venerdì 2 dicembre 2016

Jesus Mantra - Master Bee

APPUNTI PER LA PERGHIERA DEL PROFONDO

(il segreto dell’orazione)
metodo del Maestro Bee

JESUS MANTRA

Immergendoci nell’intimo del nostro spirito tramite l’invocazione del nome divino (Jesus Mantra) accadono fenomeni psico-fisici e spirituali del tutto diversi dalla preghiera verbale tradizionale. Ha luogo una modificazione dell’attività cerebrale che ci consente di immergerci nel campo della sfera spirituale del nostro essere.

1 L’immobilità fisica facilita la calma mentale e consente allo spirito del nostro essere di diventare attivo. Ne consegue l’unificazione tra corpo, mente e spirito. Lo psicosoma viene purificato e di conseguenza l’essere può venire sperimentato come una sensazione di benessere spirituale, mentale e fisico.

2 Questo, che si produce naturalmente ripetendo il nome divino con attenzione passiva, è lo stato naturale del nostro essere.

3 In questa condizione ideale si purifica il sistema nervoso e fisico, abbassando tutto il sistema alla condizione di minima eccitazione. Inoltre, l’armonizzazione tra corpo, mente e spirito fa sì che l’inconscio si purifichi in modo spontaneo e non analitico.

4 L’influenza del nome divino sul nostro essere indirizza la nostra consapevolezza conscia e inconscia verso la redenzione.

5 Tutte e tre le componenti che costituiscono la nostra preghiera (essere o anima, corpo e spirito) entrano in sinergia con il nome divino.

6 La potenza del nome divino libera la sua energia spirituale, rigenera gli atomi dell’anima, modificandone la struttura molecolare. Ripetendo Jesus Mantra, le cellule assorbono il messaggio e la sua vibrazione. Esse sono le prime a convertirsi alla potenza salvifica di Cristo.

7 Lo scopo dell’orazione del profondo con il nome divino è di rendere disponibile la nostra più intima essenza alla sua benefica trasformazione. Così ha luogo la purificazione della nostra consapevolezza spirituale.

8 Dal profondo di noi stessi riemergono nuove percezioni e la sfera conscia diventa più sensibile ai segnali dello Spirito nella vita quotidiana.

9 Il ricollegarsi alla nostra essenza tramite l’immersione del Sé, costituisce la base dell’orazione profonda. Lo Spirito Santo viene attirato come una calamita dal nome divino del Redentore e interagisce, per misericordia, per la nostra redenzione.

10 L’orazione del profondo tramite il nome divino non può essere confusa con altri metodi di meditazione. Nonostante i sintomi psicofisici siano uguali, la finalità è completamente opposta. Il Sé non viene identificato come meta ultima e sinonimo di Dio, né avviene la spersonalizzazione dell’essere. E’ tutto il contrario. Il Sé viene purificato, redento e reintegrato nell’uomo nuovo, tramite la fede.

11 La Via dell’orazione con il nome divino è unica e inconfondibile e sfocia nell’adorazione e comunione con la persona divina. Nel nome divino è presente la divinità stessa e la Sua persona a nostra insaputa ci redime secondo la Sua Volontà.

12 Il metodo ripetitivo serve per creare degli spazi psichici e interrompere gli schemi associativi del pensiero, creare un flusso armonico di energia concentrativa e nello stesso tempo distensiva.

13 La distensione dei campi di energie psicosomatiche serve a sbloccare le energie centripete e a creare campi centrifughi.

14 L’incessante ripetersi del nome divino, scatena delle reazioni psichiche, spirituali estremamente positive per la nostra purificazione. Le energie negative di natura psicologica e quelle soprannaturali vengono neutralizzate e l’accesso a quelle positive viene facilitato. Il nome divino ci protegge dall’infiltrarsi di imput di origine diabolica e nefaste. Le energie cosmiche e naturali vengono sottomesse alle energie divine per mezzo dell’effusione dello Spirito Santo (questo non accade con altri metodi di meditazione del profondo. I mantra induisti proteggono da influenze nefaste, ma non hanno il potere redentivo del nome divino). Le forze cosmiche vengono lasciate al loro posto e non sollecitate come avviene con i mantra di origine occulta, magica, religiosa.

15 L’orazione del profondo con il nome divino porta il credente alla collaborazione mistica-redentiva del corpo mistico di Cristo. L’intercessione dello Spirito Santo in colui che prega, compie l’opera mistica nel nostro Essere.

16 Jesus Mantra può essere praticato da tutti, indipendentemente dal credo religioso.

Maestro Bee


http://www.masterbee.com/tbee6.html

Risveglio, preghiera e apertura del Cuore - Brizzi

Per acquisire la preghiera profonda del Cuore è indispensabile una notevole preparazione. Questa consiste in una conoscenza e in un’esperienza sufficienti della vita monastica e nell’imparare ad agire in conformità ai comandamenti dell’evangelo. La vera preghiera infatti si fonda sulla disposizione dell’anima quale risulta da una vita condotta in conformità ai comandamenti: è su questa disposizione interiore che la preghiera riposa; e quando essa fa difetto, la preghiera non può trovar dimora nell’anima e rimane nella mente.
Ignatij Brjancaninov, Preghiera e lotta spirituale

Spesso le persone mi chiedono cosa fare per raggiungere la serenità interiore.
Io la serenità interiore non ce l’avevo e l’ho conquistata. Ho lavorato con gli esercizi di Presenza in stile Quarta Via, ho lavorato con la preghiera e nel frattempo – cosa più importante – mi sono sforzato di seguire i dettami presenti nel Vangelo: non giudicare il prossimo tuo, ama il Signore Dio tuo, ama i tuoi nemici, prega per i tuoi persecutori.

La ricompensa per questo Lavoro è stata l’hesychia, ossia la calma, la pace, la serenità interiore, l’assenza di preoccupazioni, la capacità di prendere quello che viene dalla Vita.
Nel Vangelo il “comandamento dell’amore” o, come lo definisce Gesù, il “comandamento più grande” viene declinato in maniera diversa a seconda dell’evangelista che se ne fa testimone:
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti. Mt 22,37-40
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi. Mc 12,29-31
In Luca il “comandamento dell’amore” viene addirittura proposto come un elisir che consente la Vita Eterna, tanto agognata dagli alchimisti. Anche in questo caso Gesù è molto chiaro:
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai. Lc 10,25-28
 
In Giovanni il precetto di Gesù viene definito il “comandamento nuovo”:
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri. Gv 13,34
E più avanti:
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Gv 15-17
Ma questo in realtà, per quanto già difficile da applicare, non è ancora un reale “comandamento nuovo”, poiché già nel Vecchio Testamento, in Dt 6,5 si comanda di amare Dio con tutto il cuore e in Lev 19,18 troviamo il precetto dell’amore del prossimo come noi stessi: Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.
Dove per “figli del tuo popolo” s’intendono ancora solo i figli d’Israele.

Il vero, rivoluzionario comandamento – il più difficile da applicare – lo leggiamo in Matteo:
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Mt 5, 43-46
A nulla valgono le ore di preghiera consigliate dall’Esicasmo (da: hesychia) oppure la capacità di restare “presenti a se stessi” ... se poi non siamo in grado di applicare ciò che davvero è capace di provocare l’apertura del Cuore: gli insegnamenti evangelici. Gesù ha fornito una chiave alchemica che rappresenta la possibilità di compiere il passo successivo nel Lavoro di Risveglio. Il passo successivo dopo la Presenza e la preghiera è rappresentato dall’attivazione del collegamento con l’anima, ossia con il Cuore, il “centro emozionale superiore” di gurdjieffiana memoria.

Se lavorate solo con la meditazione o gli esercizi di Presenza rischiate di diventare dei mostri immersi nel giudizio verso il prossimo. Ho visto troppe persone applicarsi con la massima volontà negli esercizi di meditazione o di “ricordo di sé”, e poi di fronte ai fatti nella vita manifestare gli stessi stati emotivi d’un adolescente. Sono persone che prese dai successi ottenuti in una tecnica di meditazione non s’accorgono di restare immerse nell’addormentamento, ossia incapaci di vedere la Bellezza che pervade tutto.
Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

L'Essenza Del Reale - Rumi


Se un uomo parla bene di un altro, quel buon apprezzamento gli ritorna indietro:
in realtà è se stesso che loda e che approva.
Quell'uomo semina, nel giardino intorno a sé fiori ed erbe aromatiche:
dovunque guardi si sente in Paradiso, poiché vede fiori e piante profumate, e ciò è solo per l'abitudine di parlare bene degli altri.
Se qualcuno si impegna a dire bene di un altro, quella persona diviene suo amico:
quando lo riporta alla memoria, richiama in mente un amico.
Il ricordo di un amico è come i fiori e un roseto : refrigerio e riposo.
Ma quando si parla male di un altro, quello diviene odioso ai proprio occhi e nel ricordarlo la sua immagine giunge come quella di un serpente o uno scorpione, come di spine e cardi.
E allora perché, se sei in grado di vedere giorno e notte fiori e roseti, e le aiuole di Iram, vuoi andartene in mezzo a spine e serpenti?
Ama ogni uomo, perché tu possa sempre abitare fra i fiori e i prati!
Quando sei ostile agli altri, immagini di nemici ti appaiono di continuo: è come andarsene in giro, giorno e notte, fra spine e serpenti. I Santi amano tutti gli uomini, e pensano bene di ciascuno proprio per questo.
Non lo fanno per gli altri, solo per sé stessi, perché immagini spiacevoli o detestabili non debbano apparire loro. Dal momento che non è possibile, in questa vita, evitare il ricordo degli uomini e l'immagine della gente, i santi si sforzano perché ogni cosa sia, nella loro mente e memoria, amabile e pregevole, e perché l'avversione verso un 'immagine odiosa non debba inquinare il loro cammino.
Qualsiasi cosa tu faccia nei confronti degli altri, quando ne riprendi il ricordo, sia nel bene che nel male, ritorna a te stesso .
Dio ha detto:
Chi fa del bene, lo fa a proprio vantaggio; e chi compie del male, è a se stesso che fa torto.
Chi ha fatto un atomo di bene lo vedrà, e chi ha fatto un atomo di male lo vedrà.

Da "L'ESSENZA DEL REALE - * Fihi ma fihi" di JALAL AD DIN RUMI