venerdì 24 febbraio 2017

Origini del Cristianesimo - Gurdjieff

"In genere conosciamo pochissimo del Cristianesimo e delle forme del culto cristiano, non conosciamo affatto la sua storia, come pure l'origine di un'infinità di cose. Per esempio la chiesa, il tempio dove si riuniscono i fedeli e dove sono celebrati gli uffizi secondo riti particolari, quali origini ha? Quanta gente non vi ha mai pensato! Taluni ritengono che le forme esteriori del culto, i riti, i cantici, siano stati inventati dai Padri della Chiesa. Altri pensano che le forme esteriori sono state prese a prestito in parte dai pagani, ed in parte dagli ebrei. Ma tutto ciò non è vero. La questione delle origini della Chiesa cristiana, vale a dire del tempio cristiano, è molto più interessante di quel che pensiamo. Innanzi tutto, la Chiesa e il culto, nella forma sotto la quale apparivano nei primi secoli dell'era cristiana, non poteva derivare dal paganesimo; non vi era niente di simile, né nei culti greci e romani, né nel giudaismo. La sinagoga, il tempio ebreo, i templi greci e romani, con i loro numerosi dei, erano molto differenti dalla chiesa cristiana, quale essa apparve nel primo e nel secondo secolo. La chiesa cristiana è una scuola e nessuno sa più che lo sia. Immaginatevi una scuola, dove i maestri tengano le loro lezioni e le loro dimostrazioni senza sapere che si tratta di lezioni e di dimostrazioni e dove gli allievi o i semplici auditori considerino questi corsi e dimostrazioni come cerimonie, riti o 'sacramenti', ossia magia. Questo assomiglierebbe molto alla chiesa cristiana dei nostri giorni.

"La chiesa cristiana, la forma cristiana del culto, non sono state inventate dai Padri della Chiesa. Tutto è stato preso in Egitto — ma non dall'Egitto a noi noto: bensì da un Egitto che non conosciamo. Quell'Egitto era nello stesso luogo dell'altro, ma era esistito molto tempo prima. Solo infime vestigia sono sopravvissute nei tempi storici, ma furono conservate in segreto, e così bene che non sappiamo nemmeno dove.

"Vi sembrerà strano se dico che questo Egitto preistorico era cristiano molte migliaia d'anni prima della nascita di Cristo, o per meglio dire che la sua religione si fondava sugli stessi principi, sulle stesse idee del vero Cristianesimo. In questo Egitto preistorico, vi erano speciali scuole chiamate 'scuole di ripetizione'. In quelle scuole si davano a date fisse, e in alcune di esse anche tutti i giorni, delle ripetizioni pubbliche, in forma condensata, del corso completo delle scienze insegnate. La 'ripetizione' durava talvolta una settimana intera o anche un mese. Grazie a queste 'ripetizioni' coloro che avevano seguito i corsi conservavano il contatto con le scuole e potevano così ritenere tutto ciò che avevano imparato. Alcuni venivano da molto lontano per assistere a queste 'ripetizioni' e ripartivano con un sentimento nuovo della loro appartenenza alla scuola. Nel corso dell'anno, c'erano giornate speciali consacrate a delle ripetizioni molto più complete, che si svolgevano con una solennità particolare e questi stessi giorni prendevano un senso simbolico.

"Queste scuole di ripetizione servirono di modello alle chiese cristiane. Nelle chiese cristiane le forme di culto rappresentano, quasi interamente, 'il ciclo di ripetizione' delle scienze che trattano dell'Universo e dell'uomo. Le preghiere individuali, gli inni, il responsorio, tutto aveva, in queste ripetizioni, il suo proprio senso così come le feste e tutti i simboli religiosi; ma il loro significato è stato perso da molto tempo".


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 335-336

 

 

lunedì 20 febbraio 2017

Sulla Preghiera - Gurdjieff

"La preghiera non potrebbe aiutare un uomo a vivere come un Cristiano?", chiese qualcuno.

"La preghiera di chi?, replicò G. La preghiera degli uomini soggettivi, ossia degli uomini 1, 2, 3 non può dare che risultati soggettivi. Con le loro preghiere tali uomini si consolano, si suggestionano e si addormentano da sé. Conseguenza di auto-ipnosi, questa preghiera non può dare risultati oggettivi".

"Ma la preghiera in generale non può dare risultati oggettivi?", domandò un altro.

"L'ho già detto: dipende da chi prega, rispose G. Si deve imparare a pregare esattamente come si deve imparare il resto. Per chi sappia pregare e sia capace di concentrarsi nel giusto modo, la preghiera può dare dei risultati. Dobbiamo tuttavia comprendere che vi è preghiera e preghiera e che i risultati sono differenti. Questo è conosciuto anche dalla liturgia corrente. Ma quando parliamo della preghiera o dei suoi possibili risultati, non consideriamo che un tipo di preghiera — la domanda; o meglio noi pensiamo che la domanda possa collegarsi a tutte le altre specie di preghiera. Evidentemente non è vero. La maggior parte delle preghiere non hanno niente in comune con la domanda. Mi riferisco alle antiche preghiere, di cui molte risalgono a molto prima del cristianesimo. Queste preghiere sono, in un certo modo ricapitolazioni; ripetendole ad alta voce o mentalmente l'uomo si sforza di provare tutto il loro contenuto col pensiero e col sentimento. D'altronde un uomo può sempre comporre nuove preghiere a sua intenzione. Dirà, per esempio: 'Voglio essere serio'. Tutto dipenderà da come lo dice. Se lo ripeterà diecimila volte al giorno, chiedendosi quando finirà e che cosa ci sarà da cena, questo non è pregare, ma mentire a sé stesso. Tuttavia, queste stesse parole possono diventare una preghiera se l'uomo le recita così: 'Io' — e nello stesso tempo pensa a tutto quello che sa su 'Io'. Questo 'Io' non esiste, non c'è un solo 'Io' ma una moltitudine di piccoli 'io' rivendicatori e attaccabrighe. Eppure egli vuole essere un vero 'Io', vuole essere il signore; si ricorda della vettura, del cavallo e del padrone. 'Io' è il padrone, VOGLIO — egli pensa al significato di 'Io voglio'. È forse capace di volere? In lui continuamente 'si vuole' e 'non si vuole'; ma egli farà lo sforzo di opporre al 'si vuole' e al 'non si vuole' il proprio 'io voglio', connesso alla scopo del lavoro su di sé. In altri termini cercherà di introdurre la terza forza nella combinazione abituale delle due forze: 'si vuole' e 'non si vuole', ' ESSERE ' — egli penserà a ciò che significa l'essere'. L'essere di un uomo automatico a cui tutto accade. E l'essere di un uomo che può fare. È possibile 'essere' in modi differenti. Egli vuole 'essere' non soltanto nel senso di esistere, ma nel senso di grandezza, di potere. Allora la parola 'essere' prende un peso, un senso nuovo per lui. ' SERIO ' — egli pensa a ciò che significa 'essere serio'. Il modo in cui egli risponde a sé stesso è molto importante. Se comprende ciò che dice, se è capace di definire a sé stesso correttamente ciò che significa 'essere serio', se sente di desiderarlo veramente, allora la sua preghiera può dare un risultato: può riceverne una forza, poi potrà notare più spesso in quali momenti non è serio, infine egli avrà meno difficoltà a vincere sé stesso. Dunque, questa sua preghiera l'avrà aiutato a divenire serio.

"Allo stesso modo un uomo può pregare così: 'io voglio ricordarmi di me stesso', ' RICORDARMI ' — che cosa significa 'ricordarsi'? L'uomo deve pensare alla memoria — quanto poco egli ricorda! Come si dimentica sovente quello che ha deciso, quello che ha visto, quello che sa! Tutta la sua vita cambierebbe se potesse ricordarsi. Tutto il male viene dal suo dimenticare, ' ME STESSO ' — di nuovo ritorna a sé stesso. Di quale 'me' desidera ricordarsi? Vale la pena ricordarsi di sé stesso interamente? Come può riconoscere ciò che vuole ricordare? L'idea del lavoro: come potrebbe legarsi più strettamente al lavoro? e così di seguito.

"Nel culto cristiano, vi sono parecchie preghiere del tutto simili a queste, in cui è necessario riflettere su ogni parola. Ma esse tuttavia perdono ogni portata, ogni significato, quando sono recitate o cantate meccanicamente.

"Consideriamo la conosciutissima preghiera: 'Signore abbi pietà di mé' Cosa vuoi dire? Un uomo rivolge una invocazione. Non dovrebbe pensarci un po', non dovrebbe fare un confronto, domandarsi cosa è Dio e cosa è lui stesso? Poi, sta domandando a Dio di avere pietà di lui. Ma bisognerebbe che Dio pensasse a lui, che lo prendesse in considerazione. Ora, merita proprio che le si prenda in considerazione?
Cosa c'è in lui che sia degno di essere oggetto di pensiero? Chi deve pensare a lui? Dio stesso. È chiaro che tutti questi pensieri, e molti altri ancora, dovrebbero passare per la mente come egli pronuncia questa semplice preghiera. E sono precisamente questi pensieri che potrebbero fare per lui ciò che egli chiede a Dio di fare. Ma a cosa pensa e quali risultati può dare la sua preghiera, se ripete come un pappagallo: Signore abbi pietà! Signore abbi pietà! Signore abbi pietà! Lo sapete bene che questo non può dare alcun risultato.


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 333-335

 

 

Per essere Cristiani bisogna esserne capaci - Gurdjieff

"La religione, diceva sempre, è un concetto relativo, essa corrisponde al livello di un essere umano; la religione di un uomo può benissimo non convenire ad un altro, ossia la religione di un uomo di un certo livello di essere non si adatta ad un uomo di un altro livello di essere.

"Bisogna comprendere che la religione dell'uomo n. 1, non è la religione dell'uomo n. 2 e che quella dell'uomo n. 3, è pure un'altra religione. Le religioni degli uomini n. 4, n. 5, n. 6, n. 7 sono completamente differenti dalle religioni degli uomini n. 1, 2 e 3.

"In secondo luogo, la religione è: fare. Un uomo non pensa, non sente, soltanto la propria religione, egli la 'vive' più che può; altrimenti non si tratta di religione, ma di fantasia o filosofia. Che gli piaccia o no, egli mostra la sua attitudine verso la religione con i propri atti e non può mostrarla che con i propri atti. Di conseguenza se i suoi atti sono in contraddizione con ciò che è richiesto da una data religione, egli non può affermare di appartenere a quella religione. La grande maggioranza delle persone che si dicono cristiane non hanno diritto alcuno a questo titolo, perché non soltanto non seguono i comandamenti della propria religione, ma pare che non suppongano nemmeno che questi comandamenti debbano essere seguiti.

"La religione cristiana proibisce l'omicidio; e tutti i progressi che abbiamo fatto sono progressi della tecnica dell'omicidio, dell'arte della guerra. Come possiamo dunque dirci Cristiani?

"Nessuno ha il diritto di chiamarsi Cristiano, se non adempie nella sua vita i precetti del Cristo. Un uomo può dire che desidera essere Cristiano, se si sforza di osservare questi precetti. Se non ci pensa neppure, o se ne ride, se li rimpiazza con qualcosa di sua invenzione, o semplicemente li dimentica, non ha alcun diritto di dirsi Cristiano.

"Ho preso l'esempio della guerra perché è il più evidente. Ma senza parlare della guerra, tutto nella nostra vita è così. Le persone si dicono Cristiane, ma senza comprendere che non solo non vogliono, ma che non possono esserlo, perché, per essere Cristiani, non basta desiderarlo, bisogna anche esserne capaci.

"L'uomo, in sé stesso, non è uno, non è Io, è 'noi', o per parlare più rigorosamente, è 'essi'. Tutto deriva da questo. Supponiamo che un uomo voglia, secondo il Vangelo, porgere la guancia sinistra dopo essere stato battuto sulla guancia destra. Ma è uno solo dei suoi 'io' che prende questa decisione, sia nel centro intellettuale come nel centro emozionale. Un 'io' lo vuole, un 'io' se ne ricorda — gli altri non ne sanno niente. Immaginiamo che la cosa avvenga realmente: un uomo è stato schiaffeggiato. Pensate che egli porgerà la guancia sinistra? Mai. Egli non avrà nemmeno il tempo di pensarci. Schiaffeggerà a sua volta l'uomo che l'ha colpito, oppure chiamerà una guardia, oppure fuggirà; il suo centro motore reagirà ben prima che l'uomo si renda conto di cosa sta facendo, come ne ha l'abitudine, come gli è stato insegnato a fare.

"Per poter porgere la guancia sinistra bisogna essere stati istruiti per molto tempo, bisogna essersi allenati con perseveranza perché, se la guancia è offerta meccanicamente, questo non ha ancora nessun valore; l'uomo porge la sua guancia perché non può fare altrimenti".


P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - la testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di G. I. Gurdjieff, pp 332-333