spirituale, ci conformiamo ai suoi insegnamenti. Se i cristiani vogliono ravvedersi, possiamo aiutarli senz’alcuna difficoltà basandoci sui precetti della Bibbia. La maggior parte dei miei discepoli proviene dalla tradizione cristiana, ciò significa che i cristiani possono correggersi tornando a seguire le leggi di Dio. La Bibbia raccomanda anche il canto dei santi nomi di Dio, la glorificazione del Signore. La nostra era è la più degradata, quindi il modo migliore per ottenere successo e felicità spirituali è vivere la vostra vita nelle glorie del Signore.


Dio, abbi pietà di me - Jeanne de Salzmann

Ho fiducia in qualcosa che non mi sosterrà mai, e non prego per qualcosa di più alto, qualcosa in me che è più sottile: perciò nulla mi sostiene e sono privato di ciò di cui ho bisogno. Non può essere altrimenti.
   Il sentimento passa attraverso fasi che sono legate all’attenzione. Nel diventare attiva, l’attenzione acquista una qualità più sottile e diventa capace di afferrare ciò che accade ad altri livelli, in cui le vibrazioni hanno una diversa lunghezza d’onda. Quando provo il sentimento della mia Presenza, sono collegato a forze superiori. Al tempo stesso, sono collegato con le forze inferiori, sono nel mezzo. Non posso avere un senso di me stesso senza la partecipazione delle forze inferiori che lavorano in me. Un’attenzione cosciente è qualcosa che sta tra i due mondi.
   Quel che è difficile comprendere è che senza uno sforzo cosciente nulla è possibile. Lo sforzo cosciente è collegato alla natura superiore. La mia natura inferiore, da sola, non può portarmi alla coscienza. È cieca. Ma quando mi sveglio e sento che appartengo a un mondo superiore, ciò fa parte solo di uno sforzo cosciente. Divento realmente cosciente solo quando mi apro a tutte le mie possibilità, superiori e inferiori.
Solo lo sforzo cosciente ha valore.

   [..] Tutto ciò che esiste è costituito da tre forze. Possono essere rappresentate come il Padre, la forza attiva; il Figlio, la forza passiva; e lo Spirito Santo, la forza neutralizzante. Il Padre crea il Figlio, il Figlio ritorna al Padre. La forza che scende è quella che desidera ritornare, risalire.
Nell’uomo sono rappresentate dalla mente in opposizione al corpo. La forza neutralizzante è il desiderio che li unisce, che li connette. Tutto deriva dal desiderio, dalla volontà. Per rappresentare Dio, bisogna rappresentare queste tre forze. Dove si riuniscono le tre forze, lì è Dio. Quando due forze si oppongono e una terza interviene a unirle, lì è Dio. Possiamo dire: “Dio, abbi pietà di me”. Possiamo chiedere aiuto, per raggiungere ciò che è al nostro interno. Questo è l’unico aiuto. Il nostro scopo è questo: contenere, unire queste tre forze al nostro interno... essere.


Jeanne de Salzmann, La Realtà dell'Essere - La Quarta via di Gurdjieff, p 31







mercoledì 5 dicembre 2018

Le irradiazioni - Amadeus Voldben


“Devi essere più forte dei pensieri
e delle suggestioni degli altri.”
(Paramhansa Yogananda)

Tutto ciò che vive, dall’atomo all’uomo e oltre, possiede in sé una energia intrinseca, una forza naturale di trasformazione e di evoluzione che, nello stesso tempo, agisce irradiando intorno. Inoltre, ogni essere subisce a sua volta le irradiazioni degli altri. È un’azione reciproca che nell’unità della natura, con le forze di attrazione e repulsione, lega in un insieme armonico tutte le forze del cosmo e le manifestazioni vitali dell’uomo, degli animali, delle piante, dei minerali e dei pianeti.

Noi siamo in comunione col tutto: la vita è ciò che si dà e si riceve, in uno scambio che è armonia dell’universo. Sono innumerevoli le influenze che si agitano o si esercitano intorno a noi e in noi stessi. Ognuno irradia la propria carica interiore, fatta del colore dei pensieri di cui ordinariamente si alimenta e dei sentimenti che lo muovono.

Noi siamo bombardati dalle radiazioni che l’umanità emana nei vari campi di attività. Le immagini, le parole sciamano in onde che s’incalzano, onde pensiero di miliardi di uomini che s’incrociano, si inseguono, si espandono dalle antenne radio e televisive, dalle telescriventi e dai nastri magnetici.

Sono influssi diretti e indiretti, provenienti non solo da persone, ma anche dalle cose, vicine e lontane, influssi volontari e involontari, dalle più diverse origini; onde psichiche di altri uomini, viventi e disincarnati, onde pensiero, elettromagnetiche, energie positive e negative che agiscono su tutti i piani.

La vita universale, degli uomini e delle cose, si mantiene per mezzo di queste influenze reciproche nell’equilibrio dei mondi fatto di azioni e reazioni. Si dà e si riceve. Nella natura tutto è vita e ogni cosa è viva; non esistono cose morte. La materia non è quella cosa inerte sulla quale un ottuso materialismo aveva basato le sue assurde teorie.

Le rocce stesse, i minerali, le acque sono viventi. La polvere, il cristallo, il ferro, tutto è vivo. Ogni oggetto, anche apparentemente inerte, racchiude una vita: è un’energia invisibile, impregnata di ultrasuoni, di infrasuoni, di vibrazioni capaci di essere captate da chi ha sensibilità da percepire le sensazioni sottili.

La psicometria lo ha dimostrato con tante esperienze, e ogni oggetto può narrare la sua storia, anche quella più remota al sensitivo col quale si mette in contatto. Non c’è molecola d’aria che non vibri di messaggi. Ne siamo investiti da ogni parte. E noi ci troviamo in mezzo a tutto ciò. I più sensibili ne risentono maggiormente.

Per questo, oggi come non mai, vi sono persone stanche, angosciate, nervose. Logorio? Presentimenti di qualcosa che incombe sull’umanità al limite della resistenza? L’emotivo vive in una sofferenza continua perché vittima di ciò che si agita fuori e nella parte interiore di sé, senza la capacità di domare queste forze, estranee a lui, né di uscire dal loro raggio di azione.

L’uomo, immerso in questo oceano di radiazioni che lo penetrano in ogni atomo fisico e psichico, ne viene influenzato in tutta la sua esistenza. Secondo Ramakrishna ciò che muove gli uomini ad agire ai livelli inferiori è “la femme et l’argent”, il sesso e il denaro. Su questi due perni si svolge in prevalenza ogni attività da parte di chi non ha ancora compreso i valori reali della vita.

In verità, sesso e denaro occupano gran parte delle menti umane. I pensieri irradiati e quelli ricevuti hanno per oggetto questi due meschini obiettivi. È necessario difendersi da tutto ciò per non essere fuorviati e travolti; è necessaria una difesa valida per rimanere se stessi. L’uomo non potrebbe resistere a questo immane bombardamento se non fosse protetto dalla corazza delle sue stesse limitazioni che sono pure, nello stesso tempo, il suo tormento.

Le antenne radiotelevisive, i parafulmini, gli impulsi elettronici non esistono soltanto nel mondo fisico. Non c’è da stupirsi che l’uomo sia stazione trasmittente e ricevente, collegata con tutti i piani della vita, quello fisico, psichico e spirituale, nei quali sono operanti le stesse leggi che agiscono in modo analogo.

L’anima, la psiche, lo spirito operano più e meglio di ogni strumento materiale. L’uomo è la più perfetta macchina che esista, immensamente più efficiente di quelle che lui costruisce, mentre la sua anima ha dimensioni infinite.

Le radiazioni che riceve sono delle più diverse qualità: deve difendersi da quelle che potrebbero nuocergli sia che vengano dalle cose come da quelle che partano dagli altri uomini, mentre, per il suo vero bene è necessario che si affidi in modo da trasmettere sempre radiazioni benefiche, le quali, per legge di natura, torneranno, poi, a lui.

Le relazioni dell’uomo con tutti i piani della vita sono continue. E non potrebbe essere diversamente. Certo, le stazioni trasmittenti sono tante, ma nella maggior parte trovano le stazioni riceventi incapaci di captarne i messaggi. (Amadeus Voldben, Le influenze negative, SugarCo ed.)
 

martedì 27 novembre 2018

Sulle tre forze - Gurdjieff

Quando ti dai un obbiettivo su cui portare l’attenzione.
Solo allora appare chiaro la tua forza e immediatamente incontri anche quella contrapposta alla tua attenzione.
La forza della meccanicità degli automatismi.
Che finisce per deviarti la tua forza iniziale, se la tua volontà non è abbastanza educa ed allenata a lasciare andare ,
Lasciare andare tutto ciò che non ti è utile in relazione a ciò che ti sei detto all’inizio, dove portare attenzione.
In mezzo a questo attrito,
In mezzo a queste due forze A e B.
Puoi cercare C.
Quel luogo dentro di te dove questo attrito può essere visto e neutralizzato.
La pratica di meditazione è un allenamento per incontrare quel luogo, attraverso queste due forze.
La vita ordinaria è un allenamento per incontrare quel luogo quando hai un proposito.
Senza proposito non puoi vedere nulla,
perché queste forze ti saranno nascoste alla percezione interiore, e ciò che esisterà sarà solo meccanicità ed automatismi, la legge del karma, la legge dell’accidente.
M.D

- la forza C dovrebbe essere la forza neutralizzante?

 Si...considera anche che le forze sono intercambiabili, una può divenire l‘altra.

C, sta per cosciente.
C, sta per celeste.
C, sta per riconciliante/neutralizzante.

Ci sono molti attributi e nomi.

C, porrebbe essere il risultato generato dall‘interazione tra le due forze, passiva e attiva.

Osserva nella prima conversazione che fai oggi con la prima persona che incontri.

Chi è la forza attiva e quella passiva?

Chi conduce la conversazione?

Se la conduci tu inizialmente come forza attiva dopo qualche secondo potrebbe cambiare e divenire il contrario.

Osserva, inizialmente cose pratiche, semplici nel quotidiano.

Prova a darti un proposito per i prossimi 5 min su dove porterai la tua attenzione.
Osserva cosa succede dentro di te attentamente. Prendi nota


https://www.facebook.com/groups/340769733326904/permalink/359816944755516/ 

giovedì 15 novembre 2018

Una strada con un Cuore - Carlos Castaneda

DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.» TRADUZIONE: «Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

DON JUAN: «Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall'ambizione.»

«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l'ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: "Questa strada ha un cuore?" Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato."Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l'altra ti indebolisce.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma come si fa a sapere quando un sentiero non ha un cuore, don Juan?»
DON JUAN: «Prima di inoltrarti in esso poniti la seguente domanda: "Questa strada ha un cuore?" Se la risposta è no, lo saprai, e allora dovrai scegliere un altro sentiero.»
CARLOS CASTANEDA: «Ma come faccio a capirlo?»
DON JUAN: «E' una cosa che si sente. Il problema è che nessuno si pone questa domanda, e quando un uomo si accorge di aver intrapreso una strada senza cuore, essa è pronta per ucciderlo. Arrivati a quel punto, sono pochi quelli che si fermano a riflettere e abbandonano la strada.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa devo fare per formulare la domanda nel modo giusto, don Juan?»
DON JUAN: «Fallo e basta.»
CARLOS CASTANEDA: «Quello che vorrei sapere è se esiste un metodo per non mentire a se stessi credendo che la risposta sia positiva quando in realtà non lo è.»
DON JUAN: «Perché dovresti mentire?»
CARLOS CASTANEDA: «Forse perché in quel momento la strada sembra piacevole e divertente.»
DON JUAN: «Sciocchezze. Una strada senza cuore non è mai piacevole. Devi lavorare duramente anche per intraprenderla. D'altra parte è facile seguire una strada che ha un cuore, perché amarla non ti costa fatica.»

Carlos Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan, pagg. 145 e 211
A Scuola dallo Stregone pagg. 86 e 129

lunedì 22 ottobre 2018

Se il Cielo non fosse innamorato - Rumi

Se il Cielo non fosse innamorato
il suo seno non sarebbe dolce.
Se il Sole non fosse innamorato
il suo volto non brillerebbe.
Se la Terra e le montagne
non fossero innamorate
nessuna pianta germoglierebbe
dal loro cuore.
Se il Mare non conoscesse l’amore
se ne starebbe immobile
da qualche parte.
Se il cielo, le montagne, i fiumi e
ogni altra cosa nell’universo fossero
egoisti e avidi come l’uomo e come
lui cercassero di conquistare e accumulare
cose per sé, l’universo non funzionerebbe.

Rumi

fb

gli occhi vedranno Dio ovunque - Sri Aurobindo

34. Fissa su di Me la tua mente e divieni Mio devoto; e onorandoMi, a Me sacrificando, a Me unito, avendo Me come supremo [scopo], tu verrai a Me.

Una volta che la Divinità interiore sia stata riconosciuta e accettata, l'intero essere e la vita si eleveranno in una meravigliosa trasmutazione. Invece di vedere ovunque l'ignoranza della Natura inferiore assorta nelle opere esteriori e nelle apparenze, gli occhi vedranno Dio ovunque e si apriranno all'unità e all'universalità dello Spirito, L'infelicità e il dolore del mondo spariranno nella beatitudine di Colui che è tutto felicità; la nostra debolezza, i nostri errori e i nostri peccati si cambieranno nella forza, nella purezza e nella verità divine che tutto trasformano.
Unire la mente alla coscienza divina, fare della nostra natura emotiva un amore unico di Dio ovunque, fare delle nostre opere un sacrificio unico al Signore dei mondi, e della nostra adorazione e aspirazione una sola adorazione e un dono di noi stessi a Lui solo, dirigendo l'intero essere verso Dio in una totale unione, è il mezzo per uscire dall'esistenza mondana (comune) per entrare in quella divina. È questo l'insegnamento della Gita, un insegnamento di devozione e d'amore divini, in cui la conoscenza, le opere e l'aspirazione del cuore si uniscono in una suprema unificazione, conciliando tutte le divergenze, allacciando tutti i fili in un vasto movimento di fusione e d'identificazione.




Lo yoga della Bhagavad Gita
Sri Aurobindo

venerdì 12 ottobre 2018

Sulla civiltà moderna - Henri Thomasson

"La civiltà moderna ha creato un universo artificiale che ricopre interamente il mondo reale, ed è soprattutto al primo che s'interessa. Si é cosi formato un "mondo parallelo" fatto di relazioni umane automatiche, un mondo in cui tutto è ormai stato previsto per la soddisfazione sempre più completa d'ogni sorta di falsi bisogni. L’uomo moderno scivola verso una cieca sottomissione ai fini elaborati da una collettività cui egli si affida senza il minimo ritegno. Anche quando incontra gli elementi del mondo reale, li distingue appena da quelli che il suo psichismo vi ha costruito sopra. Il mondo reale si è man mano coperto di un velo d'illusioni.
Forse per questo motivo l’umanità, soccombendo di generazione in generazione sotto il peso di miliardi d’uomini addormentati, è caduta a poco a poco sotto l'influenza di forze meccaniche. Succede però che l'uomo s’interroghi sul posto che occupa e sul significato della sua presenza in un mondo dove non sta interamente a suo agio, ma purtroppo la domanda resta in superficie. Si è perso qualcosa d’essenziale che va ritrovato. L'uomo, strada facendo, ha dimenticato se stesso; ecco inquadrato il problema che riguarda la sopravvivenza della civiltà contemporanea. Per risolverlo, l’uomo deve certamente ritrovare il senso della propria esistenza e il sentiero della coscienza."
 
(Henri Thomasson, L'Essenza dell'Essere)



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Rupert Spira: La via diretta.


La via diretta.



In questo video di pochi minuti, Rupert Spira ci offre la possibilità di sperimentare direttamente e in un solo “istante” la consapevolezza di Essere consapevoli; come lui stesso afferma, la via diretta alla Verità ultima, assoluta e istantanea. E’ possibile che non sia la Via per chiunque, ma di sicuro, è una Via estremamente efficace, indipendente da ogni tipo di pratica o di devozione.

Non che il giudizio personale possa avere importanza, anzi, ma trovo che questo breve video sia un “capolavoro” di “comunicazione” … poi, sicuramente, la mente potrà comunque dire tutto ciò che le pare e lo dirà, ma in ogni caso, l’esperienza diretta è stata fatta… e, come diceva Ramana Maharshi, una volta che si faccia l’esperienza diretta della Verità, anche se solamente per un singolo istante, sarà la Verità stessa a prendersi cura di Sé.

Sperando di averti fatto cosa gradita, ti lascio ora alla visione del video, ovviamente se lo vorrai.

Con affetto, Sid… Love*


https://unicacoscienza.altervista.org/rupert-spira-la-via-diretta/

mercoledì 10 ottobre 2018

Morire in piedi. Osho racconta Ouspensky


«Alcuni anni fa è morto Piotr D. Ouspensky, un grande matematico e filosofo russo: era l'unica persona, in questo secolo, che avesse fatto tanti esperimenti legati alla morte. Tre mesi prima di morire si ammalò gravemente. I dottori gli consigliarono di stare a letto, ma lui non li ascoltò e fece sforzi al di là di ogni immaginazione: di notte, invece di dormire, camminava, correva, viaggiava, era sempre in movimento. I dottori erano inorriditi. Dicevano che aveva bisogno di riposo assoluto. Ouspensky chiamò tutti gli amici più chiari intorno a sé, ma non disse loro nulla.

Gli amici che rimasero con lui quei tre mesi, fino alla sua morte, hanno detto di aver visto con i loro occhi, per la prima volta, qualcuno che accettava la morte in modo consapevole. Gli chiesero perché non seguiva i consigli dei medici e lui rispose: “Voglio sperimentare tutti i tipi di dolore, per evitare che quello della morte sia così grande da rendermi incosciente. Prima di morire voglio attraversare tutte le sofferenze; ciò può creare in me una resistenza così grande da permettermi di essere completamente consapevole quando arriverà la morte”. E per tre mesi fece uno sforzo esemplare per attraversare tutti i tipi di dolore.

Gli amici hanno scritto che una persona forte e sana si sarebbe stancata, non Ouspensky. I dottori insistevano sul riposo assoluto per evitare che si aggravasse, ma inutilmente. La notte in cui morì, Ouspensky non fece altro che andare avanti e indietro per la stanza; i dottori che lo visitarono dissero che nelle sue gambe non c’era più forza sufficiente per muoversi, e tuttavia lui camminò tutta la notte. Disse: “Voglio morire in piedi, per timore di morire incosciente, sedendomi o addormentandomi”. E sempre camminando, diceva agli amici: “Ancora un po’, altri dieci passi e sarà tutto finito. Sto per andarmene, ma continuerò finché avrò fatto l’ultimo passo. Voglio continuare a fare qualcosa fino alla fine, altrimenti la morte potrebbe arrivare mentre sono incosciente. Potrei rilassarmi e addormentarmi, e non voglio che questo succeda nel momento della morte”.

Ouspensky morì muovendo l’ultimo passo. Pochissima gente sulla Terra è morta camminando come fece lui. Cadde al suolo mentre camminava, cioè, cadde al suolo solo quando arrivò la morte. Compiendo l’ultimo passo disse: “Ecco, questo è l’ultimo passo, ora sto per cadere. Ma prima di andarmene lasciatemi dire che avevo abbandonato il corpo molto tempo fa, adesso vedrete il corpo che se ne va, ma io già da molto tempo ho visto che se n’è andato, anche se ci sono ancora. I legami con il corpo si sono spezzati completamente e tuttavia, all’interno, io ci sono ancora. Adesso solo il corpo cadrà; a me è impossibile cadere”.

Nell’istante della morte gli amici videro una strana luce nei suoi occhi: gioia, serenità e radiosità, qualcosa che si vede quando si è sulla soglia dell’altro mondo. Ma per questo è necessaria una preparazione continua. Se una persona si prepara con tutta se stessa, la morte diventa un’esperienza meravigliosa. Non esiste fenomeno più prezioso di questo, perché ciò che si rivela nel momento della morte non può mai essere conosciuto altrimenti. A quel punto la morte sembra amica, perché solo in quell’istante possiamo fare l’esperienza di esser un “organismo vivente”, non prima».

Tratto da L’immortalità dell’anima di Osho


Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

http://www.salvatorebrizzi.com/2018/10/morire-in-piedi-osho-racconta-ouspensky.html

mercoledì 26 settembre 2018

Memoria e cervello - Vadim Zeland

[..] Anche la memoria è direttamente collegata allo spazio delle varianti. È stato dimostrato che il cervello non è fisicamente in grado di abbracciare tutte le informazioni accumulate durante tutta una vita. Come possono, allora, le persone ricordare dettagli diversi?

Il punto è che il nostro cervello non memorizza le informazioni stesse. Immagazzina invece una sorta d'indirizzi di accesso ai dati dallo spazio delle varianti. Le persone non ricordano niente dalle loro vite passate, perché quando il corpo muore, tutti gli indirizzi sono cancellati. Tuttavia, in determinate circostanze, questi indirizzi possono essere ripristinati.

La mente non è in grado di creare qualcosa di assolutamente nuovo. L'unica cosa di cui è capace è mettere insieme una nuova versione della casa utilizzando vecchi cubi. Tutti i progressi scientifici e le opere d'arte sono ricevuti dalla mente dallo spazio delle varianti, con l'aiuto dell'anima. Anche la chiaroveggenza come pure la percezione intuitiva provengono da lì.

"Le scoperte scientifiche", scrisse Einstein, "non sono fatte logicamente. Esse acquisiscono una forma logica solo più tardi, quando vengono descritte. Una scoperta, anche la più piccola, è sempre un insight (intuizione illuminante). Il risultato viene da fuori e in modo così inaspettato che sembra che qualcuno ti abbia aiutato a trovare la risposta. "

Vadim Zeland

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/mondo-reality-transurfing-vadim-zeland

martedì 7 agosto 2018

Peter Pan (Vuoi Volare Con Me?) - Ultimo

Ho di nuovo invertito le rotte
Il mondo corre ed io fermo distante
Sognatore di grandi promesse
Io ancora scappo dall'essere grande
Ho provato a nuotare tra gli altri e
Vivere il giorno tra impegni e ritardi
Avere un ruolo fra I tanti di tutti
Sentirmi parte di un gruppo

Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Come Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Come Peter Pan

Mi sento appeso ad un filo lontano che
Che se lo seguo non so dove arrivo e
Ho chiesto al vento di essere bravo
Portarmi altrove per sentirmi vivo
Io provo a vivere quello che trovo
Ma poi
Ma poi mi pento e ritorno di nuovo
In questo posto in cui volano stelle
E se alzi il braccio puoi prenderle tutte
Qui dove non potrò perdere il sogno perché
È troppo vero per essere distrutto
Io no
Io non ci torno ho giurato a fatica
Io resto qui fino alla prossima vita
Intanto volo e c'è un fiume qui sotto
Mi porta verso il tuo atteso ritorno
Ti segue e tu sei già pronta a volare
Ti prendo siamo parte del mare

Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Vuoi volare con me?
Come Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Come Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Peter Pan
Come Peter Pan


Peter Pan Vuoi Volare Come Me?
Ultimo



lunedì 6 agosto 2018

La stella più fragile dell'universo - Ultimo


Troppo romantico e prima o poi casco
Ma me ne sbatto di tutta 'sta gente
Che non dà peso alle cose importanti
Che poi l'amore se in fondo ci pensi è
L'unico appiglio in un mondo di mostri
E tu lo descrivi in un modo pazzesco
Tu lo rinchiudi in un solo tuo gesto
Mi piacerebbe lanciarti nel cielo
Vedere il tuo corpo che pian piano sale
Collocarti nel posto più giusto
La stella più fragile dell'universo

E se riniziasse un'altra vita
Io non chiederei che fosse infinita
Mi basterebbe sapere che esisti
Che è lo stesso il profumo che lasci e
Se non mi conoscessi farei come ho fatto
Dirti che ti aspetto in un posto perfetto
Che poi io di perfetto non ho proprio niente
Divento perfetto se ti ho tra la gente
Comunque con te, comunque vada con te
Comunque vada con te
Comunque vada con te
Comunque vada con te


La stella più fragile dell'universo
Ultimo




Poesia senza veli - Ultimo

Poi ritorna in quel posto 
Ci sarà una rosa e sarà Maggio 
Vorrei che ti guardassi con i miei occhi 
Vorrei che ti ascoltassi con i miei sogni 
Sai la mia vita è soltanto un insieme di sogni 
E tu sei l'unica parte reale che voglio nei giorni

Poesia senza veli
Ultimo

 

lunedì 30 luglio 2018

Il tempo è eternità - Shakespeare

Il tempo è molto lento per coloro
che aspettano, molto veloce per
coloro che hanno paura, molto
lungo per chi si lamenta, molto
breve per quelli che festeggiano,
ma per tutti quelli che amano,
il tempo è eternità.

- William Shakespeare -


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sabato 21 luglio 2018

Sonnambuli - Kafka

Gli uomini diventano cattivi
e colpevoli perché parlano
e agiscono senza figurarsi l’effetto delle loro parole
e delle loro azioni.
Sono sonnambuli,
non malvagi.


F. Kafka



https://poetyca.wordpress.com/2018/07/20/sonnambuli-sleepwalkers-kafka/

venerdì 20 luglio 2018

Nessuno è uno schiavo - Osho

Nessuno nasce per qualcun altro e nessuno esiste per realizzare gli ideali di qualcun altro. Tu sei padrone del tuo stesso amore e puoi darne quanto ne vuoi, ma non puoi pretenderlo da un'altra persona, perché nessuno è uno schiavo.

Osho



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mercoledì 4 luglio 2018

Prove terribili e crudeli - Pellegrino Russo

Mi addormentai e sognai di camminare lungo la strada, leggendo i capitoli della Filocalia scritti da Antonio il Grande. All'improvviso il mio starec mi raggiunse e disse: «Non leggere queste pagine, ma queste altre!». E mi indicò, nel capitolo 35 di Giovanni Carpazio, le seguenti parole: «A volte il maestro è disonorato e tentato a causa dei suoi discepoli spirituali». Mi indicò anche le parole del capitolo 41 che dicono: «Proprio quelli che con più ardore si dedicano alla preghiera sono sottoposti a prove terribili e crudeli». Poi lo starec mi esortò: «Sii saldo nello spirito e non avvilirti! Ricorda quel che ha detto l’Apostolo: Lo spirito di Dio che è in voi è più forte dello spirito diabolico che sta nel mondo. Adesso tu sai per esperienza diretta che nessuna prova supera le forze dell’uomo e che ...insieme con la tentazione Dio darà anche la forza per poterla superare.


Racconti di un pellegrino russo, p 147

e io ne fossi stato soltanto spettatore - Pellegrino Russo

Ripresi allora il mio cammino, ringraziando Dio per avermi concesso di soffrire a causa del suo Nome. Questo mi confortò, infiammando ancor più l’incessante preghiera del i cuore. Tutti questi avvenimenti non mi avevano affatto amareggiato; era come se fossero capitati a qualcun altro e io ne fossi stato soltanto spettatore. Persino le frustate avevo avuto la forza di sopportare! La preghiera riempiva di gioia il mio cuore e mi rendeva insensibile a tutto il resto.

Racconti di un pellegrino russo, p 146

Quando l’anima si santifica, lo stesso avviene anche del corpo - Pellegrino Russo

— Voi non avete un'istruzione superiore, tuttavia certamente avrete studiato da bambino la Storia Sacra dell'Antico e del Nuovo Testamento pubblicata in forma breve, con domande e risposte, ad uso delle scuole. Ricorderete che quando Adamo, il primo uomo, viveva ancora nella condizione di santa innocenza, tutti gli animali e le fiere gli obbedivano, si avvicinavano a lui con timore e ne ricevevano un nome. Lo starec cui apparteneva questo rosario era un santo. Ebbene, che cos'è la santità se non il ristabilimento, per mezzo di imprese ascetiche, della condizione di innocenza del primo uomo nell’uomo peccatore? Quando l’anima si santifica, lo stesso avviene anche del corpo. Questo rosario è stato a lungo tra le mani di un santo; di conseguenza, grazie al contatto delle mani e al sudore, si è impregnato di una forza santa, la forza della condizione di innocenza del primo uomo. Ecco il mistero della natura spirituale. Gli animali sentono ancora oggi coi loro sensi questa forza, la sentono con l’olfatto, poiché il naso è per gli animali e le fiere l’organo sensoriale più importante. Ecco il mistero della natura sensibile...


 Racconti di un pellegrino russo, p 138

sorveglianza della mente e purezza del cuore - Pellegrino Russo

All’udire queste cose, provavo compassione per lui e pensavo tra me: «Dicono che solo le persone istruite e intelligenti diventino liberi pensatori e non credano in niente. E invece, guarda che idee da miscredenti si fanno venire in mente anche i semplici contadini, nostri fratelli! È evidente che il mondo delle tenebre può aver accesso a tutti, e anzi sulla gente semplice forse fa presa anche più facilmente. Occorre, per quanto possibile, divenire saggi e fortificarsi con la Parola divina contro il Nemico dell’anima!». E così, cercando di aiutare secondo le mie forze questo fratello e sostenerlo nella fede, estrassi dalla bisaccia la Filocalia, cercai il capitolo 109 del beato Esichio, glielo lessi e cominciai a spiegargli che astenersi dal peccato soltanto per timore dei tormenti è cosa vana e infruttuosa; l’anima, infatti, può liberarsi dai peccati commessi per molti anni solo attraverso la sorveglianza della mente e la purezza del cuore. E aggiunsi:
— Tutto questo si ottiene con la preghiera interiore, e non solo per timore dei tormenti infernali. E se qualcuno compie opere salvifiche solo per desiderio del Regno dei cieli, persino questo i santi Padri considerano opera da mercenario. Essi dicono che il timore dei tormenti è la via dello schiavo, mentre il desiderio di una ricompensa nel Regno è la via del mercenario. Dio vuole invece che noi andiamo a lui come figli, cioè per amore e riconoscenza; Dio vuole che ci comportiamo onestamente e ci dilettiamo dell’unione salvifica con lui nell'anima e nel cuore. Per quanto tu voglia mortificarti, per quanto grandi siano le fatiche e le privazioni alle quali ti sottometti, se non avrai sempre Dio nella mente e l’incessante Preghiera di Gesù nel cuore, non sarai mai libero da questi pensieri maligni e il peccato ti insidierà in ogni circostanza. Poniti subito, fratello, a recitare incessantemente la Preghiera di Gesù. Ti sarà facile in questa solitudine e ne avrai presto giovamento: non sarai più assalito da pensieri empi, ti si riveleranno la fede e l’amore per Gesù Cristo, saprai come risorgeranno i morti e il Giudizio universale ti apparirà nella sua vera natura. E sentirai nel cuore una tale gioia e benessere dalla preghiera che adesso non puoi neppure immaginare, e nella tua vita tutta protesa alla salvezza non conoscerai più noia né turbamento.


Racconti di un pellegrino russo, pp 130-131

Sono divenuto una specie di folle - Pellegrino Russo

Così fino ad oggi sono sempre in cammino e ripeto incessantemente la Preghiera di Gesù, la cosa più preziosa e dolce che esista per me al mondo. A volte percorro in un solo giorno settanta e più verste senza neppure accorgermi di camminare, tutto concentrato sulla mia preghiera. Quando soffro per il freddo pungente, comincio a recitare più velocemente la preghiera e subito mi riscaldo. Se la fame mi assale, invoco più spesso il Nome di Gesù Cristo e dimentico di aver voglia di mangiare. Quando mi sento male, mi duole la schiena e le gambe, se mi concentro maggiormente sulla preghiera non sento più il dolore. Succede anche che qualcuno mi offenda o mi picchi, ma subito rammento quanto è dolce la Preghiera di Gesù e l’offesa e l’ira scompaiono, senza che me ne ricordi più. Sono divenuto una specie di folle, non ho più preoccupazioni né affanni. Non degnerei di un solo sguardo tutte le vanità del mondo e vorrei vivere sempre in solitudine. Soltanto, per l'abitudine, un unico desiderio mi anima: quello di pregare incessantemente; e quando prego sono molto felice. Dio solo sa che cosa avviene in me! Naturalmente so che tutto questo deriva dai sensi ed è, come diceva il mio defunto starec, un fatto naturale e prodotto dall'esercizio. Ma non ho ancora l’ardire di dedicarmi allo studio della preghiera spirituale nell’intimo del mio cuore, mi sento troppo ottuso e indegno. Perciò attendo l’ora stabilita dalla volontà di Dio, confidando nelle preghiere del mio defunto starec.
Pertanto, anche se non ho ancora raggiunto la spontanea e incessante preghiera del cuore, ho finalmente compreso, grazie a Dio, che cosa significhino le parole dell’Apostolo: pregate incessantemente.


Racconti di un pellegrino russo, p 115

A muoverti guerra è il mondo delle tenebre - Pellegrino Russo

Per una settimana mi dedicai assiduamente, nella solitudine del mio orto, allo studio della preghiera incessante, secondo le indicazioni dello starec. Inizialmente tutto andò bene, ma presto cominciai a sentire una grande spossatezza, e pigrizia e noia. Avevo sempre sonno ed ero assalito da pensieri di ogni genere.
Rattristato, mi recai dallo starec e gli raccontai quel che mi stava succedendo. Egli mi accolse amorevolmente e mi disse:
- Amato fratello, a muoverti guerra è il mondo delle tenebre, poiché esso rifugge, più di ogni altra cosa in noi, la preghiera del cuore, e quindi si sforza di ostacolarti in ogni modo per non farti applicare allo studio di questa preghiera. Ricorda però che anche il nemico agisce per volontà o permissione di Dio e soltanto per quel che ci è necessario. Evidentemente occorre che tu sia ancora messo alla prova per giungere all’umiltà. Non è ancora tempo che il tuo smisurato ardore ti conduca alla sublime soglia del cuore, e questo affinché tu non cada nella bramosia spirituale. Ti leggerò, a questo proposito, un insegnamento della Fy/ocalia.
Lo starec cercò un trattato del beato Niceforo il Monaco e iniziò a leggere: «Se, pur avendo tentato, non riesci ad entrare nel paese del cuore così come ti ho spiegato, fai ciò che ti dirò adesso e con l’aiuto di Dio troverai quel che cerchi. Tu sai che ogni uomo ha nella laringe la facoltà di articolare la parola. Serviti dunque di tale facoltà e allontana da te ogni pensiero (è possibile, se lo vuoi), ripetendo incessantemente queste parole: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me. E imponiti di pronunciarle sempre. Se riuscirai a perseverare per qualche tempo in questa preghiera, la soglia del cuore sarà infallibilmente aperta per te, come ci insegna la nostra esperienza».


 Racconti di un pellegrino russo, pp 109-110

Preghiera del Cuore - Pellegrino Russo

Entrammo nella sua cella e lo starec cominciò a spiegarmi:
- L’incessante preghiera interiore di Gesù è l’invocazione costante e ininterrotta del Divino Nome di Gesù Cristo, fatta con il cuore e la mente nella consapevolezza della sua continua presenza e nell’implorazione della sua misericordia, in ogni nostra attività, in ogni luogo e in ogni momento, persino nel sonno... Essa si esprime con le parole: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me. E chi praticherà questa invocazione proverà una grande consolazione e la ripeterà sempre, e non potrà più vivere senza tale preghiera, che presto sgorgherà da sola. E adesso, hai compreso infine che cos’è la preghiera incessante?

[..]

Lo starec aprì la Filocalia, cercò il trattato di san Simeone il Nuovo Teologo e prese a leggere: «Siedi in silenzio e solitudine. China il capo. Chiudi gli occhi. Respira piano. Scruta con l'immaginazione nel profondo del cuore. Conduci la mente, cioè il pensiero, dalla testa al cuore. Ad ogni respiro, di’ piano con le labbra o solo con la mente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”... Sforzati di allontanare tutti i pensieri. Sii sereno e paziente, e ripeti spesso questo esercizio».


Racconti di un pellegrino russo, pp 107-108

Tutte le virtù nascono proprio dalla preghiera - Pellegrino Russo

Sono molti quelli che parlano della preghiera in modo del tutto aberrante, ritenendola frutto di una buona preparazione e di opere ascetiche, senza comprendere che, al contrario, tutte le virtù e le buone opere nascono proprio dalla preghiera, come tu stesso hai udito in vari sermoni; costoro proibiscono di accostarsi direttamente alla preghiera, ingiungendo invece di prepararsi con l’ascesi delle virtù e la vittoria sulle passioni per esser degni di essa.
In questo modo, essi vedono erroneamente nei frutti e nelle conseguenze della preghiera i mezzi e gli strumenti con i quali giungere ad essa, e con ciò annullano la forza stessa della preghiera. Ciò, inoltre, è del tutto contrario alla Sacra Scrittura; l’apostolo Paolo ci ha infatti istruiti sulla preghiera con | queste parole: Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini. La prima indicazione contenuta in questo insegnamento dell’Apostolo sulla preghiera è quindi di porre la preghiera al di sopra di ogni altra cosa. Raccomando, prima di tutto, che si facciano preghiere. Molte sono le opere buone che si richiedono al cristiano, ma l’opera della preghiera deve venire prima di ogni altra, perché nessun’opera buona può essere fatta senza di essa...


Racconti di un pellegrino russo, p 105

lunedì 2 luglio 2018

Mangiare carne o no? Motivo della quaresima - Gurdjieff

* Da Racconti di Belzebuth a suo nipote di G. I. Gurdjieff *

La famosa disputa tra il grande Khertunano e Veghendiadi era sorta in queste circostanze.
Il filosofo Veghendiadi, a quanto sembra, aveva passato due intere giornate a sostenere e a dimostrare l'assoluta necessità di rendere noto a tutti i seguaci dell'insegnamento di Gesù Cristo che uccidere gli animali per mangiarne la carne è un peccato gravissimo, tanto più che nutrirsi di carne è molto nocivo alla salute, e così via.
Dopo il filosofo Veghendiadi, parecchi altri rappresentanti erano saliti sul podio e si erano pronunciati pro o contro le sue affermazioni.
Infine, diceva il manoscritto, aveva preso la parola il grande Khertunano che, salito sul podio con passo lento e dignitoso, si era espresso nel suo tipico modo chiaro e pacato.
In base al testo del manoscritto egli aveva parlato così:
`Concordo in pieno con le prove riportate e gli argomenti sostenuti dal nostro fratello in Cristo, il filosofo Veghendiadi. Da parte mia voglio semplicemente aggiungere al suo discorso che stroncare altre vite al solo fine di riempirsi la pancia è una mostruosa infamia di cui nessuna creatura, salvo l'uomo, è capace di macchiarsi. Se non avessi studiato anch'io per molti anni la questione raggiungendo conclusioni totalmente diverse, dopo tutto ciò che ha detto qui il nostro fratello in Cristo Veghendiadi non esiterei un istante a spingere e a sollecitare ciascuno di voi ad affrettare il ritorno alle vostre dimore, senza por tempo in mezzo e senza nemmeno voltarvi indietro, e a gridare nelle pubbliche piazze:
"Basta, uomini, basta! Smettete di mangiare carne! La vostra abitudine non solo è contraria a tutti i comandamenti di Dio, ma è persino all'origine di tutte le vostre malattie".
Invece, come vedete, non lo faccio. E non lo faccio per il semplice motivo che le mie lunghe e perseveranti ricerche su questi argomenti mi hanno condotto, come ho detto poc'anzi, a conclusioni totalmente diverse.
Per ora mi limiterò a dirvi questo: sulla Terra non succederà mai che tutti professino la stessa religione, e quindi oltre alla nostra religione cristiana ne esisteranno sempre delle altre. E non è possibile avere alcuna certezza che i seguaci delle altre religioni si astengano dal mangiar carne.
Orbene, se non possiamo avere alcuna certezza che prima o poi tutti gli uomini della Terra si asterranno dal consumo di carne, dobbiamo prendere misure pratiche ben diverse perché, secondo i risultati delle mie indagini sperimentali, se una parte dell'umanità mangia carne e l'altra no, la parte che non la consuma subirà il peggiore dei mali. E precisamente, a quanto hanno dimostrato le mie accurate ricerche, in coloro che, pur vivendo tra quelli che mangiano carne, se ne astengono, si arresta la formazione di ciò che chiamiamo "forza di volontà".
Dai miei esperimenti ho anche avuto le prove che la salute fisica di chi non mangia carne migliora, ma che, nel trovarsi a contatto con chi ne consuma, chi se ne astiene subisce fatalmente un peggioramento del proprio stato psichico, anche se lo stato dell'organismo tende a migliorare.
Perciò, chi non mangia carne può ricavarne gran giovamento solo se vive sempre totalmente isolato da quelli che la consumano.
Per quanto riguarda invece i consumatori abituali di carne o dei prodotti contenenti la sostanza chiamata "eknokh",(materiali di rifiuto degli organismi viventi = tossine) anche se in apparenza lo stato del loro organismo non subisce variazioni, il loro psichismo – e specialmente il tratto psichico principale talvolta chiamato genericamente "carattere" – subisce man mano un peggioramento nelle sue qualità positive e morali fino a diventare totalmente irriconoscibile.
E doveroso da parte mia riconoscere che tutte queste deduzioni sono il frutto di esperimenti realizzati per molti anni grazie all'aiuto di due buoni filantropi, e cioè grazie al facoltoso allevatore di greggi Allah-Ek-Linokha e al suo denaro, e grazie al sapiente da tutti noi onorato El-Kuna-Nassa e al mirabile apparecchio "arostodossokh" di sua invenzione Quest'apparecchio davvero straordinario mi ha permesso di registrare ogni giorno per molti anni lo stato generale dell'organismo di migliaia di persone che vivevano sotto controllo sperimentale a spese del bravo allevatore Allah-Ek-Linokha.
Possa il nostro Creatore moltiplicare le sue greggi!
Insomma, le mie ricerche sperimentali hanno chiaramente provato che se gli uomini continuano a mangiar carne dovranno sopportarne gravi conseguenze, e che d'altra parte se solo alcuni se ne astengono, non ne verrà parimenti alcun bene. Perciò mi sono interamente dedicato a riflettere su questo problema: è possibile, malgrado tutto, fare qualcosa per il benessere della maggioranza degli uomini?
Per cominciare ho raggiunto due certezze per me indiscutibili:
in primo luogo, che gli uomini abituati da tanti secoli a nutrirsi di carne non riusciranno mai, data la loro debole volontà, a rinunciarvi da soli per liberarsi di questa tendenza criminale; in secondo luogo, che gli uomini, anche ammesso che decidano di non mangiar carne e rispettino tale decisione sino al punto di perderne l'abitudine, non saranno mai in grado di astenersene per un tempo sufficiente a provare nei suoi confronti una ripugnanza durevole. E non ne saranno in grado perché sulla Terra non succederà mai che tutti gli uomini abbiano la stessa religione o costituiscano un solo governo: condizioni senza le quali non può darsi alcuna influenza – persuasiva, autoritaria o penale – che sia vincolante per tutti, vale a dire capace di far osservare in permanenza una risoluzione già presa a uomini che hanno la proprietà di essere suggestionati dai comportamenti altrui, mossi dall'invidia o influenzati magneticamente.
Malgrado questi due fatti a mio avviso incontrovertibili, ho perseverato, tenendoli come punto fermo, nei miei tentativi di trovare qualche via d'uscita dall'infelice situazione che si è venuta a creare fra gli uomini.
E le mie ulteriori indagini su larga scala sono state possibili, ancora una volta, grazie al sostegno dell'inesauribile ricchezza dell'allevatore di greggi Allah-Ek-Linokha e alle prestazioni del mirabile apparecchio inventato dal saggio El-Kuna-Nassa.
Queste ulteriori indagini mi hanno dimostrato che la sostanza "eknokh", (materiali di rifiuto degli organismi viventi = tossine) introdotta regolarmente nell'organismo, deteriora senz'altro lo psichismo umano, e che tuttavia il suo effetto è particolarmente nocivo in determinati periodi dell'anno.
Orbene, miei fratelli in Cristo, appoggiandomi su ciò che vi ho detto, e specialmente sulle osservazioni sperimentali che ho fatto ogni giorno su numerose persone per un intero anno e dalle quali ho dedotto che l'intensità dell'effetto nocivo della sostanza eknokh diminuisce in certi periodi dell'anno, posso esprimere fondatamente la mia personale opinione secondo cui, se riusciamo a diffondere e a confermare tra i seguaci dell'insegnamento di Gesù Cristo l'usanza di non mangiare, almeno in certi periodi dell'anno,cioè nel periodo di Quaresima e più precisamente in Primavera, quando il FEGATO SI PURIFICA ed espelle elementi nocivi in tutti gli esseri viventi, i prodotti alla cui formazione partecipa in maniera preponderante la sostanza eknokh, forse la nostra esortazione sarà seguita e potrà portare agli uomini un reale beneficio.
Le mie pazienti ricerche alchemiche mi hanno dimostrato che la sostanza eknokh prende parte alla formazione dell'organismo di ogni forma di vita, nessuna esclusa, esistente sia sulla superficie terrestre che all'interno delle sue varie sfere, ad esempio nelle viscere della Terra, nell'acqua, nell'atmosfera.
Questa sostanza è anche presente in tutto ciò che contribuisce alla formazione di un organismo, per esempio nel liquido amniotico della femmina gravida di ogni specie vivente, o in prodotti come il latte, le uova, il caviale, eccetera'.
Le idee esposte dal grande Khertunano avevano talmente colpito e sconvolto tutti i membri del concilio di Kelnuan che l'oratore, impossibilitato a proseguire il discorso per il tumulto generale, si era visto costretto a sospenderlo e a scendere dal podio.
Il manoscritto precisava inoltre che al termine di quella giornata i membri del Concilio di Kelnuan avevano deciso all'unanimità di fissare, con l'aiuto del grande Khertunano, i periodi dell'anno in cui la sostanza eknokh è più nociva all'organismo umano, e di esortare ovunque i seguaci di Gesù Cristo a osservare il digiuno in quei giorni, vale a dire di astenersi in determinati periodi dell'anno dal consumo dei prodotti contenenti la sostanza eknokh, per loro oltremodo nociva.
Così terminava il manoscritto giudeo-esseno.
Come lei vede, i promotori di quest'usanza si ripromettevano di ottenere che i seguaci della religione cristiana si astenessero nei periodi prescritti dal consumo dei prodotti contenenti una sostanza molto dannosa sia per la loro salute che, ancor più, per il loro psichismo.
Ma quei poveri cristiani ortodossi russi, anche se si dichiarano fedeli seguaci di quella grande religione e nei giorni stabiliti osservano il digiuno, mangiano la carne di pesce, cioè proprio la carne di un organismo che, secondo gli studi del grande Khertunano, contiene la sostanza nociva eknokh da cui quella saggia e salutare usanza doveva per l'appunto proteggerli".
In questo modo, figliolo, era terminata la mia conversazione con quel simpatico e giovane persiano.


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le forze che si oppongono - Gurdjieff

“Una cosa l’uomo deve ben comprendere: la sua evoluzione non è necessaria che a lui. Nessun altro vi è interessato, ed egli non deve contare sull’aiuto di nessuno; infatti, nessuno è tenuto ad aiutarlo e neppure ne ha l’intenzione. Al contrario, le forze che si oppongono all’evoluzione di grandi masse umane, si oppongono anche all’evoluzione del singolo. Spetta a ciascuno di noi eluderle. E se un uomo può sottrarsi ad esse, l’umanità non lo può. Comprenderete più tardi come questi ostacoli siano utili; se non esistessero bisognerebbe crearli intenzionalmente, poiché soltanto vincendo degli ostacoli l’uomo può sviluppare in sé le qualità di cui ha bisogno. Queste sono le basi per una visione corretta dell’evoluzione umana. Non esiste evoluzione obbligatoria, meccanica. L’evoluzione è il risultato di una lotta cosciente.”


(G.I. Gurdjieff)


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Forze avverse - Aurobindo

"Finché avanziamo intruppati nel gregge la vita è relativamente facile, coi suoi alti e bassi (mai troppo bassi e nemmeno troppo alti). Ma appena dal gregge cerchiamo di uscirne ecco saltar fuori mille forze che hanno il massimo interesse a farci "fare come tutti gli altri". Scopriamo allora quanto la nostra prigione sia ben custodita. Scopriamo anche che siamo capaci di scivolare altrettanto in basso di quanto riusciamo a salire in alto, e che in realtà i nostri abissi sono esattamente proporzionali alle nostre altezze. Queste forze avverse sono molto coscienti e sembrano avere come solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare dal cammino intrapreso. Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad essere "un altro", totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi sforzi, della sua ragion d'essere, come se tutto fosse stato spazzato via, spogliato di senso, distrutto.

A queste forze avverse, nella storia spirituale del mondo, sono stati dati una quantità di nomi demoniaci e oscuri, come se loro fossero lì unicamente per far dannare il ricercatore e per mettere senza ragione nei guai la brava gente. L'esperienza ci mostra però che queste forze perturbatrici hanno un loro posto nell'economia universale e che ci possono disturbare solo a livello della nostra piccola coscienza momentanea, e per giunta con un preciso fine. Prima di tutto sono lì per colpirci nel punto debole dell'armatura: se fossimo saldi e tutti d'un pezzo, non potrebbero sfiorarci neanche per un attimo. In secondo luogo, se invece di star lì a lamentarci e ad accusare il diavolo o la cattiveria del mondo, cominceremo - grazie proprio alle loro interferenze - a guardarci dentro, ci accorgeremo che ognuno di questi attacchi ha smascherato una delle innumerevoli "disonestà da uomo onesto", e ha sollevato un poco quei cappottini che ci buttiamo addosso per non vedere.

Cappottini, o cappottacci, che non ricoprono solo le nostre pustole, ma quelle di tutti: le piccole insufficienze e le enormi sufficienze di ciascuno. E se a volte le forze perturbatrici ce li strappano di dosso un pò brutalmente non è per caso o per gratuita malignità, ma per farci vedere chiaro e costringerci ad una perfezione dinanzi alla quale recalcitriamo. Perché, appena afferriamo un filo di verità o un filino d'ideale, noi tendiamo malauguratamente a rinchiuderli a tripla mandata in un'ermetica e infallibile struttura, e a non muoverci più di lì. In altri termini, queste forze poco garbate rappresentano strumenti di progresso sia per ciascun individuo che per il mondo. "Quel che ti fa cadere a terra è quel che ti fa rialzare", dice nella sua saggezza il Kularnava Tantra."



(Satprem - Sri Aurobindo, L'Avventura della Coscienza)


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venerdì 29 giugno 2018

Dammi la forza - Tagore

Di questo ti prego, Signore:
colpisci, colpisci alla radice
la miseria che è nel mio cuore.
Dammi la forza di sopportare
serenamente gioie e dolori.
Dammi la forza
di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.
Dammi la forza
di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia
davanti all'insolenza dei potenti.
Dammi la forza
di elevare il pensiero
sopra le meschinità
della vita di ogni giorno.
Dammi la forza
di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.



Rabindranath Tagore

lunedì 25 giugno 2018

La tecnica del Japa

Si tratta di una tecnica tanto semplice quanto potente:

1) Scegliete una frase che vi ispiri, presa dalle Sacre Scritture, o inventata di sana pianta; un qualcosa che in qualche modo innalzi il vostro “sentore spirituale”. Che ne so, un esempio potrebbe essere “Signore, esisto solo per Te”; mi rendo conto di non essere stato troppo fantasioso, ma vi consiglio di rimanere sul semplice, per lo meno all’inizio, altrimenti dovrete mettere in moto meccanismi cognitivi per riportare alla memoria la frase scelta. Potete tranquillamente cantare la frase, e scegliere se pronunciarla a voce alta, o solo mentalmente (questo dipenderà soprattutto dalle circostanze).

2) Ripetetela più che potete, durante il giorno.

Fatto. Ora, il problema che molti hanno con la preghiera è che non riescono a “sentirla“. Tutti siamo d’accordo sul fatto che una preghiera non è il pronunciare una frase; le parole devono essere cariche al massimo della vostra devozione e del vostro Amore perchè la preghiera possa essere definita tale.

A quel punto la preghiera e le parole stesse si faranno più “dense”, più corpose, e uscendo da “voi”, sentirete la loro portata che vi attraversa e che si espande, o che si dirige verso l’oggetto della vostra preghiera.

Per “sentire” in questo modo la preghiera, provate a immaginare che questa provenga dalla zona del cuore; sentite vibrare le parole dentro il petto, nel cuore, e immaginate che le vibrazioni generate si estendano nell’ambiente circostante come un suono, come una luce, o quello che volete: si tratta solo di una tecnica di visualizzazione in grado di fornire un supporto nella nostra pratica.

Se riuscirete a concentrarvi abbastanza a lungo nella zona del cuore, senza distogliere l’attenzione, inizierete a provare una sensazione di pace, o di gioia, forse di leggera euforia. A quel punto concentratevi su questa sensazione, e cercate di espanderla, estendendola oltre la zona del cuore, a tutto il corpo e, poi, provate a proiettarla all’esterno.


https://signorkaji.wordpress.com/2012/10/05/la-tecnica-del-japa/

martedì 19 giugno 2018

Krishna e Radha




Accadde un giorno che le spose di Shri Krishna, diventarono molto gelose di Radhaji e dissero a Shri Krishna: “Tu non ci ami.”
Per giunta, il saggio Narada aggiunse olio sul fuoco dicendo: “Credo proprio che Lui non si prenda mai cura di voi, gli piace solo Radhaji, non è affatto preoccupato di voi.”
Allora Shri Krishna, diplomatico com’era, disse: “Oh Dio… ho un terribile dolore allo stomaco, come faccio?”
E tutti dissero: “Che fare?”
E Lui: “E’ molto semplice, ecco, se una delle mie mogli potesse darmi la polvere dei suoi piedi, in modo ch’Io possa mangiarla, potrò guarire.”
Tutte temettero per la loro vita, che ci fosse un qualche trucco dietro e non volevano caderci… e così gli dissero, pensate un po’, “Perché non prendi qualche medicina?” qualcuna aggiunse: “Potremmo chiamare il Vaidya (medico Ayurvedico)”
Krishna rispose: “No, so per certo che non posso essere curato da null’altro che dalla polvere di qualcuna delle mie mogli”
Ed allora ciascuna cominciò a guardarsi attorno, tutti si chiedevano: “Che fare? Se non curiamo Shri Krishna… si lamenta molto… che facciamo?”
E Shri Krishna intervenne: “Abbiate pietà di Me, datemi un po’ della polvere dei vostri piedi!…”
Poi disse a Narada: “Va da Radha e dille di mandarmi la polvere dei Suoi Piedi!”
E Narada andò, Shri Radhaji era nello Vrindavan ed il suolo di quella regione è di color giallo zafferano, dunque Narada andò e riferì che Shri Krishna stava molto male e che soffriva di un terribile male allo stomaco, Lei si spaventò e disse: “Ma davvero? Come può essere… non riesco a crederci, e che dice Lui? Che cura può fare?”
E Narada: “Lui dice che se una delle sue mogli gli manda un po’ della polvere dei suoi piedi, lui guarirà, deve prenderla come medicina.”
E Radha; “Bene, prendi la polvere dei Miei Piedi.”
Narada si meravigliò e disse: “Che stai facendo? Lo capisci che se gli dai la polvere dei Tuoi Piedi, tutte le punyas (meriti) andranno perdute? Ci sta giocando qualche scherzo, lo sai, lascia perdere”
E Lei; “Niente affatto, ti prego di prendere la polvere dei Miei Piedi”.
“E che ne sarà delle tue punyas e dei tuoi papas?”
“Conosco una cosa sola, e cioè Lui, ed è Lui che provvede alle mie papas e punyas, non devo pensarci Io”
Narada dunque, prese la polvere dei Suoi Piedi, tutta gialla color zafferano o del polline dei fiori e tornò da Shri Krishna e gliela dette.
Shri Krishna disse: “Lo sapevo che Shri Radha me l’avrebbe mandata, bene, ora la mangerò”
E Narada “Si, mangiala, ma devi rispondere ad una cosa che ha detto Shri Radha, e cioè che Tu hai cura delle sue papas e punyas. Che vuol dire? Come può essere? Che significa mai? Che Tu sai quali sono i suoi meriti e Lei non si preoccupa di nulla, non deve forse preoccuparsi delle papas e punyas?”
“Ora lasciami prendere la mia medicina” rispose Shri Krishna. Prese la medicina e disse: “Adesso è meglio che dorma”
E a quel punto Narada vide il cuore di Shri Krishna aperto, e nel cuore c’era il Loto di un meraviglioso color rosa, su quel Loto riposava Shri Rada che spargeva i Suoi Piedi col polline di quel Loto, ed il giallo dell’argilla del Vrindavan era di quello stesso colore. Ed allora Narada comprese che se Lei toccava quel Loto con i Suoi Piedi, cosa le importava di offrire la polvere di quegli stessi piedi a Shri Krishna? Lei risiedeva nel Suo Cuore e quando i Piedi di Lei sono nel cuore di Lui, quale problema può esserci?
E così tutti compresero che l’amore di Shri Radha era così grande che Lei non si preoccupava del Suo dharma o adharma, ma agiva solo in obbedienza al Suo Signore: ecco perché aveva un posto nel cuore di Shri Krishna.


http://yogafacile.it/radha-la-shakti-di-krishna/

domenica 17 giugno 2018

L'insegnamento pratico dei Sufi - Gurdjieff

Si racconta, in alcuni antichi insegnamenti, che quando Dio creò l'uomo, creò anche due spiriti: lo spirito del bene e lo spirito del male, o come anche sono chiamati, angelo e diavolo; e pose l'angelo alla destra dell'uomo e del diavolo alla sua sinistra. Un altro antico insegnamento dice che quando Dio mandò gli spiriti a lavorare sui pianeti, gli spiriti chiesero a Dio: "Che cosa dobbiamo fare li?". Dio divise gli spiriti secondo le loro qualità e disse: "Tu, a destra, cercherai di guidare coloro che vivono li in paradiso, e tu, l'altra metà, cercherai di condurli all'inferno". Quindi uno dei leader chiese a riguardo dei mezzi permessi a ciascuna fazione degli spiriti. Dio rispose: "Potete usare qualsiasi metodo che preferite, ma c'è una differenza essenziale: l'arma di quelli a destra è "fare", e l'arma di quelli a sinistra è "accade": il metodo di quelli a destra deve prendere origine attraverso ciò che è attivo e cosciente, e il metodo di quelli di sinistra attraverso ciò che è passivo e "inconscio". Questi due insegnamenti ai quali mi riferisco sono antichi. Allo stesso tempo, parallelamente a questi insegnamenti esisteva un'altra religione, un altro insegnamento ed esiste ancora oggi. La maggior parte delle religioni vive, agiscono e credono in conformità con le sacre scritture, i precetti e i comandamenti. Allo stesso tempo è esistito un insegnamento di seguaci istruiti che hanno cercato di mettere in pratica tutte le religioni, tutti i detti, tutti gli insegnamenti senza infatuazione, senza fede. Non adoravano ciecamente. Prima di accettare qualcosa, lo praticavano. Ciò che poteva essere messo in pratica era accettato, ciò che non poteva essere, veniva respinto. In questo modo si formò una nuova religione, sebbene il materiale per la sua formazione fosse preso da altre religioni. L'insegnamento di cui parlo ora è l'insegnamento dei Sufi. Questo insegnamento dice quanto segue sull'angelo e il diavolo: ogni azione di un uomo, ogni passo, ogni momento, ogni movimento emana dall'uno o dall'altro. Le emanazioni di entrambi (il risultato) sono ugualmente depositate nell'organismo umano sotto forma di alcune croste di reale materia tangibile, che possono essere esaminate e distinte, se la crosta è di un tipo o di un altro. Ogni crosta obbedisce a certe leggi, porta a determinate conseguenze. E nel caso dell'uomo le cose sussurrate dal diavolo hanno un effetto maggiore.


Lettura interrotta...


 https://quartaviagurdjieff.blogspot.com/2018/06/sufi-dervisci-gurdjieff.html

giovedì 7 giugno 2018

Luca 7 47 - Vangeli


 

«Le sono perdonati i suoi molti traumi, perché lei ha molto amato. Invece chi ha pochi traumi da farsi perdonare, è perché ama poco».

 

(Luca 7,47)

domenica 3 giugno 2018

Non puoi comprenderla - Pellegrino Russo

- Di che cosa hai bisogno da me? —, mi domandò.
— Ho sentito dire che siete un uomo pio e saggio; vi prego dunque di spiegarmi, per amore di Dio, che cosa significano le parole dell’Apostolo: pregate incessantemente e in quale modo sia possibile fare ciò. Da molto tempo vorrei saperlo, ma non riesco a capire.
Quel signore rimase per un po’ in silenzio, mi guardò negli occhi e infine disse:
-— L'incessante preghiera interiore è la perenne aspirazione dello spirito umano a rivolgersi al centro, cioè a Dio. Per apprendere questo dolce esercizio è necessario concentrare su di esso la nostra forza di volontà e domandare con assiduità al Signore che sia lui stesso a insegnarci come pregare incessantemente.
— Non riesco a intendere queste vostre parole — dissi io —, vi prego, spiegatevi in maniera più semplice.
- È una cosa troppo elevata per te — mi rispose —; non puoi comprenderla; ma prega come sei capace, e la preghiera stessa ti rivelerà in che modo essa possa divenire incessante; ogni cosa vuole il suo tempo...


Racconti di un pellegrino russo, pp 100-101

Tu, ignorante - Pellegrino Russo

Mi rivolsi allora a un sacerdote.
— Come si può pregare incessantemente?
Il sacerdote rispose:
— Vai più spesso in chiesa, presta attenzione alle letture e ai canti, partecipa alle preghiere per i defunti, accendi i ceri, | prostrati di più sino a terra...
— Ma dov'è che la Bibbia parla di questo? — domandai.
Tu, ignorante, vorresti leggere la Bibbia? A voi non è affatto consentito di leggere la Bibbia; solo a noi è consentito. —
Detto questo, il sacerdote si allontanò. Che fare, pensai, dove trovare una persona che possa spiegarmi queste cose? Andrò in giro per le chiese più famose per i loro predicatori: chissà che non senta una buona spiegazione.


Racconti di un pellegrino russo, p 92

venerdì 1 giugno 2018

Il Padre Nostro

Il discorso con cui Ouspensky introdusse l'esercizio della preghiera incessante, riferito da Bennett, sembra essere quello riportato alle pagg. 277-281 di Un nuovo documento. Le date non corrispondono, ma gli elementi ci sono tutti: l'uso del Padre Nostro, la ripetizione in più lingue, il conteggio e il tentativo di mantenere l'esercizio anche mentre si legge e si parla.
Il discorso è l'ultimo del libro succitato, prima del "Frammento autobiografico" di chiusura. L'esercizio, dice Ouspensky, può aiutare a ricordare se stessi e a mantenere l'attenzione ("Come dovete già sapere, queste due cose sono quasi equivalenti, perché l'una non può esistere senza l'altra... O almeno il ricordo di sé non può esistere senza l'attenzione"). L'esercizio della ripetizione di una breve preghiera va associato al respiro e al digiuno, "altrimenti ben presto diventa troppo facile. Voglio dire che risveglia l'attenzione solo all'inizio". Per tale motivo, Ouspensky decise di tentare con una preghiera lunga: il Padre Nostro. Lo scopo restava quello di risvegliare il centro emozionale, ovvero "farlo lavorare più intensamente". Secondo Ouspensky, mentre la ripetizione di una breve preghiera era descritta in diversi testi, quella di una preghiera lunga come il Padre Nostro non era trattata in nessun libro tradizionale, anche se lui poté ascoltare direttamente la descrizione di tale metodo. 
Come scrive Bennett nella sua autobiografia, per conservare il più a lungo possibile l'attenzione, si possono usare diverse lingue o contare le ripetizioni, con le dita o un rosario: "In questo modo la ripetizione non potrà sfuggire all'attenzione". L'idea di questa forma di ripetizione, dice Ouspensky, è "creare una nuova funzione ... che a un certo momento passerà da un centro all'altro, divenendo inconsapevole (quando è nei centri meccanici) e poi nuovamente consapevole, quando giungerà nelle parti superiori dei centri. Questa funzione ... attraversando tutti i centri ... può diventare il mezzo per passare ai centri superiori". Se si mantiene la ripetizione mentre si legge, vuol dire che essa è passata al centro motorio; se mentre si parla, al centro istintivo. "Ma queste capacità sono molto lontane", concluse Ouspensky, anche se Bennett avrebbe poi scritto che in dodici anni sarebbe riuscito a realizzare tutti i passaggi.
Un testo in cui si può leggere Gurdjieff parlare di argomenti simili è Undiscovered Country di Kathryn Hulme. Non ci viene detto con esattezza quali esercizi Gurdjieff assegnasse alle donne della "Cordata", ma poiché andavano effettuati con un rosario da portare sempre con sé, nascosto in tasca, si può ipotizzare che si trattasse della ripetizione interiore di una formula verbale. Il fatto che Gurdjieff additasse come esempi gli orientali che sgranavano rosari al caffè rafforza questa ipotesi. Questi esercizi, scrive Hulme, andavano fatti tutti i giorni, in tutte le condizioni. L'idea del conteggio affiora in questo passaggio: "Non li farete una sola volta... Non li farete cento volte... Li farete mille e una volta, e allora forse qualcosa accadrà. Ora è tutta immaginazione, ma presto o tardi diventerà un fatto, perché il vostro animale è 'law-able', [sensibile alla legge, soggetto alla legge]". Coincidenza: mille volte al giorno era il numero di Padri Nostri che Bennett giunse a ripetere ogni giorno.

Poco prima, a pag. 93, a proposito del pensiero associativo involontario (ovvero dell'immaginazione) Gurdjieff aveva detto: "Non potete mai fermare le associazioni. Finché respirate, le associazioni avvengono: sono automatiche. Pertanto, con questo esercizio non dovete cercare di arrestarle; lasciate che le associazioni fluiscano, ma non siate attive. Con l'altra parte della mente, invece, lavorate a questo nuovo esercizio, che è attivo. Ben presto, scoprirete di avere il principio di un nuovo tipo di 'cervello', e allora l'altra parte diventerà completamente passiva. È molto importante che conosciate il corpo come un tutto, in questo esercizio. Molto importante". La "nuova funzione" di Ouspensky sembra corrispondere al "nuovo cervello" di Gurdjieff.

Che Gurdjieff assegnasse ripetizioni in lingua straniera, lo racconta Louise March a proposito del giovane Michel de Salzmann. 

In conclusione, non sembra inverosimile che Gurdjieff e Ouspensky insegnassero esercizi simili per lo sviluppo dell'attenzione.

Un'ultima osservazione. Tornando a Undiscovered Country, prima di cominciare un nuovo esercizio Gurdjieff faceva giurare che esso non sarebbe stato usato solo per se stessi, ma per tutta l'umanità. Secondo Kathryn Hulme, questo voto di beneficiare tutti attraverso la propria pratica aveva "un effetto potentissimo".


Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
dell’ortolano eterno, am’io cotanto
quanto da lui a lor di bene è porto.
 

Pregare incessantemente


Nel 1931 Ouspensky introdusse un nuovo esercizio nei suoi gruppi inglesi, finalizzato a tenere concentrata l'attenzione e impedire le divagazioni mentali: la ripetizione costante di una formula verbale, una preghiera o un'invocazione. Secondo lui, da quando questa pratica era stata introdotta più di mille anni prima nei monasteri ortodossi greci, migliaia di monaci e monache avevano raggiunto stati di illuminazione.
Tra chi lo ascoltava quel giorno, c’era John G. Bennett, che rimase tanto colpito dal nuovo esercizio da farvi ricorso per dodici anni. Egli, per usare le sue parole, apprese a dire il Padre Nostro contemporaneamente in greco e in latino; a impiegare velocità differenti; a ripeterla dentro di sé mentre svolgeva altre attività intellettuali, tipo leggere o parlare; a unirla al respiro. Riusciva a ripeterla fino a mille volte al giorno: essa era divenuta la sua “ancora di salvezza e un grande sollievo”. Nel corso della guerra, questa pratica “ebbe un effetto imprevisto, in quanto rimosse completamente la paura della morte”: “Fintantoché ripetevo la preghiera del Signore, avevo la convinzione di essere immune al pericolo”.
Questa ripetizione incessante di una formula verbale si ispira alla nota esortazione paolina “Pregate incessantemente”. Parlare a se stessi è sempre stato un valido supporto per l’attenzione. È come un giocare d’anticipo con la mente: anziché farci sopraffare dal suo usuale flusso di parole meccaniche, siamo noi a darle delle frasi precise, indirizzandola verso la direzione che vogliamo. Già Epitteto parlava dell'epileghein, ovvero dello "aggiungere alla situazione un discorso interiore". Nel suo caso si trattava di massime morali come "Non adoperarti perché gli avvenimenti seguano i tuoi desideri, ma desiderali così come avvengono", capaci di cambiare la disposizione dell'individuo.
Da quel lontano 1931 la ripetizione incessante di una formula verbale fa parte - in un modo o nell'altro, ora più ora meno - della Quarta Via.
Il pellegrino russo”, il libro più diffuso della spiritualità russa, è dedicato a questa tecnica. Vi troviamo anche una metafora dell’attenzione divisa che mi piace ricordare, perché originale ed efficace. Qualcuno chiede a un insegnante spirituale: “Come faccio a ripetere dentro di me la preghiera di Gesù anche mentre sto svolgendo un’attività intellettuale, tipo parlare a un’altra persona?”. Risposta: “Immagina che un severo ed esigente tiranno ti ordini di comporre un trattato in sua presenza, proprio ai piedi del trono. Sebbene tu possa essere totalmente assorto nel tuo lavoro, la presenza del re, che ha potere assoluto su di te e che ha la tua vita in pugno, non ti permetterebbe per un singolo istante di dimenticare che tu stai pensando, riflettendo e scrivendo non da solo, ma in un luogo che richiede da te un particolare rispetto, venerazione e decoro. Questa fervida consapevolezza della vicinanza del re esprime molto chiaramente la possibilità di essere assorti nella preghiera interiore senza sosta anche durante un lavoro intellettuale” (corsivo mio).
Con questa pratica non ci sono circostanze migliori di altre, ovunque è il posto adatto per “pregare incessantemente”. A quel punto, "gli affari vengono condotti con grande decisione, nelle conversazioni con altre persone ci si attiene alla brevità, in generale si tende al silenzio e non si è più inclini alle parole inutili". Essa sembra avere anche una funzione protettiva, come aveva intuito Bennett durante la seconda guerra mondiale: “Tutti quei problemi ti sono stati evitati grazie … a quella breve preghiera che ti permetteva di innalzare il tuo cuore, ogni giorno, in unione con Dio”, era stato detto al pellegrino russo.
Personalmente, trovo questo aspetto della Quarta Via uno dei più pratici e trasformativi, con l'avvertenza di ricordare che le parole non sono fini a se stesse: “Dio non vuole le nostre parole, ma una mente attenta e un cuore puro”, giacché “la buona parola è argento, ma il silenzio è d'oro”.

Ed elli a me: Questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave;
e quant'om più va sù, e men fa male.