lunedì 30 gennaio 2017

Angeli - Igor Sibaldi




Preghiera come Resistenza in un circuito (min 32.25)

D'altra parte il concetto di preghiera è quello, il concetto di pila, di lampadina è lo stesso concetto.
[...]
Volta fa la pila, Edison ci infila una resistenza: un pezzo di tungsteno. E' un pezzo che, mentre il filo di rame non fa tanta resistenza perchè è un bravo conduttore, qui invece l'energia elettrica che passa dal tungsteno fa tanta luce.
Nei vangeli sta scritto che si fa più festa in cielo per un peccatore che si accorge che per 99 giusti che non si accorgono, questo è lo schema del circuito con la lampadina. Questo qui è il cielo (+), questa la terra (-), ed è la pila, il filo di rame sono i 99 giusti, la lampadina/resistenza è il peccatore. Nella preghiera cosa avviene? Nella preghiera tu sei qui (terra, -), Dio è qua (cielo, +), fai un filo di rame normale e dici la preghiera, la prima parte della preghiera, "ave Maria piena di grazia, il Signore è con Te...", dei complimenti spinti alla Madonna: piena di grazia, Signore teco.. il seno tuo. Questo qui è col filo, dopo di che, si passa alle richieste, cioè alle resistenze: "prega per noi peccatori", ho un problema, Signora, nel tempo libero ci metta una parola buona perchè c'ho una resistenza che non va bene, un pezzo di tungsteno, è qui che viene l'energia.
[...]
Questa è la preghiera (resistenza) che può illuminarsi solo se c'è un cielo (+) ed una terra (-) connessi. La preghiera è una domanda, qui (pila senza resistenza) sono complimenti, meditazione, qua (resistenza) è una domanda. La domanda è qualcosa che non sai, qualcosa che ti manca, tutte le volte che Gesù dice "chiedete e vi sarà dato", dice, mettete la lampadina nel circuito.
Questo è un circuito (percorso che va da un punto (+) ad un altro (+) del cerchio passando per il centro (-) del cerchio), qui (centro) c'è la lampadina. Tu sei la lampadina. Questa (cerchio con centro) è una pila , questo (percorso) è un circuito. L'angelo è un circuito, a quei tempi non c'era l'elettricità, ma avevano già capito certe cose. Allora questo è un circuito... ha un polo d'entrata (+) e un polo negativo, qui si forma una corrente di energia (differenza di potenziale), nella corrente di energia ci sei tu con tutte le tue domande, con tutti i tuoi bisogni. Se sei bene innestato ti illumini. Questo è il motivo per cui l'angelo viene raffigurato appunto con le ali (percorso-circuito) e questa qui (centro-lampadina-resistenza) è la testona bionda dell'angelo che non è bionda perchè loro prediligevano i tedeschi, è bionda perchè rappresenta l'oro in cui il tungsteno della lampadina si trasforma quando è inserito in un circuito. Gli antichi dicevano piombo e oro, adesso diciamo tungsteno e luce, però è la stessa roba.
[...]
Se sei qui (centro), hai un rapporto privilegiato col sistema pila, col tuo mondo. Il sistema pila ha dentro un circuito in cui tu entri solo se sei una persona libera, se sei libero di accorgerti  e di cui senti solo parlare in termini vaghi e per lo più incomprensibili quando sei qua (punto lontano dal percorso-circuito), qui invece lo sperimenti, nel fare, nell'avere, nell'essere. Di cosa è fatto questo circuito? Non di un vento, non di una cascata, non di una misteriosa energia sottile, è fatta di avvenimenti, di miliardi di avvenimenti che ci sono qui (percorso), avvenimenti che hanno una certa valenza tra di loro, questa qui (percorso) è una strisciata di avvenimenti, di possibili scelte della tua vita.



Damascio e gli angeli (min 42.00)

I cristiani di questa roba non sapevano niente, sapevano che c'erano questi angeli, nel sesto-settimo secolo. Gli arabi sapevano che c'erano questi angeli, che avevano tutti il nome ebraico, i cristiani odiavano gli ebrei in quel periodo, per cui gli angeli non piacevano più di tanto.
[..]
Poi, ad un certo punto, non si sa da dove e da chi, tira fuori un libro che si chiama "le gerarchie celesti", pubblicato adesso dalla Bompiani. Questo libro si presenta e dice: "Io sono un autore del primo secolo dopo Cristo. Io ho conosciuto San Paolo ad Atene e so un sacco di cose che San Paolo mi ha detto, e te le racconto anche a te." E racconta tutto sugli angeli intesi in questo modo, spiegando tutti i vari tipi di angeli, ossia tutti i possibili tipi di circuito che ci possono essere all'interno di un Adam (mondo). Perchè non c'è mica un circuito solo?  Questo qui (indicando il disegno) è il tuo, ma ce ne sono tantissimi altri, tanti fili all'interno di una pila. E questo, in gerarchie, vi spiega che cosa sono i cherubini che cosa sono i serafini, troni, principati, eccetera. Tutti se lo bevono questo libro, piace tantissimo, l'originale esce in Siria, in greco, poi lo traducono in latino. Dante e quasi tutto il suo paradiso l'ha costruito su questo libro.
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L'autore di questo libro, non è quello che c'è sul titolo, Dionigi l'Areopagita, ma un certo Damascio. Un filosofo ebreo del quinto-sesto secolo che stava a Costantinopoli. Ad un certo punto, c'erano questi nervosismi verso gli ebrei, si stufa di stare a Costantinopoli, dove lo trattano da stupido, e attraversa il confine con la Persia. I persiani, a tutti i filosofi che scappavano dalla zona latina, li prendevano con grande gioia e non solo ma i filosofi latini, era greco però dell'impero latino, che andavano in Persia erano contentissimi, perchè in Persia c'era tutta la letteratura greca; cioè noi Aristotele l'abbiamo perso di vista da un bel pezzo, i persiani lo traducevano, erano molto colti. Stando lì scrive il suo libro, perchè ha un progetto. Ha capito che per gli ebrei è finita, poi però si sbagliava, e aveva capito che i cristiani prima o poi sarebbero riusciti a farli fuori tutti, però lui ci teneva moltissimo. Allora come fare a conservare una scienza tipo questa, ebraica, in un mondo cristiano? Si inventa questo contrabbando, per cui adesso è famosissimo Damascio, dice: io faccio finta di essere cristiano e faccio finta di essere tra i fondatori del cristianesimo, amico di San Paolo. E dico: "San Paolo ha detto a me delle cose che sono cristianissime e che in realtà sono totalmente ebraiche, se ci cascano nella trappola, io tutta una scienza che con queste bestie di occidentali me la distruggeranno sicuramente nei prossimi anni, viene conservata da loro, pensando che sia una roba cristiana, mentre invece è nostra. A me non importa il marchio di fabbrica, m'importa che si continui a sapere questa roba." E gli è riuscita. Quindi da un momento di caos, i cui degli angeli non si sapeva niente, arriva questa teoria che comincia ad interessare sia San Tommaso, sia Dante, sugli angeli come fasci di energia che attraversano l'adam.
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Adesso guardate un po' come cambia la nostra psicologia e la nostra esistenza con l'idea di questo circuito. Da subito un senso speciale a tutto una serie di cose che ti capitano e che ti possono capitare. Quando tu sei libero sei al centro del tuo adam e ti capitano delle cose eccezionali, quando non sei libero sei fuori (lontano dal percorso-circuito) portata dalle cose eccezionali e senti che ci sono nel mondo delle meraviglie, però tu non ne sai niente. Credi agli angeli con le ali e i capelli biondi, ma non sai perchè hanno le ali e i capelli biondi, qui (centro) non ci credi agli angeli con le ali e i capelli biondi, ma li esperimenti proprio. E sai che quel biondo sei tu e quelle ali sono la connessione tra qualsiasi istante di alcuni avvenimenti della tua vita della fascia centrale dell'adam e il sistema energetico del tuo mondo. Naturalmente è bello stare qua, uno che sapesse che si può stare qui, la cosa migliore da fare sarebbe spiegare la cosa al suocero, al dirigente, al sergente che si occupa di te, chi ti pare, e trasferirti qui.



Origine egiziana (min 48.50)

Questa è una tipica scienza ebraica, e come tutte le tipiche scienze ebraiche, non è di origine ebraica, è di origine egiziana, in parte egiziana.
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Quanti circuiti ci saranno? Gli egiziani dicevano, ciascuno per ogni grado: 360 circuiti. Li indicavano, con i loro geroglifici, dopo averli studiati a lungo, praticamente avevano suddiviso l'adam di tutti in fasce, in circuiti. Alcuni si sovrapponevano, naturalmente, e ognuno aveva una serie di avvenimenti, stando dentro ai quali si era dentro quella forza lì, quindi non è questione di meditazione, per stare dentro a questo circuito, bisogna che tu sei su questo avvenimento qui e devi scegliere, scegli questo e passi su questo, poi passi su questo qua, poi.. e devi stare attento a non uscire qua fuori, fuori dal tuo circuito.



Cattolico (min 1.04.50)

L'occidente sapete che è cattolico, in tutte le sue manifestazioni. Che vuol dire cattolico? Cattolicos, universale. Caratteristica e grande novità dell'occidente, poi copiata dagli arabi è: tu hai torto, ho ragione io. Prima dell'impero romano col culto dell'imperatore, ogni religione stava bene al posto suo. Cioè, era come il mangiare, a Milano si mangia 'el risott', a Napoli si mangia la pizza, ma non è che il napoletano va a litigare con il milanesi perchè si mangia il risotto e non la pizza o viceversa. Quindi ognuno c'aveva il suo Dio, la sua religione, cambiavi zona, c'era un altro Dio e andava tutto bene, e guai a convertirsi, non era neanche pensabile convertirsi.
Poi, invece, salta fuori il momento cattolicos: se tu non onori il Dio che onoro io, ti ammazzo. Cominciano i romani con il culto dell'imperatore, i cristiani continuano. Dicono, di Dio ce n'è uno solo e tutti gli altri son cattivi. Non c'era nella Bibbia questo, c'è: Israele, il tuo Dio è uno, quello degli altri è degli altri. Invece nel cattolicos c'è uno solo giusto per tutti. Per cui l'indios sudamericano se non crede nel tuo Dio, tu lo devi ammazzare, perchè è una bestia non è neanche un uomo. Questa è l'idea dell'occidente, terribile.



Peccato e trauma (min 1.25.29)

Secondo questa teoria, chi è dentro la sua strada ha successo, chi non è dentro no. Qui continui a non sprecare energia e ad avere tutto a favore, quando sei fuori hai tutto contro e sprechi tanta energia. Fuori fai quello che vogliono gli altri, dentro fai quello che vuoi tu, chiaro che hai successo.
Perchè allora non succede questo? C'è l'aggiunta psicologica, ad un certo punto capita qualcosa al bambino, gli si fa un muro qui, e il bambino deve uscire. Esce e non sa dove andare, gira e rigira, e magari finisce qui (punto fuori dal centro del suo circuito ) da grande. Su una zona, un angelo che non è suo, senza sapere niente degli angeli, lontano da quello che è il suo, in una vita brutta, noiosa. E questo muro qui si chiama trauma. Ed è quello che nei vangeli si chiama peccato.
Voi sapete che Gesù cura i peccatori, "non sono venuto per i giusti ma per i peccatori". Uno si immagina che questo frequentava della gentaglia.. poi quando arriva il malato, il paralitico, dice "i tuoi peccati ti sono perdonati", allora lui si tira su e torna a casa contento. Pensate le implicazioni di questa traduzione. L'implicazione qual'è? Lui ha commesso dei peccati e Dio l'ha punito con la paralisi. [...] Uno pensa, chissà cosa ne ha fatte quello la, per essere paralitico. Gesù però è bravo perchè glielo perdona.
Questa idea qui è basata su un errore di traduzione. La parola che Gesù usava probabilmente era khedìe che in realtà vuol dire letteralmente energia bloccata, non vuol dire colpa. In latino peccatum vuol dire colpa contro le regole della società. [..] La parola che più si avvicina al concetto di energia bloccata, da noi è trauma, non è peccato.
[..] Ora cambia un po' tutto. Allora non è che Dio punisce per il peccato, Dio non fa niente, ma se tu blocchi la tua energia, è chiaro che questa energia bloccata dal trauma produce dei guai da qualche altra parte. Se fluisce va bene, se viene bloccata dall'khedìe, è bloccata.
Il blocco dell'energia nella tradizione di Gesù può essere due cose: prima cosa, una trasgressione alla legge. Però la legge ebraica è una cosa molto precisa è una legge naturale, tutti i 600 comandamenti non sono un accordo sociale è che se tu fai queste cose stai bene se non le fai stai male. [..] Ce n'è uno che dice: "non dimorare a lungo in Egitto". Non stare tanto tempo in Egitto, che non vuol dire Sharm el Sheik, Meifi, Il Cairo. Egitto per loro sono le multinazionali del tempo, le aziende, cioè lavora nelle aziende ma non starci tanto tempo sennò ti mangia l'azienda. Quindi il trauma per loro è andare contro queste leggi qua.
Le prime le conoscete, per esempio, quella tradotta "non commettere atti impuri". Non commettere atti impuri è una proibizione che non capisci il senso, perchè, cosa c'è di impuro? Impuro è l'idea che non lo devi commettere, forse. [..] Nell'originale è "non prostituirti", ossia, non pensare che il tuo impulso sessuale sia una cosa che puoi vendere e comprare perchè altrimenti ti ammali, di testa, ti fai un trauma.
"Non desiderare la roba d'altri" nell'originale praticamente significa non desiderare quello che desiderano gli altri, altrimenti non ti conoscerai mai, non saprai mai chi sei. Quindi vai in giro per il mondo e non rispetti questo comandamento, è chiaro che hai un sacco di traumi, perchè vai contro una cosa che fa bene.
Prima cosa, non rispetto della legge in quel senso, seconda cosa, violenze subite. Quindi tutte le volte che hanno scritto peccatore nei vangeli è uno che è stato violentato? Probabile. Gesù dice, trovo il paralitico, che evidentemente ha energia bloccata, io voglio sapere che trauma ha avuto, glielo trovo, lo libero, e gli si sblocca l'energia e ritorna sano. E' un'idea bellissima.
[..] Gesù era uno di quelli che curava i traumi, togliendo i traumi si ripristina il corso. I traumi non sono tutti i guai che ti sono capitati, perchè per esempio puoi avere tanti guai ma sei perfettamente qui dentro (angelo). Il trauma è un guaio di tipo particolare, è qualcosa che ti è capitato e ti ha fatto male, ma ti è capitato in un momento in cui non potevi far fronte a questa faccenda e così l'hai nascosto, l'hai dimenticato, dandoti l'ordine di non ricordartelo più. Quindi se uno dice, "io mi ricordo un mio trauma, è stato questo e.." non è un trauma. Il trauma è un qualcosa che per definizione non ti puoi ricordare.

martedì 24 gennaio 2017

Lo sbadiglio e il riso - Gurdjieff

In aggiunta a tutto quello che aveva detto sugli accumulatori, G. fece un'osservazione molto importante a proposito dello sbadiglio e del riso.

"Due funzioni del nostro organismo restano incomprensibili e inesplicabili dal punto di vista scientifico, disse, benché la scienza, naturalmente, non ammetta la propria incapacità di dare una spiegazione: lo sbadiglio ed il riso. Né l'uno né l'altro possono essere compresi e spiegati correttamente, se si ignora tutto degli accumulatori e del loro ruolo nell'organismo.

"Avete osservato che sbadigliate quando siete stanchi. Questo è particolarmente evidente in montagna, quando un uomo che non ne ha l'abitudine fa una ascensione: egli sbadiglia pressoché di continuo. Sbadigliare significa caricare d'energia i piccoli accumulatori. Quando essi si svuotano troppo rapidamente, in altri termini quando uno di essi non ha tempo di riempirsi mentre l'altro si svuota, lo sbadiglio diviene pressoché continuo. Esistono condizioni che possono condurre all'arresto del cuore, allorché un uomo vuole sbadigliare, ma non lo può; ve ne sono altre in cui la funzione dello sbadiglio non è normale, e allora un uomo può sbadigliare senza interruzione, in pura perdita, cioè senza poterne trarre alcuna energia.

"Lo studio e l'osservazione dello sbadiglio fatti da questo punto di vista possono rivelare molte cose nuove ed interessanti.

"Anche il riso è in rapporto diretto con gli accumulatori, ma il riso è la funzione opposta allo sbadiglio.. Il riso non può introdurre energia in noi, al contrario ne espelle, liberandoci così dall'energia superflua che si trova immagazzinata negli accumulatori. Il riso non esiste in tutti i centri, ma soltanto per quelli divisi in due metà: positiva e negativa. Non ho ancora parlato di questo aspetto nei particolari; lo farò quando giungeremo ad uno studio più approfondito dei centri. Per il momento prenderemo in considerazione solamente il centro intellettuale. Certe impressioni possono cadere contemporaneamente sulle due metà del centro, e suscitare nello stesso istante un 'sì' e un 'no' ben definiti. Questa simultaneità del 'sì' e del 'no' provoca nel centro intellettuale una specie di convulsione, e poiché esso e incapace di armonizzare e di digerire queste due impressioni opposte di uno stesso fatto, il centro comincia a espellere, sotto forma di riso, l'energia che affluisce in lui dall'accumulatore sul quale si trova innestato. In altri casi capita che nell'accumulatore si sia immagazzinata molta più energia di quanta il centro ne possa spendere. Allora ogni impressione, anche la più ordinaria, può essere percepita come duplice; essa può cadere simultaneamente sulle due metà del centro e provocare il riso, cioè liberare energia.

"Io vi do qui, comprendetelo, solamente una traccia. Dovete ricordare che lo sbadiglio e il riso sono entrambi molto contagiosi. Ciò dimostra che sono essenzialmente funzioni dei centri istintivo e motore".

"Perché il riso è così piacevole?", domandò qualcuno.

"Perché il riso ci libera di un'energia superflua che, se rimanesse inutilizzata, potrebbe diventare negativa, cioè tossica. Abbiamo in noi una forte dose di questa sostanza tossica. Il riso ne è l'antidoto. Ma questo antidoto è necessario solo finché saremo incapaci di impiegare tutta la nostra energia ad un lavoro utile. È stato detto del Cristo che non rideva mai. Ed effettivamente non troverete nei Vangeli una sola allusione al fatto che il Cristo abbia mai riso. Ma vi sono differenti modi di non ridere. Taluni non ridono mai perché sono completamente sommersi dalle loro emozioni negative, dalla loro malvagità, paura, odio, diffidenza. Altri non ridono perché non possono avere emozioni negative. Comprendete bene questo: nei centri superiori il riso non può esistere, perché nei centri superiori non vi è divisione, non vi è 'sì' e 'no'.


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 262-263



Super sforzi e accumulatori - Gurdjieff

"Dovete comprendere, disse, che gli sforzi ordinari non contano. Solo i super sforzi contano. E così sempre e per tutto. Per coloro che non vogliono fare 'super sforzi', la cosa migliore è che abbandonino tutto e prendano cura della loro salute".

"I super sforzi non rischiano di essere dannosi?", domandò uno degli uditori, abitualmente preoccupato della propria salute.

"Naturalmente possono esserlo, disse G., ma è preferibile morire facendo degli sforzi per svegliarsi che vivere nel sonno. Ecco una ragione. D'altronde, non è poi così facile morire per degli sforzi eccessivi. Abbiamo molta più forza di quanto non pensiamo. Ma non ne facciamo mai uso. Occorre comprendere, a questo riguardo, un aspetto della organizzazione della macchina umana.

"Un certo tipo di accumulatore ha una parte molto importante nella macchina umana. Vi sono due piccoli accumulatori a fianco di ogni centro, e ognuno di essi contiene la sostanza particolare necessaria al lavoro di quel centro.

"Nell'organismo vi è inoltre un grande accumulatore, che alimenta i piccoli. I piccoli accumulatori sono collegati fra di loro, e ognuno di essi è collegato al centro più vicino, come pure al grande accumulatore". G. disegnò il diagramma generale della macchina umana, indicò la posizione dei grandi e dei piccoli accumulatori, e i loro collegamenti.

"Gli accumulatori lavorano nel modo seguente, disse. Immaginiamo un uomo che sta lavorando: egli legge, per esempio, un libro difficile e si sforza di comprenderlo; in questo caso, numerosi 'rulli discografici' girano nell'apparecchio intellettuale localizzato nella testa. Oppure supponiamo che stia scalando una montagna, e venga a poco a poco pervaso dalla fatica; in questo caso, sono i 'rulli' del centro motore che girano.

"Il centro intellettuale, nel nostro primo esempio, e il centro motore nel secondo, attingono dai piccoli accumulatori l'energia necessaria al lavoro. Quando un accumulatore è quasi vuoto, l'uomo si sente affaticato. Egli vorrebbe fermarsi, sedersi se sta camminando, pensare a qualche cosa d'altro se sta risolvendo un problema difficile. Ma, inaspettatamente, sente un afflusso di energia, ed è nuovamente in grado di camminare o di lavorare. Ciò significa che il centro affaticato si è collegato al secondo accumulatore, dal quale trae nuova energia. Nel frattempo, il primo accumulatore si ricarica, assorbendo energia dal grande accumulatore. II lavoro del centro riprende e l'uomo continua a camminare o a lavorare. Talvolta, per far sì che avvenga questo collegamento, è necessario un breve riposo. Talvolta occorre uno choc o uno sforzo. In entrambi i casi, il lavoro riprende. Ma, dopo un certo tempo, La riserva di energia del secondo accumulatore si esaurisce anch'essa. Allora l'uomo si sente nuovamente affaticato.

"Ancora uno choc esteriore, o un istante di riposo, o una sigaretta, o uno sforzo, e il contatto con il primo accumulatore è stabilito.

"Può facilmente accadere però che il centro abbia esaurito l'energia del secondo accumulatore così rapidamente che il primo non ha avuto il tempo di riempirsi a spese del grande accumulatore, e che abbia preso solamente la metà dell'energia che poteva contenere; esso è pieno soltanto a metà.

"Essendosi messo in collegamento con il primo accumulatore, il centro comincia ad attingere energia, mentre il secondo si collega con il grande accumulatore, per ricaricarsi a sua volta di energia. Ma questa volta, il primo accumulatore non essendo pieno che a metà, il centro esaurisce molto presto la sua energia e durante questo tempo il secondo non è riuscito a riempirsi che di un quarto. Il centro si mette in collegamento con esso, lo svuota rapidamente di tutta l'energia e nuovamente si ricollega con il primo accumulatore, e così di seguito. Dopo un certo tempo, l'organismo è messo in tale stato, che né l'uno né l'altro dei piccoli accumulatori hanno una goccia di energia di riserva. Questa volta, l'uomo si sente realmente affaticato. Non si regge più sulle gambe, casca dal sonno, oppure l'organismo reagisce più morbosamente, con mali di capo, palpitazioni, ecc. ecc. L'uomo si sente male.

"Poi, improvvisamente, dopo essersi riposato un po', oppure in seguito ad uno choc o ad uno sforzo, ecco un nuovo flusso di energia, e l'uomo è ancora una volta in grado di pensare, di camminare e di lavorare.

"Questo significa che il centro è ora in collegamento diretto con il grande accumulatore. L'energia in esso contenuta è enorme. Un uomo messo in collegamento con il grande accumulatore è capace di compiere veri e propri miracoli. Ma, naturalmente, se i rulli continuano a girare e se l'energia tratta dagli alimenti, dall'aria e dalle impressioni continua ad essere consumata più in fretta di quanto non sia ricostituita, allora viene un momento in cui lo stesso grande accumulatore è vuotato di tutta la sua energia, e l'organismo muore. Ciò accade però molto raramente. Di solito, l'organismo reagisce molto prima, cessando automaticamente di funzionare. Perché l'organismo muoia di spossatezza occorrono condizioni speciali. Nelle condizioni ordinarie, l'uomo cadrà addormentato, sverrà, oppure si svilupperà in lui qualche complicazione interna che impedirà al suo organismo di continuare a svuotarsi, molto tempo prima del pericolo reale.

"Non vi è perciò ragione di aver paura degli sforzi; il pericolo di morire in conseguenza di essi, praticamente non esiste. È molto più facile morire di inazione, di pigrizia o per paura di fare degli sforzi.

"Il nostro scopo consisterà dunque nell'imparare a stabilire dei collegamenti tra questo o quel centro col grande accumulatore. Fino a quando non ne saremo capaci, falliremo in ogni nostra impresa, perché cadremo addormentati prima che i nostri sforzi possano produrre il minimo risultato.

"I piccoli accumulatori sono sufficienti per il lavoro ordinario, quotidiano, della vita. Ma per il lavoro su di sé, per la crescita interiore, e per gli sforzi che si esigono da ogni uomo che si impegna nella via, l'energia di questi piccoli accumulatori non è sufficiente.

"Dobbiamo imparare ad attingere l'energia direttamente dal grande accumulatore.

"Tuttavia, questo non è possibile senza l'aiuto del centro emozionale. È essenziale comprenderlo. Il contatto con il grande accumulatore può solo stabilirsi per mezzo del centro emozionale. Di per sé stessi, i centri istintivo, motore ed intellettuale non possono trarre alimento che dai piccoli accumulatori.

"Questo è precisamente ciò che le persone non comprendono. Eppure, il loro scopo dovrebbe essere lo sviluppo dell'attività del centro emozionale. Il centro emozionale è un apparecchio molto più sottile del centro intellettuale, particolarmente se prendiamo in considerazione che, di tutte le parti del centro intellettuale, la sola che lavora è l'apparecchio formatore, e che molte cose restano per lui assolutamente impossibili. Se un uomo vuoi sapere e comprendere più di quello che sa e comprende oggi, deve ricordarsi che questo nuovo sapere e questa nuova comprensione gli verranno per mezzo del centro emozionale, e non per mezzo del centro intellettuale".


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 258-262