giovedì 19 ottobre 2017

Il problema del centro vitale delle forze - Scaligero

Si verifica spesso, oggi, tra noi che circolino molti che, proprio perché squilibrati, o sul punto di perdere l’equilibrio, o depressi, o decentrati, o esaltati, si dedicano all’Esoterismo. Vi sono tuttavia altri, normali o intellettualmente dotati, che però con leggerezza inspiegabile in individui che presumono di pensare, si dedicano a esercizi yoghici o a tecniche similari, senza veramente afferrare il senso di ciò che fanno, ossia che cosa tali pratiche valgano gnoseologicamente e significhino in rapporto alla propria costituzione interiore.
La loro è una rinuncia all’autocoscienza che li caratterizza come Occidentali, e che per essi dovrebbe essere l’unico punto di partenza per qualsiasi impresa ascetica.
L’ascesi per un Occidentale non può non essere fondata sulla conoscenza del processo stesso della sua autocoscienza, ossia di ciò per cui egli è un determinato tipo interiore capace tra l’altro di rielaborare criticamente la Tradizione. L’Occidentale non dovrebbe dimenticare di avere la testa: la quale non può essere saltata per una estrosa presa di contatto con hara o con kundalini.
Egli può giungere a hara o a kundalini, ma a condizione di controllare l’ordine di forze che si mette in moto in lui quando giunge a intuire tali temi, perché in tale intuire già la forza di hara o di kundalini affiora.
E questa è la via dell’Occidentale.


M.Scaligero

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