venerdì 2 dicembre 2016

Risveglio, preghiera e apertura del Cuore - Brizzi

Per acquisire la preghiera profonda del Cuore è indispensabile una notevole preparazione. Questa consiste in una conoscenza e in un’esperienza sufficienti della vita monastica e nell’imparare ad agire in conformità ai comandamenti dell’evangelo. La vera preghiera infatti si fonda sulla disposizione dell’anima quale risulta da una vita condotta in conformità ai comandamenti: è su questa disposizione interiore che la preghiera riposa; e quando essa fa difetto, la preghiera non può trovar dimora nell’anima e rimane nella mente.
Ignatij Brjancaninov, Preghiera e lotta spirituale

Spesso le persone mi chiedono cosa fare per raggiungere la serenità interiore.
Io la serenità interiore non ce l’avevo e l’ho conquistata. Ho lavorato con gli esercizi di Presenza in stile Quarta Via, ho lavorato con la preghiera e nel frattempo – cosa più importante – mi sono sforzato di seguire i dettami presenti nel Vangelo: non giudicare il prossimo tuo, ama il Signore Dio tuo, ama i tuoi nemici, prega per i tuoi persecutori.

La ricompensa per questo Lavoro è stata l’hesychia, ossia la calma, la pace, la serenità interiore, l’assenza di preoccupazioni, la capacità di prendere quello che viene dalla Vita.
Nel Vangelo il “comandamento dell’amore” o, come lo definisce Gesù, il “comandamento più grande” viene declinato in maniera diversa a seconda dell’evangelista che se ne fa testimone:
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti. Mt 22,37-40
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi. Mc 12,29-31
In Luca il “comandamento dell’amore” viene addirittura proposto come un elisir che consente la Vita Eterna, tanto agognata dagli alchimisti. Anche in questo caso Gesù è molto chiaro:
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai. Lc 10,25-28
 
In Giovanni il precetto di Gesù viene definito il “comandamento nuovo”:
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri. Gv 13,34
E più avanti:
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Gv 15-17
Ma questo in realtà, per quanto già difficile da applicare, non è ancora un reale “comandamento nuovo”, poiché già nel Vecchio Testamento, in Dt 6,5 si comanda di amare Dio con tutto il cuore e in Lev 19,18 troviamo il precetto dell’amore del prossimo come noi stessi: Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.
Dove per “figli del tuo popolo” s’intendono ancora solo i figli d’Israele.

Il vero, rivoluzionario comandamento – il più difficile da applicare – lo leggiamo in Matteo:
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Mt 5, 43-46
A nulla valgono le ore di preghiera consigliate dall’Esicasmo (da: hesychia) oppure la capacità di restare “presenti a se stessi” ... se poi non siamo in grado di applicare ciò che davvero è capace di provocare l’apertura del Cuore: gli insegnamenti evangelici. Gesù ha fornito una chiave alchemica che rappresenta la possibilità di compiere il passo successivo nel Lavoro di Risveglio. Il passo successivo dopo la Presenza e la preghiera è rappresentato dall’attivazione del collegamento con l’anima, ossia con il Cuore, il “centro emozionale superiore” di gurdjieffiana memoria.

Se lavorate solo con la meditazione o gli esercizi di Presenza rischiate di diventare dei mostri immersi nel giudizio verso il prossimo. Ho visto troppe persone applicarsi con la massima volontà negli esercizi di meditazione o di “ricordo di sé”, e poi di fronte ai fatti nella vita manifestare gli stessi stati emotivi d’un adolescente. Sono persone che prese dai successi ottenuti in una tecnica di meditazione non s’accorgono di restare immerse nell’addormentamento, ossia incapaci di vedere la Bellezza che pervade tutto.
Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

Nessun commento:

Posta un commento